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Qui non è Berlino

L’ultima follia di Salvini è copiare dai tedeschi una manovra da 50 miliardi

21 Agosto 2019 alle 06:00

Qui non è Berlino

Angela Merkel (foto LaPresse)

C’è una costante nell’azione del governo gialloverde anche quando il governo non esiste più: la confusione e la capacità di creare ansia tra gli investitori. L’analisi restrospettiva dell’ex ministro per gli Affari europei e presidente della Consob, Paolo Savona, che dal Meeting di Rimini ha accusato il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi di avere agito troppo tardi con il Quantitative easing (ormai concluso), non è di quelle “price sentitive”, cioè in grado di impensierire gli investitori (benché arrivino dal presidente dell’Autorità di Borsa). La capacità sistematica di creare ansia tra gli investitori è da attribuire a Matteo Salvini: dopo avere generato una crisi di governo che lo sta logorando, ora parla di una Finanziaria spaventosa. Prima dell’intervento in Senato e delle dimissioni di Conte ha detto a Radio 24 che “l’economia italiana ha bisogno della forza d’urto di una manovra da 50 miliardi perché una ‘manovrina’ non sarebbe di alcuna utilità e l’Europa lo capirà” . Salvini scimmiotta le intenzioni della Germania dopo che il ministro delle Finanze Olaf Scholz ha detto – giusto lunedì – di essere pronto a un intervento da – guarda un po’ – 50 miliardi per mettere al riparo l’economia tedesca dalla recessione. Purtroppo per Salvini, la differenza tra l’Italia e la Germania è che Berlino ha un avanzo di bilancio e un rapporto debito/pil al 60 per cento. Può spendere, anzi dovrebbe, perché ha spazio fiscale per farlo dopo avere risparmiato. Per l’Italia una manovra da 50 miliardi vorrebbe dire portare il rapporto deficit/pil al 5 per cento gonfiando un debito già superiore al 130 per cento del pil. Il film proposto da Salvini è qualcosa che abbiamo già visto nell’ultimo anno, e con quali risultati si sa. Quello più ovvio sarebbe e un nuovo lacerante scontro con la Commissione europea, un aumento del rischio paese, dello spread e dei costi di finanziamento per banche e imprese: un’altra crisi autoindotta. La Germania andrebbe imitata non in questa fase, ma in quella precedente, cominciando a ridurre la spesa pubblica. Intanto non sono ancora pervenuti quei 18 miliardi di privatizzazioni programmati nel Def in primavera. Fortunatamente Salvini non è credibile.

Redazione

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