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Fondo salva stati, la versione di Panetta

"Nessuno stravolgimento. Non si capisce perché le forze come la Lega stiano strepitando", spiega il direttore generale della Banca d’Italia alla Festa del Foglio

23 Novembre 2019 alle 17:46

Fondo salva stati, la versione di Panetta

Fabio Panetta alla Festa del Foglio

Fabio Panetta, direttore generale della Banca d’Italia e a breve membro del board della Bce, non capisce tutte queste “reazioni isteriche” – come le definisce Luciano Capone nell’intervista durante la festa del Foglio – alla riforma del fondo salva-stati. Certo, “la Banca d’Italia non deve valutare se il paese dovrà o meno sottoscrivere un trattato internazionale”, casomai può fare un’analisi tecnica su cosa c’è scritto in quel trattato. Però la riforma del Mes, il meccanismo europeo di stabilità, un organismo che ormai opera da dieci anni, in una situazione intergovernativa, di cui l’Italia è il 3 contribuente, introduce alcune norme “tecniche” per farlo funzionare meglio. Nessuno stravolgimento.

 

Si tratta, ha detto Panetta, di una rivisitazione “di una situazione già esistente e si chiarisce la base legale di intervento”. Si mette il fondo - che in caso di crisi dovrebbe già intervenire - nelle condizioni di operare qualora le risorse finissero. “Tutta questa agitazione io non l’ho capita, per noi non cambia nulla perché riusciamo tranquillamente a finanziare il nostro debito sul mercato a tassi molto bassi. Da un punto di vista tecnico quello che c’era nel vecchio meccanismo lo ritroviamo adesso, alcune variazioni a noi sfavorevoli inizialmente proposte non ci sono”.

 

Da libero cittadino, ha precisato, “fossi io a dover trattare utilizzerei questa trattativa per avere qualcosa in cambio” su altri tavoli come l’Unione bancaria. Anche perché “non possiamo fare accordi europei a tozzi e bocconi, perché rischiamo di ottenere il peggio di tutto”. Per esempio,  dice Panetta, tra poco scade il mandato del presidente del Mes, Klaus Regling, che è un economista tedesco, ex direttore degli affari economici dell’Unione. Può essere un’occasione per esprimere un presidente italiano: “Candidiamo ex ministri, personalità di alto profilo anche a livello europeo, per essere certi che nessuno abusi di quel meccanismo. Quando uno fa una trattativa deve tenere a mente l’obiettivo, se dice no e basta forse sbaglia”.

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