(Foto LaPresse)

Il cambiamento ha un pil da Pigs

Redazione

Italia ultima per crescita in Europa, nessun paese periferico fa peggio

Dopo avere sospeso fino all’autunno la procedura d’infrazione, la Commissione europea ha diffuso le previsioni di crescita nei 28 paesi dell’Unione per quest’anno e per il prossimo. E in entrambi i casi siamo non gli ultimi ma gli ultimissimi. Il pil italiano aumenterà dello 0,1 per cento nel 2019 e dello 0,7 nel 2020, contro le previsioni per l’Eurozona, rispettivamente dell’1,2 e dell’1,4, e dell’Ue, dell’1,4 e dell’1,6. Differenze abissali, e dire che questo doveva essere un anno “bellissimo” by Giuseppe Conte, che poi ha precisato “era solo una battuta”. Mentre Luigi Di Maio l’11 gennaio aveva annunciato “un nuovo boom economico come negli anni Sessanta”. Magari il capo del M5s più che sui miracolosi effetti del reddito di cittadinanza indugiava sulla celeste nostalgia dei film di Carlo Vanzina, del quale si è appena celebrato l’anniversario della scomparsa. La realtà è, tanto per cambiare, imbarazzante per il governo (e per noi tutti). Partiamo dall’alibi più gettonato, il rallentamento produttivo tedesco che sarebbe la vera fonte di ogni nostro guaio, altro che sovranismo: ebbene, la Germania sta sì rallentando ma allo 0,5 per cento quest’anno e all’1,4 il prossimo. E questo dopo anni di crescita oltre il 2 per cento, con la disoccupazione fra il 3 e il 4 per cento, e soprattutto dopo avere continuamente ridotto deficit e debito pubblico, per cui ha centrato l’obiettivo di tornare sotto al 60 per cento del pil.

 

Il che dà a Berlino un margine di manovra fiscale non solo per rilanciare l’industria ma anche per garantire il benessere e i consumi. Egualmente Emmanuel Macron può offrire ai francesi una crescita dell’1,3 quest’anno e dell’1,4 il prossimo, oltretutto senza più sforare il deficit. Ma il raffronto più umiliante è con i Pigs, i paesi “maiali” ex zavorra dell’Europa: il Portogallo cresce dell’1,7 in entrambi gli anni, la Spagna del 2,3 e 1,9, l’Irlanda del 4 e 3,4. La Grecia, pur uscita dalla terapia intensiva, viaggia tra il 2,1 e il 2,2. Se poi fossimo curiosi di sbirciare Malta e Cipro scopriremmo ritmi di pil del 5,3-4,8 e del 2,9-2,6. Nessuno, neppure negli angoli più remoti d’Europa, riesce a fare peggio dell’Italia gialloverde: siamo ormai l’unico maiale, però del cambiamento.

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