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Lezione al prof. Boccia su cos’è un “fallimento di mercato”. Il caso Bpb

La crisi dell’istituto pugliese nasce dal messaggio errato che arriva dalla politica: se la banca sbaglia vi salva il pubblico

16 Dicembre 2019 alle 18:38

Lezione al prof. Boccia su cos’è un “fallimento di mercato”. Il caso Bpb

Il ministro Francesco Boccia (foto LaPresse)

"Quando il mercato fallisce tocca allo stato": così il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, ha battezzato il salvataggio pubblico della Banca popolare di Bari in un’intervista sul Corriere della sera di oggi. C’è un solo problema: le parole sono importanti, come ammonisce Nanni Moretti in “Palombella rossa”. Con l’espressione “fallimento di mercato”, gli economisti indicano un fenomeno preciso, ossia quella condizione in cui le imperfezioni dei mercati reali producono un’allocazione delle risorse inefficiente. In questi casi, può essere necessario correggere il mercato attraverso l’intervento pubblico: un tipico esempio è quello dell’obbligo vaccinale, in quanto la scelta di un individuo di non proteggersi rischia di danneggiare gli altri. Ma la vicenda della Bpb non c’entra nulla: se una banca si trova sull’orlo del crac a causa di una gestione relazionale del credito e di operazioni spericolate, il mercato sta semplicemente facendo il suo mestiere, cioè liberare asset (capitale e lavoro) per impieghi più produttivi. Al massimo, si potrebbe ragionare sulle responsabilità della politica, vista la connivenza delle classi dirigenti locali.

 

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L’affermazione di Boccia merita però di essere presa sul serio, per almeno due ragioni. La prima è che il “fallimento del mercato” viene invocato spesso e a sproposito, come in riferimento a vicende tanto diverse come Alitalia e la banda ultralarga. La seconda ragione è che le parole del ministro sono particolarmente gravi se si considera chi le ha pronunciate: Francesco Boccia è professore di Economia. Dovrebbe quindi sapere quali sono gli elementi che possono dare origine a un fallimento del mercato: tra gli altri, la mancanza di chiari diritti di proprietà, la diseguale distribuzione dell’informazione tra gli agenti economici, la facoltà di qualcuno di scaricare su terze parti alcuni dei costi connessi al godimento di un bene, l’impossibilità di un regime concorrenziale nella produzione di specifici prodotti. Sono esempi di fallimenti del mercato l’inquinamento (esternalità negativa), l’incapacità di valutare la qualità di una prestazione professionale (asimmetria informativa), il finanziamento della Difesa nazionale (bene pubblico), le grandi reti infrastrutturali (monopolio naturale). L’unico senso in cui la vicenda di Bpb può rientrare in questa casistica è l’ipotesi che gli amministratori dell’istituto, dando per scontato che in caso di problemi sarebbe intervenuto Pantalone, abbiano assunto rischi eccessivi. Tale fattispecie si chiama “moral hazard” e dipende – in un caso come questo – unicamente dai messaggi che la politica trasmette con monotona coerenza: dunque, siamo semmai in presenza di un fallimento dello stato. Proprio per evitarlo, la direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) limita la possibilità di salvataggio a spese dei contribuenti (bail-out). “Chi rompe paga e i cocci son suoi”, è un buon modo di descrivere non il fallimento, ma il buon funzionamento del mercato.

 

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E’ evidente, però, che Boccia non si riferiva all’azzardo morale, anche perché in tal caso sarebbe stata una sorta di auto-accusa: lui è sempre stato contrario al bail-in (“Sono mesi che parlo della necessità di un intervento pubblico sulle banche”, si lamentava già nel 2016). Secondo l’esponente del Partito democratico, insomma, il mercato fallisce perché non è in grado di remunerare una “banca del territorio” ispirata alle logiche che abbiamo già visto in atto, e col medesimo esito, in casi come Carige, Monte dei Paschi, le venete e le quattro banche oggetto di risoluzione nel 2015. Ora, è evidente che siamo di fronte a un paradosso: l’economista Boccia non può non sapere queste cose, che sono al centro della riflessione della disciplina almeno dagli anni Venti del Novecento, quando Arthur Cecil Pigou pubblicò il suo “The Economics of Welfare”. Quindi, delle due l’una: o il professor Boccia è perfettamente consapevole di tutto ciò, ma finge di dimenticarsene per opportunismo politico. Oppure il politico Boccia ignora il significato dell’espressione “fallimento del mercato”, e allora ai suoi studenti non si può che suggerire di disertarne le lezioni.

Carlo Stagnaro

E’ nato nel 1977. E’ direttore Energia e ambiente dell’Istituto Bruno Leoni. Oltre che col Foglio, collabora con varie pubblicazioni italiane e straniere. Fa parte della redazione della rivista Energia e ha pubblicato articoli su testate specializzate quali Oil & Gas Journal ed Energy Tribune. Per l’IBL cura l’Indice delle liberalizzazioni; il suo ultimo libro è “Sicurezza energetica. Petrolio e gas tra mercato, ambiente e geopolitica”. E’ sposato con Silvana e ha un figlio, Andrea.

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Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    16 Dicembre 2019 - 20:09

    "fallimento di mercato" è una pessima traduzione dall'inglese che sarebbe meglio rendere con "assenza di mercato". Detto questo sono d'accordo con la tesi di Stagnaro. Qualche giorno fa ho visto Bper, che controlla il Banco di Sardegna ha fatto una sospetta OPS (Offerta Pubblica di Scambio) in cui acquista azioni di risparmio del Banco di Sardegna in cambio di azioni ordinarie Bper. Non vorrei che il successo dell'operazione sia favorito dalla considerazione che se qualcosa andasse storto pagherebbe Pantalone.

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