Bruxelles presenta all'Italia il conto di undici mesi di governo gialloverde

David Carretta

Pubblicate le previsioni economiche di primavera della Commissione Ue: quest'anno manovra correttiva da 3,5 miliardi, nel 2020 una stangata da 30 miliardi. E il prossimo anno avremo il debito più alto dell'Eurozona

Bruxelles. Una stangata da 30 miliardi nel 2020, anticipata da una manovra correttiva da 3,5 miliardi già quest'anno, nel momento in cui l'Italia si ritrova ultima per crescita in Europa, minacciata da un effetto-valanga che porterà il debito pubblico a un livello record pari al 135,5 per cento del pil.

 

È questo il conto che sarà imposto agli italiani per gli undici mesi di governo populista, come emerge dalle previsioni economiche di primavera appena pubblicate dalla Commissione europea. Il rimbalzo del primo trimestre dopo la recessione di fine 2018 era un'illusione ottica. Secondo l'esecutivo comunitario, il pil dell'Italia crescerà di appena lo 0,1 per cento nel corso dell'anno, per poi salire allo 0,7 per cento il prossimo, rimanendo fanalino di coda di tutta l'Unione europea, dietro anche il Regno Unito sull'orlo della Brexit. Nel 2019 il distacco con il resto della zona euro si allarga al 1,1 per cento. Il rallentamento della Germania vale come scusa solo temporanea, visto che il pil tedesco dopo lo 0,5 per cento quest'anno dovrebbe rimbalzare al 1,5 per cento il prossimo. Il debito è così destinato a esplodere, secondo solo alla Grecia: dal 132,2 per cento del 2018 al 133,7 per cento del 2019, per poi balzare al 135,2 per cento nel 2020, un livello mai visto per l'Italia.

 

Il prossimo anno il paese avrà anche il deficit più alto della zona euro. Nel 2020 la Commissione prevede un disavanzo al 3,5 per cento del pil. Almeno per il 2019 i danni sono stati limitati dall'accordo raggiunto a dicembre con l'esecutivo comunitario: il deficit salirà dal 2,1 del 2018 al 2,5 per cento. Quest'anno l'Italia è superata solo dalla Francia, con un 3,1 per cento di disavanzo temporaneo, destinato a scendere al 2,2 per cento nel 2020. Ma è sul deficit strutturale – il deficit al netto del ciclo e delle una tantum – che la Commissione prenderà le sue decisioni dopo le elezioni europee e per il governo giallo-verde, oltre che per gli italiani, non ci saranno belle notizie.

 

Per rispettare l'accordo che era stato raggiunto a dicembre con la Commissione europea sulla legge di bilancio per evitare la procedura per deficit eccessivo, l'Italia dovrebbe realizzare nel 2019 uno sforzo strutturale di altri 3,5 miliardi di euro, oltre ai 2 miliardi di euro già congelati con la legge di Bilancio che dovrebbero trasformarsi in tagli definitivi nel corso dell'estate. L'accordo di dicembre stabiliva un aggiustamento strutturale neutro – pari a zero – da parte dell'Italia per il 2019. Si trattava già di una concessione significativa da parte della Commissione: il Patto di Stabilità e Crescita avrebbe richiesto un miglioramento del deficit strutturale di almeno lo 0,6 per cento del pil.

 

Secondo le previsioni della Commissione, invece, il deficit strutturale per l'anno in corso dovrebbe peggiorare dello 0,2 per cento di pil, pari a circa 3,5 miliardi. Quanto ai 2 miliardi congelati, le previsioni includono già “un taglio della spesa pubblica di circa lo 0,1 per cento del pil” contenuto nella legge di bilancio come “clausola di salvaguardia nel 2019”, si legge nel documento della Commissione. Ma la vera stangata potrebbe però arrivare nel 2020, a meno che il governo gialloverde non scelga la strada di una procedura per deficit eccessivo che potrebbe rivelarsi ancor più costosa e dolorosa per l'Italia. Secondo le previsioni della Commissione, l'Italia sarebbe infatti costretta a realizzare una manovra da circa 30 miliardi con la legge di bilancio per il 2020 per conformarsi al Patto di Stabilità. Sulla base delle sue regole, il prossimo anno l'Italia dovrebbe ridurre il deficit strutturale di almeno lo 0,6 per cento di pil, mentre le previsioni della Commissione indicano un peggioramento del 1,2 per cento di pil. Lo scostamento per il 2020 sarebbe dunque dell'1,8 per cento di pil, pari a circa 30 miliardi di euro. Le previsioni della Commissione non includono l'aumento di Iva e accise previsto dalle clausole di salvaguardia per il 2020, perché il governo ha già annunciato la sua intenzione di cancellarle. Sul piano qualitativo, la Commissione non risparmia critiche al governo: “La spesa pubblica è destinata a aumentare significativamente a seguito dell'introduzione del reddito di cittadinanza e di diverse misure sulle pensioni, incluso uno schema di pensionamento anticipato”. Il rischio al ribasso per l'Italia è costituito da “rinnovate tensioni sui rendimenti sovrani”.

 

Il resto dell'Europa va bene, anche se non benissimo. Il pil della zona euro dovrebbe crescere del 1,2 per cento nel 2019, per poi accelerare al 1,5 nel 2020. Per l'Ue a 28, il pil dovrebbe crescere del 1,4 per cento quest'anno e del 1,6 il prossimo. La crescita economica in Europa “si fonderà interamente sull'attività interna. Gli europei – sottolinea la Commissione – oggi sono più numerosi che mai a avere un lavoro e la crescita dei posti di lavoro dovrebbe proseguire, anche se a un ritmo più lento. Insieme a un aumento dei salari, a un'inflazione moderata, a condizioni di finanziamento favorevoli e a misure di rilancio in alcuni Stati membri, questa tendenza dovrebbe sostenere la domanda interna”. Tuttavia ci sono “importanti rischi al ribasso” come il protezionismo su scala mondiale. “Per l'Europa - spiega ancora Bruxelles - i rischi sono in particolare quello di una Brexit senza accordo e la possibilità che le perturbazioni temporanee che conosce attualmente la produzione si protraggano. Le incertezze politiche crescenti e la condotta di politiche meno propizie alla crescita potrebbero ugualmente tradursi in una contrazione dell'investimento privato”. E tra le righe si comprende che il principale rischio al ribasso europeo per l'Ue è l'Italia.

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