Perché il "buono mobilità" rischia di essere una misura inutile

Maria Carla Sicilia

Lo strumento pensato dal governo potrebbe aver sbagliato target di beneficiari. Quagliano (Promotor): “Una misura perfetta per gli anziani che decidono di non utilizzare più la propria automobile”

Rottamare la propria vecchia auto senza ottenere nessuna agevolazione per l'acquisto di una nuova. Il paradosso del "buono mobilità" previsto dal decreto clima è rimasto tale e quale, anche nell'ultima versione della bozza circolata martedì. Lo scopo di stanziare 255 milioni di euro fino al 2021 è quello di migliorare la qualità dell'aria nelle città più inquinate, quelle su cui pendono le procedure di infrazione aperte da Bruxelles nel 2014 e nel 2015. Ma lo strumento studiato dal governo potrebbe aver sbagliato target di beneficiari e rischia di non essere utile a chi non ha alternative all'uso dei mezzi privati per recarsi al lavoro.

 

L'ultima versione del decreto prevede 1.500 euro per chi decide di rottamare un'automobile euro 3 o precedente ed estende la misura anche ai motocicli ante euro 3, a cui è destinato un bonus da 500 euro. La misura però limita il “buono mobilità” all'acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico oppure di biciclette, tradizionali o a pedalata assistita. “Una misura perfetta per gli anziani che decidono di non utilizzare più la propria automobile”, commenta al Foglio Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, specializzato nel mercato automotive. “L'idea alla base del provvedimento è che il problema dell'inquinamento dell'aria nei centri urbani si possa risolvere riducendo il numero di auto in circolazione – continua Quagliano – Tuttavia chi decide di abbandonare l'automobile per il trasporto pubblico lo fa perché probabilmente già non la utilizza più”. Il dubbio che sorge, insomma, è che la platea di persone interessate dal bonus mobilità non sia la stessa che ogni giorno usa una vecchia automobile per andare al lavoro, contribuendo con i propri spostamenti alla congestione dei centri urbani e all'inquinamento. Più che dalle strade, il bonus mobilità così progettato potrebbe ridurre le auto parcheggiate nei garage.

 

Misure analoghe a quella proposta dal governo, tra l'altro, sono già state predisposte da parte dei comuni più inquinati. È il caso di Milano e Bologna, due città colpite dalle procedure di infrazione europee che lavorano da anni per ridurre le emissioni di particolato e ossidi di azoto dovute ai trasporti. Per avere un'idea di com'è composto il parco circolante in queste due città, basta sapere che la percentuale di auto immatricolate prima del 2006 – potenzialmente beneficiarie del bonus mobilità – è del 32% a Milano (578.822 vetture) e del 30% a Bologna (187.414), secondo i dati Aci. Entrambi i comuni hanno approvato limiti severi per lasciare fuori dal centro le auto più vecchie e proprio per accompagnare queste misure hanno introdotto un loro “bonus mobilità” con sconti per chi rottama e sceglie il trasporto pubblico. Di certo i fondi messi a disposizione dal governo sono un'integrazione, ma quello che serve è probabilmente un intervento più strutturale per migliorare l'impatto ambientale delle auto in circolazione favorendone lo svecchiamento, in supporto alle iniziative già attive nei comuni e nelle regioni.

 

Venerdì prossimo al ministero dello Sviluppo Economico si riunirà il tavolo convocato da Stefano Patuanelli per incontrare i rappresentanti del settore auto. Un'occasione, ha detto il ministro, “per individuare i migliori strumenti per rilanciare il settore, anche attraverso le opportunità messe a disposizione dalla mobilità sostenibile”. Ripensare a come destinare questi 255 milioni potrebbe essere un inizio.