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La fretta del governo sul reddito di cittadinanza genera mostri

Francesco Seghezzi, presidente di fondazione Adapt, ci spiega perché l'impreparazione e le proroghe stanno sovrastando le aspettative nei confronti della riforma

24 Luglio 2019 alle 21:32

La fretta del governo nel reddito di cittadinanza genera mostri

Luigi Di Maio (Foto LaPresse)

A quattro mesi dall'introduzione del reddito di cittadinanza è diminuita notevolmente l'attenzione mediatica che ha caratterizzato i primi periodi, quando i social media manager di Inps per la famiglia hanno fatto divertire un po' tutti con risposte bizzarre sulla loro pagina facebook.

 

Le domande giunte sono state 1.401.225, molto meno delle 2.700.000 previste.E sono solo 895.220 quelle effettivamente accolte. In altre parole solo 1 su 3 degli aventi diritto ha ottenuto il reddito. Codacons ha commentato i dati definendo la riforma un “flop annunciato”, nonché dimostrazione beffarda che “il reddito non abbia fatto breccia tra gli italiani, nemmeno tra coloro che avevano i requisiti per richiederlo”.

 

Sulla questione ha così twittato Francesco Seghezzi, presidente di fondazione Adapt (Associazione per gli studi internazionali e comparati sul lavoro e le relazioni industriali): “Ormai da quattro mesi i beneficiari del #redditodicittadinanza stanno ricevendo soldi senza dover fare in cambio nulla perché il sistema di politiche attive è fermo, e lo sarà ancora per molto soprattutto nelle regioni dove c’è il maggior numero di domande. La fretta genera mostri”.

 

Ed è dietro l'affermazione “senza dover fare nulla in cambio” che risiedono i problemi concreti del reddito. Seghezzi ci ha spiegato che le criticità della riforma grillina stanno emergendo in questo periodo in cui si attendevano i primi risultati: invece l'impreparazione e le proroghe stanno sovrastando le aspettative.

 

Il rischio di assistenzialismo - negato fino alla morte da Luigi di Maio in periodo elettorale - sta venendo tragicamente a galla. “Il 50 per cento delle domande accettate riguardano condizioni reddituali tali da non permettere di avviare l'iter di proposte previsto per inserire i soggetti nel mondo del lavoro – ci spiega Seghezzi – Il risultato? È quello temuto: una misura generosa per la povertà”.

 

Rimangono altri interrogativi irrisolti. "Per gli italiani disoccupati e inattivi che non hanno fatto richiesta – la maggior parte – quali politiche attive vi sono a disposizione? Tra gli effetti negativi del reddito vi è quello di aver assorbito e conseguenzialmente annullato potenziali interventi nel settore lavorativo e alternative a disposizione del cittadino".

 

Ma è stata la figura focale del navigator, ancor prima di essere concretamente impiegata, ad aver trovato davanti sé gli ostacoli maggiori. "Il primo problema pratico – aggiunge Seghezzi – è rappresentato dalle tempistiche a disposizione: il mese di agosto previsto per la formazione sarà probabilmente insufficiente per poter permettere ai navigator di iniziare ad operare, conoscendo le specifiche esigenze territoriali. Per l'1 settembre, data prevista per il collocamento, non saranno pronte inoltre le infrastrutture necessarie per accogliere le 6.000 nuove figure all'interno dei centri dell'impiego".

 

"Altra problematica non secondaria è la reticenza manifestata da alcune regioni nell'accogliere i navigator. La Campania, ad esempio, non ha ancora siglato la convenzione, nonostante abbia ricevuto il record nazionale di domande presentate per il reddito, circa 241.000". Il presidente della Regione Vincenzo De Luca si è opposto all'assunzione dei 471 navigator definendo l'impiego “un provvedimento di assistenza ai navigator stessi”.

 

"Altro limite del reddito è l'incapacità di essere risolutivo davanti a una percentuale di lavoro nero molto elevata (che aumenta nel periodo estivo), derivante da una cultura della legalità carente che si somma a un sistema di controlli altrettanto latente".

 

"La lentezza del reddito di cittadinanza nel mantenere le promesse fatte - conclude Seghezzi - è prova del fatto che vi era la necessità preventiva di compiere sperimentazioni su zone territoriali ridotte, prestando particolare attenzione alle specifiche necessità locali". Come dice Seghezzi la fretta genera mostri – e molte insoddisfazioni.

Emanuela Ferrara

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