Non è colpa della globalizzazione

Citi smonta l’alibi sovranista, le diseguaglianze derivano da politiche sbagliate

Tutte le colpe alla globalizzazione? Il tradizionale bersaglio ieri dell’estrema sinistra e oggi dei sovranisti mondiali – da Donald Trump a Nigel Farage a Matteo Salvini – in quanto starebbe aumentando a dismisura le diseguaglianze sociali è, cifre alla mano, sbagliato. Anzi, un alibi. Lo dimostra una ricerca di Catherine Mann, ex capo economista dell’Ocse e dal 2018 nella stessa posizione a Citi, terzo gruppo bancario americano; ricerca di cui dà notizia il Financial Times.

 

Cifre alla mano, gli scambi commerciali mondiali e le conseguenti ristrutturazioni nella distribuzione di risorse (supply chain) si sono ridotti a partire dal 2011, mentre l’integrazione di beni e servizi, compresi quelli finanziari, è in caduta dal 2007. Quest’ultima data coincide con l’inizio della crisi bancaria americana mentre la prima con l’estensione del contagio ai debiti pubblici europei; il che, nota la ricerca, può essere dovuto alle ricette protezionistiche, e all’eccessivo rigore dei governi per rispondere alle richieste di maggiore welfare in difesa dei posti di lavoro nei paesi più esposti.

“Fino a un decennio fa la globalizzazione aveva invece aumentato la ricchezza mondiale, mentre l’aumento delle diseguaglianze, soprattutto negli ultimi anni è dovuto alle politiche economiche e sociali sbagliate”, scrive Catherine Mann.

 

Eppure in un sondaggio presentato a giugno al festival dell’economia di Trento e commissionato dall’Ifo, l’istituto di ricerca economica di Monaco di Baviera, il 70,4 per cento degli economisti americani si dichiara convinto che “nei paesi industrializzati la globalizzazione abbia raggiunto il limite di tolleranza”, opinione condivisa dal 56 per cento degli economisti europei. Invece meno della metà dei loro colleghi asiatici e dei paesi emergenti pensa al contrario che di globalizzazione ci sia bisogno. Si direbbe che contestare l’economia globale sia un lusso per ricchi, e che i sovranismi vari siano il frutto di questo lusso. Come le “democrazie autoritarie” della prima parte del Novecento. Di certo la globalizzazione è in ritirata, ma per i maniaci dei complotti e dei poteri forti ed i cultori della restaurazione protezionistica è meglio predicare il contrario e soffiare sugli slogan.

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