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L'analisi

La vera maggior tutela è la concorrenza: fa risparmiare centinaia di milioni di euro

Carlo Stagnaro

Il ministro dell'Ambiente è preoccupato che la liberalizzazione dei mercati dell'energia porti un aumento dei prezzi, ma i numeri dicono il contrario Ecco quanto avrebbero risparmiato famiglie e microimprese se la maggior tutela fosse già cessata

La liberalizzazione dei mercati finali della vendita di energia elettrica e gas, prevista per il 10 gennaio 2024, potrebbe essere rinviata: il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha lasciato intendere che all’interno del governo e della maggioranza c’è un serrato confronto, sia sulle tempistichesia su come differenziare i clienti “vulnerabili” da quelli “non vulnerabili”. La principale preoccupazione del ministro è relativa al rischio di aumenti dei prezzi. Del resto anche il Pd, che pure quella norma l’aveva voluta due legislature fa, oggi chiede di farla slittare per evitare di lasciare i consumatori alla mercé del “capitalismo di rapina” (così Annalisa Corrado, responsabile Energia del Pd).

Per capire cosa potrebbe succedere, Pichetto e Corrado potrebbero guardare a cosa è già successo. Fino a poco tempo fa, il servizio di maggior tutela riguardava non solo le famiglie, ma anche le imprese con meno di 50 dipendenti e meno di 10 milioni di euro di fatturato. Tra una proroga della liberalizzazione e l’altra, queste ultime sono state infine spinte verso il mercato: dal 2021 le pmi (10-50 dipendenti e 2-10 milioni di fatturato) e dalla fine del 2022 le microimprese sono uscite dalla “maggior” tutela. Si può quindi provare a rispondere a tre domande: nel corso del 2022, le Pmi hanno tratto beneficio dalla fine della maggior tutela? Se le microimprese fossero passate al mercato all’inizio anziché alla fine dell’anno, ci avrebbero guadagnato? E cosa ne sarebbe stato dei consumatori domestici se il governo Draghi non avesse avallato il rinvio al 2024, tra l’altro in contraddizione con gli impegni del Pnrr? Bisogna anzitutto spiegare come funziona la maggior tutela e come dovrebbe avvenire la transizione. 

La maggior tutela è un servizio erogato da società collegate all’esercente la rete di distribuzione locale. Questa scelta comporta un mercato estremamente concentrato, dove il principale operatore ha una quota di mercato di circa il 60 per cento (per confronto, nel mercato del gas il soggetto dominante ha appena il 23 per cento del mercato domestico). Tale livello di concentrazione è il risultato di un disegno regolatorio che non si è mai posto il problema della concorrenza sul mercato di valle. Per questa ragione, il superamento della maggior tutela non può avvenire semplicemente trasferendo i clienti al fornitore storico sulla base di offerte standard, come nel gas. E’ stato previsto un meccanismo di aste, in cui gruppi di consumatori di simile consistenza numerica vengono trasferiti al venditore disponibile a servirli al prezzo più basso. Nessun fornitore potrà aggiudicarsi più del 30 per cento dei clienti. L’offerta conseguente sarà vincolante per un intero triennio: quindi il consumatore potrà cambiare fornitore quando vuole, ma il fornitore dovrà garantire il servizio sulla base della remunerazione chiesta in sede di asta (più il costo dell’energia all’ingrosso, come nel servizio di tutela).

In un articolo di prossima pubblicazione sulla rivista Energia si svolge un confronto tra i corrispettivi chiesti dai nuovi operatori nell’ambito delle cosiddette tutele graduali, cioè il servizio che dovrà soppiantare la maggior tutela, e quest’ultima. In media, sia per le Pmi sia per le microimprese, lo sconto è all’incirca del 40 per cento. Si possono quindi fare i conti: nel corso del 2022, le pmi hanno risparmiato circa 11 milioni di euro. Se la maggior tutela per le microimprese fosse cessata contestualmente alle pmi, anziché un anno dopo, queste ultime avrebbero risparmiato più di 60 milioni di euro. E se lo stesso fosse accaduto per i 10 milioni di famiglie ancora in tutela, queste si sarebbero tenute in tasca tra i 200 e i 350 milioni di euro in meno (secondo se si assume una strategia conservativa o aggressiva di acquisizione dei nuovi clienti). In buona sostanza, il rinvio della liberalizzazione ha comportato un trasferimento di centinaia di milioni di euro dai consumatori agli esercenti la maggior tutela, proprio mentre questi venivano tassati in nome dei pretesi “extraprofitti”.

Il duplice paradosso è che la politica continua a rinviare, per paura della propria ombra, una scelta che andrebbe a vantaggio di tutti. Ancora più incredibile è che questo meccanismo non si applicherà inizialmente ai clienti vulnerabili, cioè quelli per cui in principio dovrebbe essere massima la preoccupazione. Mantenendo la tabella di marcia prevista, il governo può contemporaneamente centrare un obiettivo del Pnrr e fare in modo che, a partire dai primi mesi dell’anno prossimo, i consumatori paghino meno l’energia. La domanda non dovrebbe essere perché farlo, ma perché no. Ed è una domanda con cui finora la politica ha rifiutato di confrontarsi.