Il Monte dei Paschi di stato se la cava col trading di Btp

Mariarosaria Marchesano

Plusvalenza straordinaria grazie alla vendita di 1,5 miliardi di titoli pubblici

Milano. Il Monte dei Paschi di Siena sta facendo di tutto per rimettere a posto i Bilanci, comprese operazioni di trading su titoli di stato italiani, che grazie alla drastica riduzione dello spread sovrano sono risultate particolarmente vantaggiose per la banca amministrata da Marco Morelli e controllata dal Tesoro. Dai conti del terzo trimestre di quest'anno, presentati mercoledì alla comunità finanziaria, risulta una plusvalenza straordinaria di circa 90 milioni di euro realizzata grazie alla vendita di 1,5 miliardi di euro di Btp. Non si sa esattamente quando la cessione sia avvenuta, ma trattandosi del terzo trimestre è probabile che la banca abbia colto la finestra che si aperta sul mercato a metà agosto con la crisi del governo giallo-verde e l'insediamento del Conte Bis. Quando si dice cogliere l'attimo.

 

Come emerge anche dal comunicato ufficiale, l'operazione è stata realizzata dalla controllata Mps Capital Service, che nello stesso periodo del 2018 aveva realizzato un risultato netto da attività di negoziazioni su titoli pari a soli 6 milioni. Insomma, la banca ha acquistato titoli di stato italiani quando il rendimento era ai massimi e li ha rivenduti con lo spread in picchiata e i premi sul rischio sui titoli si sono fortemente ridotti. Nulla di male, s'intende, anche perché Mps non sarà stata certo l'unica banca a beneficiare del venir meno degli effetti negativi provocati dall'allargamento dello spread sovrano. Il caso specifico colpisce per un'altra ragione.

 

Il guadagno da trading fatto dalla banca pubblica mette ancora più in luce gli scarsi risultati realizzati con il core business. Gli analisti di Equita, per esempio, spiegano in una ricerca che i risultati di Mps nel terzo trimestre “sono sopra le attese solo grazie al trading” mentre si registra una forte contrazione del Nii (Net interest income), che rappresenta il margine che deriva dall'attività tipica della banca. Ebbene, nel terzo trimestre del 2019 questo indicatore finanziario è risultato del 12 per cento inferiore rispetto alle previsioni. “Il significativo calo del Nii è legato a una combinazione di fattori che non
scompariranno in futuro e riducono strutturalmente la redditività”, riflettono gli analisti di Equita. Anche Banca Imi rileva che i risultati del terzo trimestre appaiono contrastanti con utili superiori alle attese, che però sono spinti quasi esclusivamente dai proventi del trading e che l'indebolimento del Net interest income rappresenta il vero punto negativo della trimestrale soprattutto alla luce del fatto che la direzione di Mps prevede sarà negativo anche nel 2020.

 

Ora, tutto questo ragionamento su dati finanziari è utile per capire come stanno andando le cose nella banca privatizzata nel 2016. Dalla conferenza con gli analisti è emerso anche che l'Unione europea dovrebbe pronunciarsi entro qualche settimana sul progetto di scissione di 12-14 miliardi di crediti deteriorati a favore della società Amco (la ex Sga). E' questo un passaggio cruciale del processo di de-risking che consentirà alla banca di rafforzare i suoi parametri patrimoniali e prepararsi all'uscita dello stato dal capitale, cosa che dovrebbe avvenire entro il 2021.

 

Il destino del Monte dipende essenzialmente dalla complessa trattativa intavolata dal Mef con la Dg Competition della Commissione europea il cui esito non è affatto scontato. Oltre allo scorporo delle sofferenze, che già pone un problema relativo al prezzo di cessione, sarebbe allo studio uno scambio di azioni tra Mps e Amco, che implica tutta una serie di valutazioni circa i valori delle due società. Il punto è che Mps vorrebbe presentarsi all'appuntamento con il mercato dopo una grande operazione di pulizia. Ma potrebbe non bastare se la banca senese non costruisce anche un modello di business capace di generare profitti anche quando non ci saranno titoli di stato da negoziare. Solo così potrà risultare convincente agli occhi degli investitori privati che dovranno subentrare al posto del Mef.