Non possiamo morire di coronavirus e nemmeno di crisi finanziaria. Parla Riccardo Illy

Mariarosaria Marchesano

"L’unico modo per uscire dalla crisi è dare la possibilità alle imprese di posticipare le rate dei finanziamenti facendo in modo che questo slittamento non si trasformi in sofferenza per le banche erogatrici", dice l'imprenditore e politico

Milano. “La delusione dei mercati per le misure adottate dalla Bce contro l’emergenza coronavirus è figlia di un approccio emozionale – dice Riccardo Illy al Foglio –. Non si può chiedere alla Banca centrale europea qualcosa che in realtà non può fare. I tassi sono già a zero e questo perché negli ultimi anni si sono resi necessari più interventi di politica monetaria non tanto per affrontare le crisi quanto per colmare il gap di crescita dell’Eurozona con aree più dinamiche come il nord America e alcuni paesi asiatici. Intanto, però, i governi europei non hanno fatto le riforme necessarie e oggi si ritrovano ad affrontare una grave emergenza con la Bce che non può far altro che allentare la vigilanza sulle banche e potenziare il programma di acquisto titoli. Ma, evidentemente, non è l’annuncio che molti si attendevano”. Illy, da imprenditore e politico (classe 1955, è stato presidente del Friuli-Venezia Giulia, sindaco di Trieste, deputato indipendente eletto nell’Ulivo), guarda con distacco alla critiche piovute su Christine Lagarde per la frase infelice (“non siamo qui a chiudere gli spread”, riferendosi implicitamente all’allargamento del differenziale tra Btp e bund tedeschi), che avrebbe, secondo alcuni commentatori, cancellato d’un colpo anni di retorica pro euro di Mario Draghi, e si concentra su quello che sarebbe necessario per dare un segnale concreto alle imprese: “Non è chiaro se le banche saranno aiutate nel compito di sostenere l’economia in questa fase di emergenza. Viviamo e vivremo una crisi sia dal punto di vista della domanda, perché stando tutti a casa consumiamo meno, sia dal lato dell’offerta, perché inevitabilmente alcune produzioni rallenteranno. L’unico modo per uscirne è dare la possibilità alle imprese di posticipare le rate dei finanziamenti facendo in modo che questo slittamento non si trasformi in sofferenza per le banche erogatrici. Ecco, questo è un punto centrale e bisognava essere più chiari nell’annuncio”.

 

Detto, quindi, da uno dei più importanti imprenditori italiani – il gruppo Illy, fondato a Trieste nel 1933 dal nonno Francesco, realizza 500 milioni di fatturato, con attività che dal caffé si sono diversificate in vari settori e paesi – potrebbe trattarsi di una questione di comunicazione, ma anche di contenuto, visto che non si riesce (ancora) a capire se l’Italia e l’Europa riusciranno a evitare “un’insolvenza generalizzata che coinvolga tutti, produttori e consumatori”, dice Illy. Certo, come dice Lagarde, i governi dovranno fare la loro parte con risposte di politica fiscale ambiziose e coordinate “per sostenere le imprese e i lavoratori a rischio”.

 

L’Italia, che ha appena stanziato 25 miliardi di euro, è stata molto criticata per come ha gestito la fase iniziale dell’emergenza coronavirus e solo ora si sta comprendendo che proprio la nostra esperienza può essere di esempio per altri paesi. Un’esperienza che ha fatto emergere le contraddizioni tra i poteri dello stato e quello delle regioni. Che cosa ne pensa Illy che è stato governatore del Friuli-Venezia Giulia dal 2003 al 2008? “Bisogna mettere il paese nelle condizioni di superare l’emergenza sanitaria, non c’è dubbio – prosegue l’imprenditore –. Non possiamo morire di coronavirus e neanche di crisi finanziaria. Il governo si è trovato nelle condizioni di assumere decisioni impopolari e trovo che lo abbia fatto anche con una certa pacatezza. Dopo le incertezze iniziali, mi pare che nel rapporto tra governo e regioni sia prevalsa l’unità di intenti, ma proprio questa crisi ci dovrebbe suggerire che è necessario rimettere mano alla Costituzione per chiarire alcuni punti di potenziale conflitto tra istituzioni centrali e locali”.
 

Che cosa, esattamente, non la convince? “Diciamo che spero che in futuro il presidente del Consiglio italiano possa prendere decisioni vitali su una base giuridica più certa della Carta costituzionale, se nel frattempo avremo la forza di eliminare le distorsioni che si sono create con le ultime riforme sull’autonomia regionale”. Illy ci informa che per fortuna il livello di emergenza coronovirus è medio-basso in Friuli, anche se gli stati europei confinanti, Austria e Slovenia, hanno di fatto chiuso le frontiere. “Succede perché non esiste un governo del trattato di Schengen, che possa punire gli stati quando violano gli accordi. Il paradosso è che se l’Italia dovesse superare prima di altri paesi questa crisi, sarà il nostro governo a chiudere le frontiere per evitare un contagio di ritorno”.

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