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Il voto è possibile grazie ai vincoli esterni

I mercati sono calmi solo perché i populisti hanno tradito le promesse

9 Agosto 2019 alle 06:14

Il voto è possibile grazie ai vincoli esterni

Foto LaPresse

E’ soltanto tradendo le intenzioni e le promesse che il governo gialloverde è riuscito a non essere più punito sui mercati. Secondo il Bollettino mensile della Banca centrale europea, pubblicato ieri, gli spread obbligazionari sui titoli di stato sono rimasti stabili nell’Eurozona ma c’è stato un “forte calo sugli spread italiani”. A luglio, con una correzione dei conti per oltre 7 miliardi di euro, l’Italia ha portato il disavanzo pubblico al 2 per cento. Un compromesso. Nei mesi precedenti aveva deciso di superarlo iniziando un confronto duro con la Commissione europea che, in virtù della revisione, non ha aperto una procedura di infrazione per la mancata volontà di ridurre il debito pubblico. “A seguito della decisione della Commissione europea di non seguire una procedura per i disavanzi eccessivi nei confronti dell’Italia, gli spread sulle obbligazioni sovrane italiane sono diminuiti di 77 punti base, a circa l’1,6 per cento”, dice la Bce nel suo Bollettino, ovvero lo spread si è ridotto a 200 punti. Se i quattordici mesi di governo populisti ci hanno offerto una lezione dal punto di vista economico, quella lezione oggi ci dice che il sovranismo può evitare di essere aggredito dalla realtà solo se decide di non mantenere le sue promesse. E se Salvini potrà permettersi di andare alle elezioni con un interesse sui titoli di stato relativamente basso, un differenziale con i Bund tedeschi relativamente contenuto, un’economia in difficoltà ma non al collasso dovrà ringraziare tutti coloro che all’interno del governo, a partire dal ministro Giovanni Tria, hanno imposto all’esecutivo del cambiamento una svolta progressiva che ha avuto il suo momento clou in due passaggi chiave: quando l’Italia ha scelto di non sforare il deficit come aveva promesso Salvini nel 2018 e quando il presidente Conte ha scelto di fare quello che Salvini e Di Maio aveva promesso che mai avrebbero fatto, accettare tutti i “diktat” dell’Europa per evitare la procedura di infrazione sul debito. In economia, il governo populista era diventato di fatto un governo tecnico. E se l’Italia arriverà al voto senza troppi scossoni lo dovrà a chi ha reso non possibile la realizzazione delle promesse populiste. Tutto il resto è fuffa.

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