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La Francia macroniana crescerà più e meglio dell’Italia grilloleghista

Parigi resta in linea con le stime di crescita della Commissione Ue. Macron, intanto, fa ripartire investimenti e lavoro. Colpa del franco coloniale?

8 Maggio 2019 alle 10:51

La Francia macroniana crescerà più e meglio dell’Italia grilloleghista

Emmanuel Macron (foto LaPresse)

Roma. Nelle previsioni di primavera della Commissione europea solo due dei maggiori paesi della zona euro mantengono le premesse di crescita delle stime del 7 febbraio: la Spagna, il cui pil era e rimane in rialzo del 2,1 per cento quest’anno e dell’1,9 il prossimo, e la Francia con il pil all’1,3 e all’1,5 per il prossimo biennio. Ma se le performance di Madrid sono da anni un caso virtuoso di uscita dalla crisi, è Parigi a fare notizia in quanto rimasta a lungo nelle retrovie dell’Europa, per anni zavorrata da un’economia ingessata e statalista, dall’instabilità politica e da un’opinione pubblica litigiosa e in passato euroscettica.

 

Anche alle elezioni europee stando ai sondaggi sarà testa a testa tra Marine Le Pen e Emmanuel Macron, con quest’ultimo che – a differenza delle presidenziali del 2017 – non beneficerà dell’appoggio delle altre forze filo-europee e istituzionali. Ma a differenza che altrove, Italia soprattutto, questo non pregiudicherà il futuro politico ed economico del paese, anzi. Il paragone più evocato ieri era con la Germania che si vede più che dimezzare la crescita di quest’anno dall’1,1 di febbraio allo 0,5. Ma il raffronto è imbarazzante soprattutto per l’Italia: la cui ricchezza dovrebbe aumentare di appena un decimale, e nel 2020 dello 0,7 per cento rispetto all’asse franco-tedesco in ripresa appunto all’1,5. E poiché qui la retorica gialloverde è abituata a dare la colpa dei propri fallimenti di volta in volta alle frenate tedesche, ai “disastri di Macron” e alle “ganasce europee”, ecco altre smentite al partito antifrancese aizzato sia dalla Lega sia dal M5s.

 

La Francia certo resta sotto la media europea in fatto di debito in rapporto al pil (il 99 per cento nel 2019, il 98,9 nel 2020), ma è sempre a due terzi rispetto all’Italia (133,7 e 135,2), il che spiega il suo invidiabile e stabile spread dei titoli pubblici, ieri a quota 36 rispetto a 262 dell’Italia, raddoppiato in un anno. Quanto al disagio sociale agitato dai gilet gialli, dopo che era stato cavallo di battaglia della destra lepeniana e della gauche estrema, il tasso di disoccupazione è in calo dal 9,1 per cento del 2018 all’8,8 di quest’anno all’8,5 previsto nel 2020. L’opposto dell’Italia: 10,6 nel 2018, 10,9 nel 2019, 11,0 nel 2020: con la nota di Bruxelles che “il reddito di cittadinanza incoraggerà a non cercare lavoro”; così come le due misure cardine del governo (l’altra è quota 100) non stanno producendo nulla in termini di crescita.

 

Qui il paragone con gli odiati colonialisti d’oltralpe dà esiti paradossali: la Lega dei Family day e il M5s a favore di sussidi devono essersi persi le ultime iniziative di Macron: sgravi fiscali di 5 miliardi sul ceto medio ma “travailler plus”, lavorare di più per sostenere i costi del welfare: allungamento dell’orario di lavoro (finora ha resistito il totem delle 35 ore) e aumento dell’età per la pensione. Mentre la Lega promette una flat tax irrealizzabile mettendo soldi su quota 100, e i grillini sbandierano come successo il non lavoro, la già ingessata e sindacalizzata Francia dà un esempio virtuoso. Esempio che assieme all’abolizione macroniana della patrimoniale sui capitali investiti ha prodotto tra marzo e aprile l’aumento della fiducia dei consumatori e delle imprese (entrambe in ribasso in Italia), mentre l’indice manifatturiero ha riagganciato quota 50, un punto più dell’Italia. Ciò si sta traducendo in aumento dell’indice di formazione lorda del capitale (investimenti interni ed esterni) che rispetto al 2010 è salito lo scorso anno del 18,5 per cento, il doppio della Germania, mentre in Italia è sotto di 15 punti. A proposito di investimenti c’è un altro mito da sfatare: il rialzo della Borsa italiana da inizio anno ha segnato sì un 15,6 per cento. Non molto più però del 14,3 della Borsa francese. Ma quale dei due paesi sta meglio? Non date la colpa al franco coloniale.

Renzo Rosati

Livornese, del 1950, ha lavorato tra Milano e Roma, dove vive, al Mondo, l'Europeo, Panorama e in molti quotidiani occupandosi di cronaca, costume, politica, economia. Ama il jazz, il cinema,  i cani, la montagna, la sua famiglia, il bianco e nero. Adora il Foglio.

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