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Non c'è occupazione senza crescita. I dati Istat spiegati

Assistiamo ad un calo dei disoccupati, mentre non aumentano gli occupati. Ci sono sempre più ultracinquantenni che lavorano, ma diminuiscono i giovani 

31 Luglio 2019 alle 15:44

Non c'è occupazione senza crescita. I dati Istat spiegati

Foto Unsplash

I dati sul mercato del lavoro pubblicati oggi dall'Istat registrano un tasso di disoccupazione del 9,7 per cento a giugno, il tasso più basso da gennaio 2012. Secondo l'Eurostat, che ha pubblicato le sue statistiche aggiornate questa mattina, l'Italia è ora terzultima in Europa. Ancora oggi, l'istituto di statistica ha diffuso anche le stime preliminari sul pil nell'ultimo trimestre, rilevando che per il quinto trimestre di fila il pil italiano è stagnante. In altre parole, l'economia del paese non cresce da più di un anno, per l'esattezza da 15 mesi. I due dati rilevati dall'Istat, visti da vicino, ci dicono dunque che la disoccupazione non è diminuita per via della creazione di nuovi posti di lavoro. Non c'è una ripresa della produzione, dell'industria, dei servizi e, quindi, del mercato del lavoro. C'è invece un calo dei disoccupati a fronte di un numero di occupati che non aumenta, mentre continuano a diminuire anche gli inattivi. Come nota il presidente della fondazione Adapt nella sua consueta analisi dei dati su Twitter: "In pratica si è contratta la forza lavoro (le persone tra i 15 e i 64), vedremo nei prossimi mesi le cause, nel frattempo teniamone conto nel leggere i dati".

 

I dati sono congiunturali, riferiti quindi alla variazione mensile, e nel dettaglio dicono che il tasso di occupazione resta sostanzialmente stabile rispetto a maggio (+0,1 punti percentuali) arrivando al 59,2%. Il motivo, spiega l'Istat, è la sintesi tra alcuni elementi positivi e negativi. Da una parte la crescita dell'occupazione registrata tra le donne (+15 mila) e la diminuzione tra gli uomini (-21 mila), dall'altra la crescita dei dipendenti permanenti (+43 mila unità) e a termine (+10 mila) e il calo degli indipendenti (-58 mila). In numeri assoluti, il saldo è negativo in entrambi i casi: a giugno si sono persi 6 mila posti di lavoro netti. C'è poi un altro dato da considerare, e cioè che tra gli occupati sono compresi i lavoratori in cassa integrazione, quasi il doppio rispetto a un anno fa e in crescita anche su base mensile. Secondo l'Inps, le ore autorizzate a giugno sono state 27.579.661, + 9,4 per cento rispetto a maggio e +42,6% rispetto allo stesso mese del 2018. 

 

Nello stesso tempo, i disoccupati, le persone che cercano lavoro, sono in calo di 29 mila unità nell'ultimo mese e quelle che invece non lo cercano, gli inattivi, di 14 mila unità. Il calo dei disoccupati, guardando al dettaglio per classi di età, è determinato dagli under 24 (-28mila), che non cercano più lavoro perché semplicemente, nel mese di giugno, hanno smesso di cercarlo: gli inattivi della stessa età aumentano infatti di pari valore (+28mila). Come scrive l'economista Mario Seminerio sul suo blog, phastidio.net: "Serve ovviamente guardare al trend, partendo dal dato annuale, ma per questo mese abbiamo la spiegazione: il calo della disoccupazione è tutto imputabile alla fluttuazione della coorte anagrafica 15-24 anni, che a sua volta è frutto di una sostituzione 'uno a uno' tra riduzione dei disoccupati ed aumento degli inattivi. Non solo: questa sostituzione uno ad uno ci 'regala' il calo sontuoso di disoccupati dell’1,5 per cento mensile, che è palesemente distorto". 

 

Su base annua l’occupazione risulta in crescita (+0,5 per cento, +115 mila unità) e a contribuire molto a tale risultato è il dato che riguarda gli ultracinquantenni, a discapito delle fasce d'età centrali: in termini assoluti, negli ultimi 12 mesi ci sono 292 mila ultracinquantenni in più che lavorano, anche per effetto della legge Fornero e dell'invecchiamento generale della popolazione, mentre gli occupati tra i 25 e i 49 anni sono diminuiti di 223 mila unità. Di riflesso, la stessa classe d'età non partecipa al calo del tasso di disoccupazione (che nel complesso sull'anno segna -10,2 per cento, -288 mila unità), mentre va meglio ai giovanissimi tra i 15 e i 24 anni, il cui tasso di disoccupazione scende del 4,6 per cento.  

Maria Carla Sicilia

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