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Reddito non per tutti

L’Inps continua a sospendere il reddito di cittadinanza per gli extracomunitari perché Di Maio non scrive un decreto

7 Agosto 2019 alle 06:12

Reddito non per tutti

Il vicepremier Luigi Di Maio parla alla stampa davanti al ministero del Lavoro (foto LaPresse)

Per accedere al reddito di cittadinanza uno straniero deve risiedere in Italia da almeno dieci anni. O almeno così dice la legge. Peccato che ci siano migliaia di extracomunitari che rischiano di restare esclusi dal provvedimento a causa di un'inadempienza dei ministeri del Lavoro e degli Esteri. Infatti, con la circolare numero 100 diffusa il 5 luglio scorso l'Inps ha sospeso, a decorrere dal mese di aprile 2019, le domande provenienti da extracomunitari che non hanno rispettato i criteri stabiliti dalla legge di conversione del decreto n°4, 2019. In questo caso però i richiedenti non hanno colpe. I cittadini di Stati non appartenenti all'Unione Europea devono produrre una dichiarazione sui requisiti di reddito e patrimoniali, oltre che riferire la composizione del nucleo familiare. Ma esistono alcuni stati in cui non è possibile acquisire tali certificazioni per limitazioni oggettive, come ad esempio la mancanza di un'istituzione che si occupi del catasto. La legge prevede questa casistica e infatti il comma 1 ter dell'articolo 2 afferma che queste disposizioni non si applicano nei confronti di “cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea nei quali è oggettivamente impossibile acquisire le certificazioni” richieste. Per ovviare a tale cortocircuito entro tre mesi dalla data di pubblicazione della legge di conversione – ovvero la legge n° 26 pubblicata il 28 marzo – il ministero del Lavoro di concerto con quello degli Esteri avrebbe dovuto definire, tramite decreto, l'elenco dei paesi nei quali non è possibile acquisire la documentazione necessaria per accedere al reddito di cittadinanza. È ormai passato più di un mese dall'ultimo giorno utile per pubblicare il decreto, e per ora si può solo immaginare la data in cui verrà diffuso. Il risultato è che migliaia di stranieri non possono avere accesso ad una misura assistenziale che gli spetta di diritto. Laura Boldrini nell'interrogazione parlamentare presentata il 12 luglio parla di “130 mila cittadini fuori dai parametri”. L'ufficio stampa dell'Inps, contattato dal Foglio, spiega che il numero indicato dalla deputata di Liberi e Uguali non è stato calcolato dall'istituto nazionale, e che al momento non è in grado di fornire il numero di extracomunitari a cui è stata bloccata la richiesta. Si tratta solo, ci tengono a precisare dall'ufficio stampa, di un temporaneo stand-by che si concluderà non appena verrà pubblicato il decreto con la lista dei paesi in questione. Il ministero del Lavoro fa sapere che il decreto è in fase di ultimazione. In questi giorni ci sta lavorando il ministero degli Esteri, e “potrebbe essere pronto prima della pausa estiva, altrimenti verrà pubblicato a settembre”

 

Dopo la pubblicazione del decreto “ed in relazione al contenuto dello stesso, l'Istituto provvederà a definire le domande in argomento”, scrive l'Inps nella circolare. I soldi che non sono ancora stati spesi dallo stato a causa dello stop dell'Inps sono tenuti in ostaggio dal governo per ridurre il deficit e accontentare la Commissione Europea, ma saranno destinati agli aventi diritto non appena si sbloccherà la situazione. Nel frattempo si pazienta.

 

La circolare fa luce sui paradossi che si celano tra gli interstizi del provvedimento grillino. I Cinque Stelle, autoproclamatosi paladini della giustizia sociale, hanno spacciato il reddito di cittadinanza come argine alla povertà. In realtà hanno prodotto una legge che, nei fatti, è ostile proprio alle due classi di persone più indigenti: gli extracomunitari e le famiglie numerose. Se da un lato infatti il decreto n°4 prevede la produzione di dichiarazioni nei paesi di origine, come accade nelle amministrazioni leghiste, vedi Lodi, che limitano l'accesso alle mense da parte degli studenti stranieri; dall'altro la legge è stata disegnata su misura per i single: “Pur di dare ai single 780 euro, una cifra molto alta, –ha dichiarato al Foglio l'ex presidente dell'Inps Tito Boeri – si è deciso di penalizzare le famiglie numerose, dove è maggiormente concentrata la povertà. Così anche se una famiglia ha sei figli non può prendere più di 2,5 volte di quanto percepisce un single”. La dimensione media delle famiglie beneficiarie del reddito di cittadinanza è stata stimata dall'Istat in due unità, ma le famiglie più povere contano una media superiore, circa 2,8 persone, come ha spiegato il presidente dell'Istat Gian Carlo Blangiardo in una recente intervista al Foglio. I più penalizzati sono quindi le famiglie extracomunitarie e quelle più numerose: non esattamente ciò che ci si aspetterebbe da una legge che avrebbe dovuto “abolire la povertà”.

Samuele Maccolini

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