L'Australia pensa a un sistema d'accoglienza dei rifugiati su base confessionale

Il paese si divide sul sistema di integrazione. Il governo Abbott è favorevole a dare la priorità ai cristiani e alle altre minoranze perseguitate in fuga dalla Siria. Per il Labour si tratta di una pericolosa discriminazione

8 Settembre 2015 alle 18:38

L'Australia pensa a un sistema d'accoglienza dei rifugiati su base confessionale

Alcuni partecipanti alla manifestazione #LightTheDark a Melbourne

I cristiani sono "la minoranza più perseguitata al mondo" e per questo motivo la loro accoglienza in Australia deve essere prioritaria rispetto a quella dei musulmani. Le parole pronunciate da Eric Abetz, ministro del Lavoro e capogruppo della coalizione di governo al Senato, hanno generato polemiche in tema di accoglienza e integrazione dei migranti in Australia. La dichiarazione del senatore segue la proposta del giornalista Greg Sheridan che in un editoriale pubblicato sull'Australian aveva invitato il premier Tony Abbott ad accogliere almeno 5 mila migranti dando però la precedenza ai cristiani e agli yazidi. La proposta, commentava Sheridan, "è coerente con quanto già avvenuto in passato, e si focalizza su un target specifico di rifugiati in modo da forgiare una massa critica in cui ognuno possa sostenere l'altro". Anche l'Arcivescovo di Sidney, Antony Fisher, aveva parlato nei giorni precedenti di un legame forte tra la comunità cristiana dei siriani e il popolo australiano. La proposta che arriva dagli ambienti conservatori è stata raccolta anche dal governo, che mercoledì dovrà annunciare quanti migranti intende ricevere nel paese. Il ministro degli Esteri, Julie Bishop, ha detto: "Credo che le minoranze dei cristiani siano perseguitate in Siria e anche se il conflitto finisse e potessero tornare in patria sarebbero ancora a rischio". La mancanza di rassicurazioni sull'incolumità dei rifugiati cristiani anche in caso di un ritorno in Siria al termine del conflitto è la ragione per cui il gabinetto australiano darebbe la precedenza ai cristiani. "Daremo la priorità alle minoranze etniche e religiose perseguitare, inclusi i maroniti, gli yazidi, i drusi", ha spiegato il ministro Bishop. Il parlamentare George Christensen, membro del Partito australiano conservatore, ha detto che "ogni cristiano in Siria e in molti altri luoghi del medio oriente, a causa dello Stato islamico, ha un mirino puntato alla nuca. Oppure una linea tratteggiata attorno al collo e che lo Stato islamico intende tagliare".

 

Il governo di Canberra deve pianificare un sistema di accoglienza in grado di garantite l'integrazione tra migranti e cittadinanza. "Se credi che la sharia debba essere l'unica legge da seguire, forse non non sei il benvenuto in questo paese", ha spiegato Christensen. "Credo che dare la priorità alle minoranze perseguitate sia una riposta condivisa dalla gran parte della popolazione australiana", ha detto il senatore Abetz. Ma l'opposizione nel paese a un sistema di accoglienza su base religiosa sembra ampia. "Essere una vittima della guerra non dipende dalla religione", rispondono i laburisti che definiscono "pericoloso" adottare un sistema di priorità su base confessionale. "Che sia una donna contro cui viene fatta violenza, o un bambino o un neonato che rischia di annegare in mare, non mi interessa la tua religione, ma la tua sicurezza", hanno detto alla Abc australiana esponenti del Labour. La popolazione australiana ha risposto con solidarietà alla crisi dei migranti e decine di migliaia di persone sono scese in strada in questi giorni per un evento chiamato #LightTheDark per ricordare con migliaia di candele accese il piccolo Aylan Kurdi, il bambino siriano annegato in Turchia, e per chiedere al governo Abbott uno sforzo in più nell'accogliere i rifugiati.

 

[**Video_box_2**]L'Australia è il 22esimo paese al mondo per numero di rifugiati. Il governo aveva previsto l'accoglienza di 13.750 persone entro il 2018 ma la crisi mediorientale ha costretto il premier Abbott ad aumentare la quota, prestando però attenzione al delicato processo di integrazione in un paese dove il livello di allarme per la minaccia dello Stato islamico è già alto. L'organizzazione terroristica ha già incluso otto cittadini australiani, impiegati ai ministeri e nelle forze armate, nella sua “hit list” diffusa su internet il mese scorso. L'attività di proselitismo del Califfato nel paese è culminata ad agosto, quando un miliziano di Melbourne chiamato Neil Prakash, reclutatore dello Stato islamico, aveva diffuso un video diretto ai cittadini australiani in cui li esortava a unirsi a Baghdadi e a colpire gli obiettivi inclusi nella lista.

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