Finiti i coordinatori, il Cav. con l'Altra Italia si riprende Forza Italia

David Allegranti

Giorgio Mulè: “In troppi pensano di essere il sole, ma nel sistema solare di Arcore l’unico sole è Berlusconi”

Roma. Il governo, fra litigi e scazzi quotidiani, va cercato e indagato ormai con mezzi non convenzionali. Attraverso “sedute spiritiche”, per usare un’immagine felice di Giorgio Mulè. Solo che “non si capisce bene che cosa dica lo spirito; sull’autonomia, sulla giustizia, sulla flat tax, sulla tav, sulle grandi navi, sulla sicurezza, sull’immigrazione. Ognuno interpreta una parola diversa di questo spirito a modo suo”, dice al Foglio Mulè, portavoce di Forza Italia in Parlamento. In questo caos, che ha un po’ stordito pure Forza Italia, Silvio Berlusconi ha appena deciso di lanciare, nell’ultimo giorno di luglio, una specie di nuovo predellino per cercare di stanare l’alleato Matteo Salvini e rimettere in riga i riottosi coordinatori Giovanni Toti e Mara Carfagna, che hanno passato le ultime settimane a discutere di regole. Un appello “all’’Altra Italia’ per una federazione di Centro” (le adesioni stanno arrivando, tra cui quella del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro). “Non si tratta di fondare un nuovo partito, ma di creare una federazione fra i soggetti che pensano a un nuovo centro moderato ma innovativo, nettamente alternativo alla sinistra”, scrive Berlusconi che in questo modo recapita un messaggio a Matteo Salvini (“Le dimissioni immediate del governo e le elezioni anticipate il più presto possibile sarebbero l’unica scelta responsabile”). Come a dire: staccala tu la spina. Nel frattempo, le cose strane s’affastellano: prima era circolata la voce che Forza Italia potesse uscire dall’aula del Senato al momento del voto su una mozione dei Cinque stelle sulla Tav, quindi regalando spazi e visibilità ad altri, poi alla fine tutto è rientrato. Forza Italia presenterà una sua mozione a favore della Tav, invitando Lega e Fratelli d’Italia a unirsi al voto, nel rispetto del programma della coalizione. Ma chissà se gli (ex) alleati accetteranno l’invito, sia a staccare la spina sia a votare compatti come il vecchio centrodestra che fu. “Ormai sono saltati tutti gli schemi della logica politica, siamo in un altro ambito: quello della schizofrenia”, osserva Mulè, dunque della psichiatria. “Abbiamo tracimato nel nulla. Siamo una mandria che pascola liberamente in una no man’s land, in cui non esistono recinti, programmi e in cui vale la legge della giungla e vale tutto. Dunque è difficile leggere i fatti della politica quando non obbediscono più ai principi della politica, a partire da quello della lealtà con gli elettori”.

 

Il riferimento è al governo ma anche al centrodestra. In effetti, viene da chiedere a Mulè, l’esecutivo non sta bene ma neanche Forza Italia se la passa granché, tra coordinatori litiganti e dintorni. “Eppure devono capire che da noi c’è il Cavaliere. In troppi pensano di diventare essi stessi sole in un sistema solare in cui non c’è nient’altro: l’unico sole nel sistema di Forza Italia si chiama Berlusconi, non c’è niente da fare”, dice Mulè, la cui legge sui defribillatori è stata approvata all’unanimità alla Camera due giorni fa, mentre ieri invece la Commissione vigilanza ha approvato, sempre all’unanimità, una sua risoluzione che impegna il cda della Rai a non procedere alle nomine previste dal piano industriale 2019-2021.

 

Ma come, e le primarie? “Le primarie… Diciamolo meglio: c’è l’ipotesi di organizzare, com’è giusto che sia, un partito ma chi dovrebbe fare la sintesi invece di unire sta mettendo in risalto ciò che ci divide invece di quello che ci unisce. Insomma: troppo nulla per tanto rumore”, dice Mulè. Per questo alla fine ancora una volta è Berlusconi che ritorna in campo per la centesima volta e si riprende in mano Forza Italia. “Ogni giorno c’è chi dice che la classe dirigente non va bene, lancia ultimatum, penultimatum. A leggere le cronache sembra una tragedia. Invece siamo a scuola con i bambini. E allora viva il Cavaliere che dice: bambini, la ricreazione è finita”.

  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.