Il tribunale bacchetta Obama

La sorveglianza della Nsa è illegale, dice un giudice. Snowden & Co. esultano

La pesca a strascico di metadati limita la privacy ma “forse tale contrazione è richiesta dalle necessità della sicurezza”.

7 Maggio 2015 alle 20:15

La sorveglianza della Nsa è illegale, dice un giudice. Snowden & Co. esultano

Eric Snowden (foto LaPresse)

New York. Un tribunale federale di New York ha decretato che il metodo di raccolta dei metadati telefonici della National Security Agency (Nsa) è illegale. La sentenza della Corte d’appello non nega la legittimità della sorveglianza in sé, ma pone obiezioni alla raccolta di “bulk”, di enormi blocchi di metadati, una pesca a strascico permessa dall’interpretazione elastica della sezione 215 del Patriot Act, che regola l’accesso e l’utilizzo delle informazioni. E’ nella zona grigia della sezione 215 che si è insinuato Edward Snowden, l’ex contractor della Nsa che nel 2013 ha iniziato a passare ai giornali informazioni sui programmi di sorveglianza, sostenendo che costituissero  una violazione della privacy e fossero contrari alla legge.

 

La sentenza è il primo pronunciamento di un tribunale federale in favore della sua tesi. Il giudice Gerard Lynch ha scritto le motivazioni della sentenza raggiunta da un panel di tre magistrati, tutti di affiliazione democratica, nella quale si legge che il Patriot Act non “autorizza il programma di metadati”, le informazioni su durata, provenienza e destinazione delle telefonate con cui l’intelligence analizza i flussi. Gli esultanti sostenitori di Snowden, dal giornalista-attivista Glenn Greenwald fino al candidato libertario Rand Paul e all’Aclu, l’associazione per i diritti civili che ha presentato la causa, citano soprattutto questo passaggio della motivazione: “Questa espansione dei magazzini di dati del governo rappresenta una contrazione senza precedenti dell’aspettativa di privacy di tutti gli americani”, cosa che dimostrerebbe la totale incompatibilità delle leggi sulla sicurezza esistenti con il diritto alla privacy. Va notata, però, anche la conclusione della frase: “Forse tale contrazione è richiesta dalle necessità della sicurezza nazionale di fronte ai pericoli del terrorismo interno e internazionale. Ma ci aspettiamo che una decisione di tale portata sia preceduta da un dibattito sostanziale, ed espressa con un linguaggio univoco”.

 

L’ambiguità interpretativa della legge è dunque il vero obiettivo dei giudici federali, i quali non hanno potere di dare giudizi definitivi sulla costituzionalità (compito della Corte suprema) e la sentenza non si abbatte tout court sui metodi di sorveglianza, che potrebbero invece essere legalmente imposti dalle necessità della sicurezza. Il programma è dichiarato illegale, si legge nella sentenza, “ma capiamo che se il Congresso autorizzasse un programma così vasto ed esteso avrebbe tutto il diritto di farlo”. Un disegno di legge per eliminare la pesca a strascico dei metadati arriverà la settimana prossima alla Camera. La questione della privacy raccoglie consensi trasversali, ed è possibile che la sentenza si trasformi in un incentivo a riformare la parte discussa del Patriot Act senza mettersi sulla china che porta alla Corte suprema. Le motivazioni di Lynch smentiscono l’interpretazione del Patriot Act a cui ha aderito anche Barack Obama. Dopo mesi di campagna anti Nsa guidata dall’esule Snowden, nel gennaio del 2014 il presidente ha approvato alcune modifiche al programma di raccolta dei metadati telefonici, senza tuttavia seguire le più radicali indicazioni fornite da una commissione bipartisan da lui stesso istituita. Per i giudici di New York la riforma di Obama non fa molto per sciogliere gli equivoci interpretativi della controversa sezione legale che aveva promesso di riformare: “Dobbiamo mettere fine al programma di raccolta dei metadati in ‘bulk’ sotto la sezione 215 così com’è oggi”, aveva detto Obama.

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