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Non solo bob. Tutti i guai delle Olimpiadi tra sponsor e gestione

Fabio Massa

Se la questione delle strutture è facilmente risolvibile (al prezzo di una figuraccia internazionale che il paese non si meritava), la questione della raccolta sponsor è sicuramente più spinosa

Per risolvere un problema la prima cosa è prenderne coscienza. Quindi bene che durante la trasferta indiana, per la sessione del Cio tenutasi a Mumbai, di Giovanni Malagò e di Andrea Varnier si sia certificato urbi et orbi che sulle Olimpiadi 2026 abbiamo un problema. In parte infrastrutturale, che si risolverà dando all’estero alcune specialità e gare, ovvero impianti: un disastro e non solo d’immagine (cantano vittoria ambientalisti e No Giochi, e non era difficile trovare soluzioni compatibili) per una Olimpiade che doveva essere quella del ben fare. Cosa ampiamente prevedibile, che si sarebbe dovuta affrontare per tempo, se non fosse stato per una impuntatura di Luca Zaia e del suo Veneto, e se non fosse stata per l’incredibile voglia di compiacere il “socio” veneto da parte di Vincenzo Novari, ex amministratore delegato della Fondazione Milano Cortina, sostituito a metà del 2022.

 

Ora Zaia insiste nel chiedere qua e là specialità olimpiche, e si vedrà se Varnier è fatto di un’altra pasta. Detto questo, se la questione delle strutture è facilmente risolvibile (al prezzo di una figuraccia internazionale che il paese non si meritava, forse), ma almeno non costa soldi ai contribuenti, la questione della raccolta sponsor è sicuramente più spinosa.

 

Sempre la trasferta indiana ci ha regalato l’informazione che entro fine anno verranno aggiunti al carniere sponsor circa 183 milioni di euro. Voci di corridoio dicono anche che finalmente verrà individuato, nel giro di qualche settimana, lo sponsor “bancario”, ovvero il grande istituto di credito che ci mette non solo del denaro, ma che anche spinge l’evento di fronte ai propri clienti business. In effetti, in tutti i grandi eventi lo sponsor bancario è uno dei primi sui quali si lavora. Perché ci si è arrivati solo nel 2023? Per risposte, chiedere a Novari.

 

Così come bisognerebbe chiedere delle dichiarazioni, su vari giornali, per le quali diceva che entro l’autunno 2022 si sarebbero perfezionati contratti per un totale di 280 milioni sui 560 necessari per la riuscita dell’evento. Se così fosse, con i 183 che annuncia il suo successore Andrea Varnier, saremmo a buon punto. A un ottimo punto. Quasi a traguardo. E invece così non è affatto. Perché di quei 280 milioni non ci sarebbe traccia: stando al bilancio depositato al 31 dicembre 2022 i contratti firmati valgono 49 milioni. Una cifra assai distante da quella diffusa.

 

Su questo tema delle sponsorizzazioni, e non solo degli investimenti infrastrutturale, bisognerebbe iniziare a riflettere quando si parla delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Perché se la figuraccia del bob ancora possiamo sopportarla, non è sopportabile il rischio che la gestione dell’evento sia un flop totale. 

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