Lo Stato islamico insiste: “Siamo stati noi ad abbattere l’aereo russo”

Il capo dello Stato islamico in Egitto ha messo su internet un messaggio audio per rivendicare di nuovo l’abbattimento dell'aereo russo. Londra intanto sospende i voli per paura di una bomba.

4 Novembre 2015 alle 20:43

Lo Stato islamico insiste: “Siamo stati noi ad abbattere l’aereo russo”

I resti dell'aereo russo precipitato nel Sinai (foto LaPresse)

Roma. Mercoledì mattina il capo dello Stato islamico in Egitto ha messo su internet un messaggio audio per rivendicare di nuovo e in poco meno di quattro minuti l’abbattimento di un aereo russo con 224 passeggeri, tutti morti, avvenuto sabato scorso nella penisola del Sinai. Il gruppo estremista aveva rivendicato il disastro poche ore dopo con un semplice messaggio scritto, ma c’è chi ha sostenuto fin da subito che i terroristi stanno tentando di intestarsi un disastro causato in realtà da un non meglio specificato problema tecnico. Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha liquidato le dichiarazioni dello Stato islamico come “propaganda” e anche da parte russa la rivendicazione era stata trattata come poco credibile. Questo ha creato un clima di cautela generale attorno alla causa della catastrofe che trasforma ogni nuova informazione in un piccolo avvicinamento progressivo alla soluzione più probabile: c’era una bomba a bordo. I risultati delle prime autopsie dicono che ci sono segni di esplosione sui corpi, i detriti dell’aereo sono sparsi su un’area vasta come se fosse esploso in volo, la scatola nera descrive una fine improvvisa. 

 

Il messaggio audio di mercoledì è recitato da Abu Osama al Masri, capo storico della provincia del Sinai dello Stato islamico, da ancora prima che il gruppo giurasse fedeltà al leader Abu Bakr al Baghadi il 10 novembre dell’anno scorso. E’ una data importante perché – come fa notare al Masri – nel calendario islamico corrisponde al diciassettesimo giorno del mese di Muharram, che quest’anno cadeva il 31 ottobre, a causa della differenza di passo con il calendario gregoriano. Il che vuol dire che l’attentato, se di questo si tratta, è stato compiuto dalla fazione egiziana dello Stato islamico per celebrare l’anniversario del suo giuramento di fedeltà a Baghdadi. Difficile ribattere alla coincidenza. Inoltre martedì sera la provincia di Niniveh dello Stato islamico ha messo su internet un video in cui un combattente rivendica l’attentato come rappresaglia contro la Russia che ha cominciato operazioni militari in Siria contro lo Stato islamico. Il video mostra anche festeggiamenti in strada e la distribuzione di dolci per celebrare l’attacco. La provincia di Ninive è in Iraq e contiene Mosul, la più grande città dello Stato islamico, e questo vuol dire che se lo Stato islamico sta cercando di imbrogliare allora non è un tentativo di alcuni suoi membri “alla periferia del Califfato”, ma è un’iniziativa approvata dalla leadership centrale.

 

Il messaggio di al Masri è tuttavia ambiguo: non offre una prova certa, ma sfida a dimostrare che non è stato un attentato. Rovescia l’onere della prova sugli investigatori che stanno analizzando le scatole enre e dice che lo Stato islamico darà la prova certa quando lo vorrà. “Siamo stati noi ad abbatterlo quindi morite di rabbia”, è il titolo del suo messaggio audio, che riprende un versetto del Corano (Sura Ali Imran, numero 119) che è diventato un leitmotiv nella comunicazione del gruppo. In questo modo la rivendicazione diventa un atto diverso, più perfido o se si preferisce perverso: diventa un disvelamento che può durare settimane e tenere occupati i media a più riprese, coltivando il dubbio, creando un’attesa e quindi un caso. Come minimo, alla fine dovranno dare una prova certa, per esempio un video, per salvare la propria credibilità.

 

[**Video_box_2**]Un’altra ipotesi vagliata con attenzione è che gli estremisti non vogliano rivelare come hanno abbattuto l’aereo passeggeri perché vogliono ritentare il colpo. Sarebbe questo il motivo che ha spinto le compagnie aeree inglesi a sospendere i voli per Sharm el Sheikh, il luogo turistico da dove sono partiti i russi. Una ipotesi: un passeggero russo potrebbe essere stato un attentatore suicida, che ha comprato un biglietto andata e ritorno e si è fatto dare una bomba in Egitto, dagli uomini di al Masri. Grazie a un profilo innocuo di vacanziero, sarebbe poi passato attraverso i controlli laschi di Sharm el Sheikh.
Daniele Raineri

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi