Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Su Ilva Di Maio si rimette alla Corte

Redazione

Tutto fermo in attesa della Consulta. Così la politica abdica ai suoi doveri

Il sospetto ha preso consistenza di prova quando Luigi Di Maio, durante la sua visita a Taranto, si è lasciato scappare la dichiarazione chiarificatrice. “Semplicemente la Corte costituzionale – ha detto il vicepremier grillino – si sarebbe espressa sull’immunità penale, probabilmente in autunno, e siccome abbiamo sempre detto che su quella norma avevamo delle perplessità, è giusto dire in questo momento che non debbano esistere immunità penali”. Un contorto politichese, quello del ministro dello Sviluppo. Che però, tradotto in italiano, spiega quale sia la strategia del M5s sulla questione più spinosa che riguarda l’Ilva, e cioè l’abolizione dell’immunità penale fino al 2023 per i nuovi proprietari dello stabilimento siderurgico, gli indiani di ArcelorMittal.

 

Questa guarentigia era prevista da un decreto varato dal governo Renzi nel 2015: ed era la via obbligata per consentire alla nuova proprietà di rilanciare lo stabilimento e risanarlo dal punto di vista ambientale senza incorrere in rischi di tipo penale per i guai lasciati dalle amministrazioni precedenti. Però il M5s, per non deludere oltremodo il suo elettorato pugliese, col decreto Crescita ha eliminato l’immunità, provocando le inevitabili ire di Arcelor. Come uscirne? Semplicemente lasciando che siano altri a decidere, ha pensato Di Maio, e pazienza se questo comporta una paralisi di mesi che mette a rischio 14 mila posti di lavoro. E infatti tra settembre e ottobre è previsto il pronunciamento della Consulta su una questione di legittimità costituzionale sollevata a febbraio scorso dal giudice Benedetto Ruberto, che verte anche sulla dibattuta immunità. Di Maio attende dunque di capire: se la Corte decreterà l’incostituzionalità della legge del 2015, potrà rilanciare la sua crociata pseudo-legalitaria; se invece verrà sancita la legittimità della norma, potrà comunque salvare la faccia, dicendo che è costretto da cause di forza maggiore a concedere l’immunità ad Arcelor. Esempio perfetto di come la politica, nell’èra del “cambiamento”, abbia abdicato alle sue responsabilità, demandando ancora una volta ai giudici il compito di supplire alle incapacità dei partiti di colmare la distanza tra promesse e realtà.

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