Tutte le favole dei fanatici del biodinamico

Roberto Defez

Dai semi industriali ai teschi di mucca. Quante fandonie raccontate infischiandosene della scienza. A partire dalla Fisv e da Mendel

Quando la volpe saltando non riesce a raggiungere l’uva, si consola accusandola di essere acerba. Era questa la fiaba di Esopo che avrebbero dovuto ricordare i fanatici del bio riuniti nel latifondo della signora Crespi alle porte di Milano per celebrare il rito della semina con tanto di bambini al seguito. Invece hanno usato l’occasione per narrare una favola che sconfina nella fandonia: ossia che qualcuno gli imporrebbe di usare semi industriali per ottenere frutti tutti identici e tutti innaturali.

 

Non è vero: tutti possono riseminare i semi che acquistano regolarmente e ripiantare un seme è sempre permesso anche se prodotto da una multinazionale, addirittura anche se fossero semi ogm si possono riseminare, purché non ci si metta poi a farne commercio. Ma questo caso non riguarda l’Italia perché da noi è vietato coltivare qualunque seme ogm, quindi l’articolo di Repubblica a firma Pucciarelli riguarda solo semi di piante “tradizionali”. In realtà quello che fa indispettire questi signori sono Mendel e le sue leggi della genetica. Quasi che il monaco di origine ceca fosse stato al soldo di oscuri interessi economici. In sostanza protestano perché se si parte dei semi ibridi, ossia figli di due genitori omogenei e molto diversi tra loro (immaginate un nero africano figlio da generazioni di neri che si accoppia con un eschimese purissimo da generazioni), si otterrà un eccellente raccolto: nel nostro paragone umano, si avranno dei figli tutti mulatti belli, alti e forti. Per esempio, nasceranno tanti Usain Bolt. Ma se facessimo accoppiare tra loro dei mulatti, la genetica descritta da Mendel a metà ‘800 ci presenterebbe il conto. La probabilità è che nascano per un quarto figli bianchi, per un quarto figli neri e in metà dei casi figli mulatti. I venditori di prodotti bio invece volevano tutti mulatti anche alle generazioni seguenti, ossia volevano dei cloni, tutti sempre uguali ed in più li volevano pure diversi come vedremo più avanti.

 

Insomma non sono contenti che accoppiando un Usain Bolt maschio con un Usain Bolt femmina non nascano tutti figli identici ai genitori campioni di velocità. Ma la natura è fatta così. La genetica ha delle regole che sono assai chiare, soprattutto agli studenti. Pensate che addirittura i gemelli monozigotici, non sono identici tra loro pur avendo lo stesso patrimonio genetico, perché su quello agiscono vari fattori anche ambientali e casuali. Ed allora cosa si inventano questi signori che vorrebbero avere sempre il massimo delle produzioni sopprimendo le leggi della genetica? S’inventano una nuova favola, accusando le regole europee di impedirgli di fare profitti. L’accusa qui è di imporre la vendita di frutti di dimensioni omogenee. Ossia un frutto di categoria A deve avere una cerca dimensione, di categoria B una minore e così via. Regole concepite per favorire il consumatore e il commercio internazionale. Ma non sono dei divieti: l’Unione Europea dice solo che se confezionate un prodotto e questo ha forma e dimensioni molto diverse tra loro, lo dovete scrivere in etichetta. Ma non è vietato vendere prodotti di forma e dimensione diversa. Va da sé che ogni categoria avrà costi e attrattività diversa per i consumatori.

 

Ora immaginate di essere a ridosso di Pasqua e volete cucinare le patate novelle al forno col rosmarino. Servono delle patate piccole e omogenee, possibilmente tonde perché hanno tempi di cottura sincroni. Se cucinate una patata di 30 grammi e una di trecento una verrà cruda e l’altra scotta, una abbrustolita e l’altra insapore. Oppure volete fare i pomodori ripieni: i pomodori devono essere grandi abbastanza da essere svuotati e riempiti del condimento per essere cucinati tutti insieme. Ma se andate dal negoziante che vi vende pomodori di qualunque forma, tipologia e dimensione, quanti chili ne dovrete comprare per fare la ricetta che avete in mente? E quanti ne dovrete scartare?

 

S’invoca una natura innaturale solo per permettere a produzioni approssimative e talvolta dilettantesche di spuntare prezzi superiori solo usando dei racconti di doti fiabesche, che non corrispondono al vero valore del prodotto. E la tenuta principesca dove si sono riuniti gli adepti del bio, era davvero un luogo soprannaturale: nel senso che vi si pratica l’agricoltura biodinamica. Si tratta di pratiche esoteriche, riti magici, evocazione di energie cosmiche e preparazioni che sconfinano nel macabro come quella del Preparato 505. Si tratta di riempire un cranio di una vacca con polvere di corteccia sigillata con bentonite. Il tutto poi si lascia immerso in un torrente e poi sparso nei campi.

 

Sono pratiche prive di ogni dimostrazione di efficacia che fanno dire alla Fisv, Federazione italiana di scienze della vita ossia a 7000 scienziati: la biodinamica non è scienza! Un’opinione simile a quella dell’Ordine degli Agronomi che ha negato l’accredito ai convenuti al congresso della biodinamica il 14 ottobre a Bologna, dove invece si è presentata l’assessore all’agricoltura dell’Emilia: un inquietante ammiccamento all’anti-scienza in una regione già inquinata dai no-vax e che strizza l’occhio all’omeopatia.

 

Invece, per non dare l’impressione di essere fuori moda, i convenuti nei possedimenti della duchessa Crespi, lisciano anche il pelo ai Fridays For Future, come se la produzione agricola bio possa contribuire alla riduzione delle emissioni ad effetto serra dimenticando la sua scarsa produttività (più bassa del 30-40 per cento), la pratica di coltivare un campo un anno su due e l’uso di fertilizzanti d’origine animale. Un’ ammiccante strofinarsi addosso a Greta che dimentica la vera frase centrale del messaggio della severa ragazza svedese: “Non è importante cosa pensi io, l’importante è cosa ne pensa la scienza”. A partire dalla Fisv e da Mendel.

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