La follia dell'onorevole K . – un apologo in mezzo alla crisi

Matteo Marchesini

Quella pazzia politica che consiste nella perdita di tutto fuorché della tattica

All’onorevole K., fino a qualche anno prima un uomo politico influente, mi legavano antichi rapporti di affetto. Avevamo abitato vicini, quando lui era giovane e io bambino, e parte della mia educazione la dovevo ai libri che ogni tanto lasciava per me dal portiere. Così appena seppi del suo crollo nervoso decisi di andarlo a trovare. La villetta liberty, immersa nel verde, nascondeva bene la funzione di centro psichiatrico. Gli ospiti erano pochi e miti, forse non solo perché sedati, gli odori di saliva e pantofole molto più tenui che altrove. Ma lui, K., in quella quiete appariva agitatissimo. Sedeva a un tavolo del refettorio con una carta tra le mani. Intorno a lui, una decina di pazienti sembrava ascoltarlo letteralmente per pura pazienza. “Ha messo a punto un piano per uscire da qui, una specie di rivolta”, spiegò l’infermiere che mi accompagnava. “Ha calcolato come appropriarsi della casa, e anche come patteggiare con le istituzioni.

 

La cosa strana è che le singole mosse sono perfettamente plausibili. E’ riuscito persino ad allarmarci un po’: in effetti una roba del genere potrebbe creare qualche problema. Solo, non capisce che durerebbe poche ore. E’ come se per l’onorevole gli avvenimenti che contano nel mondo si svolgessero unicamente qui nei dintorni. Ma soprattutto, lo vede? Non s’accorge che i complici a cui dovrebbe strappare il consenso non sono per niente interessati al suo putsch. Curioso, no? E’ uno di quegli scenari in cui se ti avvicini ogni mossa risulta razionale, ma se ti allontani, se la collochi sullo sfondo si rivela subito folle. Una volta è stato proprio K. a prestarmi un libro dove si sosteneva che ‘c’è una forma di pazzia che consiste nella perdita di tutto fuorché della ragione’. Così l’altro giorno, tentando invano di distrarlo dalla carta, gli ho suggerito una parafrasi: ‘onorevole’, gli ho detto, ‘lo conosce no quell’aforisma? C’è una forma di pazzia politica che consiste nella perdita di tutto fuorché della tattica’. Lui però mi ha fissato un istante, poi ha scosso la testa sibilando una parola con disprezzo. Non ho capito se era ‘basagliano’ o ‘bisagliano’. In ogni caso non gli do mai le spalle”. L’infermiere mi sorrise e uscì. Io avanzai verso il tavolo. “Ah, sei tu”, mormorò K. alzando gli occhi, senza stupore. “Non c’è molto tempo qui, bisogna sbrigarsi”. Mi girai verso il suo piccolo popolo. Nessuno parlava. Le palpebre dei pazienti sembravano chiuse da un’inerzia secolare, e sentii che alle mie stava accadendo qualcosa di simile.

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