Un paese in pensione

Redazione

L’Italia spende più di tutti e smette di lavorare due anni prima degli altri

A che età si va davvero in pensione in Italia? Formalmente, secondo la legge a 67 anni, soglia della pensione di vecchiaia. Poi c’è chi può trattenersi anche oltre i 70, categorie con retribuzioni finali elevate quali magistrati, docenti, alti dirigenti. La pensione di anzianità, che un tempo consentiva di smettere di lavorare con 35 anni di contributi e 60 di età, è stata abrogata dalla riforma Fornero che impose 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (41 per le donne): nel 2019 il requisito è 43 anni e due mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne. Il tutto indipendentemente dall’età.

 

La ribellione contro “la Fornero” è stata alla base di Quota 100, riforma simbolo di Matteo Salvini che reintroduce il requisito anagrafico con somma di età e contributi, con un minimo per questi ultimi di 38 e quindi 62 anni di età. A giustificarla, la liberazione dal giogo di un lavoro “insopportabile per i vecchi”. Ma, sorpresa, l’età effettiva di ritiro dal lavoro degli italiani è stata nel 2018 già di 62 anni, cinque anni meno della soglia legale, due meno della media dei 36 paesi più avanzati dell’Ocse, l’organizzazione che ieri ha pubblicato il rapporto annuale “Pensions at a glance” sulla sostenibilità dei sistemi previdenziali. Gli italiani vanno in pensione in età piuttosto giovane, prima anche della media europea. In compenso paghiamo i contributi più salati: il 33 per cento sul costo del lavoro, diviso tra aziende e dipendenti (sugli autonomi grava un’aliquota minima del 24, altra fonte di squilibrio).

 

Ne consegue un sistema che è il secondo più caro al mondo, dopo la Turchia, anche perché garantisce pensioni pari al 90 per cento dell’ultima retribuzione. Costi più cari per le aziende e per i lavoratori, e standard di vita degli anziani migliore rispetto ai giovani, che sono quelli che pagano e pagheranno il conto. Secondo l’Ocse chi inizia oggi a lavorare a 22 anni dovrà aspettarne 71 per una pensione molto inferiore a quella di genitori e nonni. Ma Salvini ha messo “Stop Fornero” nei manifesti e stabilito che la spesa pensionistica – la più alta al mondo in rapporto al pil – doveva aumentare ancora più rapidamente. Forse fa bene ai sondaggi, ma male all’economia.

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