Quanto tempo hanno gli ayatollah per aggirare i controlli nucleari? Abbiamo fatto due calcoli

L’accordo siglato a Vienna consente all’Iran di giocare con le ambiguità diplomatiche e guadagnare tempo sugli ispettori. Possono passare due mesi prima di un’ispezione

22 Luglio 2015 alle 06:18

Quanto tempo hanno gli ayatollah per aggirare i controlli nucleari? Abbiamo fatto due calcoli

Il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif al suo ritorno a Teheran dopo la firma dell'accordo di Vienna (foto LaPresse)

Milano. Nell’accordo siglato a Vienna sul programma nucleare iraniano la parte più controversa è il dettaglio sulle ispezioni. Se per il segretario di stato americano John Kerry il sistema di verifiche incluso nel testo finale dell’intesa – Joint Comprehensive Plan of Action, Jcpoa – è un “risultato enorme”, per Yuval Steinitz, ministro per l’Energia di Israele, paese contrario all’accordo, la clausola sulle ispezioni è “meno che di nessun valore”.

 

In questi giorni, diversi giornali americani, dal Wall Street Journal a Foreign Policy, hanno messo in dubbio il periodo di tempo citato dall’accordo che darebbe accesso agli ispettori dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, a siti nucleari sospetti. Nel testo dell’accordo, la questione è affrontata dal punto 74 al punto 78. Se l’Aiea ha sospetti su materiale nucleare in siti e installazioni iraniane, può chiedere verbalmente chiarimenti al governo iraniano. Il governo iraniano – non sono specificati limiti di tempo – dà una risposta. Se la risposta non è sufficiente all’Aiea, allora l’Agenzia di Vienna, dopo una richiesta scritta, può sollecitare l’accesso al sito. Soltanto a questo punto scatta la computa dei 24 giorni di cui ha parlato la stampa internazionale in seguito alla firma dell’accordo. Se non si raggiunge un’intesa, 14 giorni dopo la richiesta si riunisce una Commissione congiunta, in cui siedono esperti iraniani assieme a quelli del 5+1 – i paesi del Consiglio di Sicurezza più la Germania – e dell’Unione europea. La Commissione ha sette giorni per decidere e se lo ritiene necessario entro tre giorni l’Iran dovrà attivarsi e sottostare alle richieste internazionali.

 

“Ispezioni iraniane in 24 giorni? Manco lontanamente”, è il titolo di un editoriale comparso ieri sul Wall Street Journal a firma di Hillel Fradkin e Lewis Libby. Il primo è direttore del Center on Islam, Democracy and the Future of the Muslim World dell’Hudson Institute, il secondo un ex consigliere per la sicurezza nazionale dell’Amministrazione di George W. Bush. Secondo i loro calcoli, intesa di Vienna alla mano, il governo di Teheran potrebbe estendere facilmente quei 24 giorni a 63/78.
“Una combinazione di limitazioni e verifiche ci darà la necessaria fiducia che non ci sarà un break-out”, un ritorno dell’Iran sulla via della produzione nucleare a scopi militari, ha detto un alto funzionario occidentale nei giorni immediatamente successivi alla firma. Eppure non sono soltanto i grandi detrattori dell’intesa – Israele e i paesi del Golfo – a mantenersi scettici soprattutto sulla questione delle ispezioni.

 

Un altro esperto non convinto del lasso di tempo concesso all’Iran per l’accesso degli ispettori ai siti nucleari iraniani proposto dall’accordo è William Tobey, ex alto funzionario della National Nuclear Security Administration, parte del dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti. Su Foreign Policy Tobey scrive: l’accordo “specifica che se l’Aiea ha preoccupazioni riguardo ad attività non dichiarate, deve per prima cosa sollevare la questione con l’Iran. Se la risposta del regime non è soddisfacente, l’Aiea può richiedere accesso all’installazione, facendo partire la scadenza dei 24 giorni. Ma l’accordo non specifica quanto tempo ha Teheran per rispondere alle iniziali preoccupazioni dell’Aiea, benché questo passo rappresenti una chiara soffiata a chi cerca di nascondere attività illecite”. C’è un altro aspetto che Tobey solleva: non soltanto il reale tempo per l’accesso di ispettori potrebbe essere più lungo di 24 giorni, ma questo passaggio dell’accordo “invalida l’esistente attività dell’Aiea sotto il Protocollo addizionale – che dà possibilità di accesso entro 24 ore (non giorni) per ispezioni speciali. Se l’Aiea provasse a invocare tale autorità, Teheran probabilmente sosterrebbe, in maniera quasi giustificata, che l’accordo Jcpoa stabilisce un processo molto più lungo”.

 

Doppio protocollo, doppia interpretazione

Sul sito dell’Aiea è possibile leggere il modello del Protocollo addizionale (Infcirc/540) firmato dall’Iran nel 2003, ma non ancora entrato in vigore. A pagina sette è scritto: “Per l’accesso a qualsiasi luogo di un sito richiesto in occasione di visite ai fini di verifica di informazioni descrittive o di ispezioni ad hoc o regolari di questo sito, il tempo di preavviso, se l’Agenzia lo richiede, è di almeno due ore ma può, in circostanze eccezionali, essere inferiore alle due ore”. Il preavviso di 24 ore è invece menzionato nell’Accordo di Salvaguardia (Infcirc/214), firmato dall’Iran nel 1974. A pagina 20 è scritto che l’Agenzia dovrà dare un preavviso di 24 ore per ispezioni ad hoc e di routine, “il prima possibile” in seguito a consultazioni tra governo e ispettori per ispezioni speciali e una settimana in tutti gli altri casi.

 

[**Video_box_2**]Per capire quando sarà applicata la procedura del Protocollo addizionale o dell’Accordo di salvaguardia dell’Aiea e quando quella dell’intesa di Vienna abbiamo chiesto aiuto a Olli Heinonen, Senior Fellow al Belfer Center for Science and International Affairs dell’Università di Harvard, ex vice direttore generale dell’Aiea. “E’ una situazione un po’ complessa – ha scritto in risposta alle nostre domande via email – L’Aiea (cui spetta il compito di verifica dell’intesa di Vienna, ndr) implementerà le disposizioni dell’Accordo di salvaguardia e del Protocollo addizionale con l’Iran, che prevedono tempi di accesso da due a 24 ore. Se l’Iran non seguisse queste due direttive, sarebbe in uno stato di non-conformità che alla fine porterebbe il caso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Le scadenze del Jcpoa sono misure di back-up che risulterebbero, se l’Iran non le seguisse, nel ritorno alle sanzioni. Il problema è che ora l’Iran può giocare con il tempo, e sapendo che le sanzioni sono lontane mesi potrebbe fare le pulizie necessarie, cedendo soltanto all’ultimo momento per lasciare entrare l’Aiea”.

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