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La produzione industriale continua a scendere. Crolla l'auto (-17,1 per cento)

Ad aprile -0,7 per cento rispetto a marzo e -1,5 per cento rispetto allo stesso mese del 2018. È il secondo calo dall'inizio del 2019. E ora si attendono gli effetti del dato sulla crescita del pil 

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marchesano@ilfoglio.it

10 Giugno 2019 alle 12:09

La produzione industriale continua a scendere. Crolla l'auto (-17,1 per cento)

Foto Pixabay

Milano. Sul traballante governo gialloverde arriva la doccia fredda del calo, il secondo di seguito da inizio 2019, della produzione industriale del paese. Un dato che rischia di avere effetti sul pil aumentando il rischio di una manovra correttiva. Secondo le stime dell'Istat ad aprile l'indice destagionalizzato è diminuito dello 0,7 per cento rispetto a marzo e dell'1,5 per cento rispetto ad aprile del 2018, con cali in tutte le classi settoriali eccetto per l'energia. La peggiore performance è quella dell'auto. La produzione è crollata del 17,1 per cento ad aprile. L'Istat precisa comunque che nella media del trimestre febbraio-aprile, permane una variazione positiva (+0,7 per cento) rispetto al trimestre precedente. “Quindi - commenta l'istituto di statistica -  si rileva, per il secondo mese consecutivo, una flessione congiunturale della produzione industriale, dopo gli aumenti rilevati ad inizio anno”.

 

Secondo il centro studi di Intesa Sanpaolo, la produzione industriale potrebbe avere una moderata ripresa nel terzo trimestre ma il livello di fiducia delle imprese “non è ancora coerente con una ripresa sostenibile, nuove informazioni suggeriscono che la domanda estera rimarrà debole nei prossimi mesi, non da ultimo a causa delle tariffe più elevate imposte dagli Stati Uniti alla Cina, che può frenare nuovamente la fiducia delle imprese. Inoltre, la ripresa della domanda interna connessa all'impatto del bilancio 2019 sul reddito disponibile può essere compensata dall'aumento dell'incertezza sulle condizioni finanziarie e sull’orientamento di bilancio nel 2020, a causa di un notevole divario tra le norme dell'Ue e le promesse di allentamento fiscale attualmente fatte dai partiti di governo. Pertanto, le prospettive oltre il secondo trimestre rimangono caratterizzate da un livello insolitamente elevato di incertezza”.

 

Intanto la giornata dei mercati europei è abbastanza positiva dopo la “pace” siglata tra Usa e Messico. I dazi minacciati dal presidente Donald Trump non scatteranno perché il governo messicano ha assicurato maggior controllo alle frontiere. I listini mettono a segno tutti lievi rialzi, mentre Piazza Affari che si muove poco sopra la parità con lo spread di nuovo in aumento intorno a 266 punti base. Il quadro politico del paese si complica e per molti analisti l'ipotesi di una crisi della maggioranza è sempre più concreta.

 

Intanto, in un'intervista al Corriere della Sera, il premier Giuseppe Conte ha detto che bisogna stare molto attenti a sfidare la Commissione europea sulla procedura d'infrazione, perché se viene aperta davvero “farà male all'Italia” e ha praticamente paventato il voto anticipato asserendo che se la Lega vuole capitalizzare il risultato ottenuto alle Europee “non può che passare per elezioni politiche”. Dubbi dal premier anche sui minibot, una misura che presenta delle “criticità” anche se una proposta non è mai arrivata a Palazzo Chigi. Insomma, una posizione quella di Conte che sembra prendere le distanze dalle politiche del governo che è sotto la sua guida. 

Mariarosaria Marchesano

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    10 Giugno 2019 - 12:12

    Siamo alla solite: crolla la produzione industriale, i consumi segnano il passo e non mi pare che arrivino ricette per superare l'"impasse". Si continua a discettare sui mini bot, si annunciano vertici, ma manca la chiarezza, una volta per tutte. Sarebbe ora poi che si svegliassero le opposizioni, al di là delle schermaglie parolaie.

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    • Skybolt

      10 Giugno 2019 - 14:02

      La produzione industriale italiana è dalla crisi del 2008 fortemente dipendente dalla produzione automobilistica (leggasi FCA e satelliti), lo era quando per motivi interni alla gestione della produzione FCA (conveniva produrre in Italia ed esportare in US) la produzione auto cresceva a doppia cifra e l'industria nel complesso si risollevava. Lo è ancora più adesso, quando il flusso Italia-Usa non è più così conveniente e soprattutto, fattore di cui tutti si dimenticano, Punto e MiTo sono andate fuori produzione e Maserati e Alfa sono in caduta libera. Tutti modelli che si producevano in Italia e che non hanno sostituti. Ma è sempre vox clamantis in deserto.

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