Cambiamento: l'Italia è la zavorra europea

Alberto Brambilla e Renzo Rosati

Previsioni gravi e fiducia a terra costringono Salvini e Di Maio a un risveglio choc. Confindustria prevede la stagnazione, gli investitori scappano, Bankitalia lancia l’allarme, il pil sprofonda. Perché i sicari della decrescita si trovano al governo

Un diluvio di pessime previsioni sta costringendo il governo di coalizione Lega-M5s a considerarsi responsabile del declino della fiducia di famiglie e imprese e a riconoscere il rallentamento dell’economia italiana che prima negava a priori. Nel suo rapporto previsionale Confindustria ha rivisto nettamente al ribasso le previsioni di crescita del pil per quest’anno (portandole a zero dal più 0,9 previsto nel 2018) con la prospettiva di stagnazione e un successivo “esiguo” miglioramento per il 2020. “Una recessione potrà essere evitata solo grazie all’espansione, non brillante, della domanda estera” dal momento che le esportazioni sono previste in calo dello 0,7 per cento (dal +2,9 stimato in precedenza). Gli elementi sfavorevoli si sono manifestati a metà 2018, dice Confindustria, ovvero in seguito – per coincidenza – all’insediamento del governo gialloverde.

 

I fattori negativi sono “il rialzo di circa un punto percentuale dei rendimenti sovrani rispetto ai minimi dei primi mesi del 2018, che si sta rivelando persistente; ciò a riflesso dell’aumento del premio al rischio che gli investitori chiedono per detenere titoli pubblici italiani”, cioè lo spread tra titoli decennali italiani e tedeschi ormai stabile sui 250 punti – il più elevato d’Europa – e “il progressivo crollo della fiducia delle imprese, specie nel manifatturiero, a riflesso del clima di forte incertezza nell’economia”. L’appello agli industriali del vicepremier Matteo Salvini – “Ragazzi, fateci lavorare. Siamo qua da poco, abbiamo fatto mosse economiche che vedranno i loro effetti nei prossimi mesi. Dateci una mano” – suona come una scomposta richiesta di aiuto dopo nove mesi di governo e di danni autoinflitti al paese. Gli investimenti di aziende private (al netto delle costruzioni) sono negativi per la prima volta in quattro anni (+5,6 per cento nel 2016; +8 nel 2017; +4,9 nel 2018 e -2,5 per il 2019). La fiducia di imprese e consumatori risente appunto delle azioni politiche oltre che di fattori esterni.

 

Secondo l’Istat la fiducia delle aziende è ai minimi da quattro anni mentre la propensione al risparmio degli italiani è in aumento. “Le famiglie risparmiano di più per motivi precauzionali, avendo scarsa fiducia limitano consumi e investimenti”, dice Andrea Montanino, direttore del Centro studi di Confindustria. “La manifattura italiana è competitiva basterebbero segnali nella giusta direzione, con pragmatismo, per cambiare la percezione anche all’estero”. Le misure bandiera appena approvate in Parlamento – reddito di cittadinanza e quota 100 – avranno effetti molto limitati sulla crescita e sui consumi. La società di consulenza Prometeia stima un aumento del pil solo dello 0,2 per cento derivante dall’aumento del reddito disponibile da sussidio e prepensionamenti. Guardando avanti il mercato immobiliare, un indicatore predittivo, è stagnante. Negli ultimi mesi la domanda di nuovi mutui è calata del 7-8 per cento rispetto all’anno precedente. “Comincia a ridursi l’ottimismo che aveva caratterizzato la risalita precedente – dice Luca Dondi, analista di Nomisma – La capacità del mercato di garantire un’ulteriore espansione è in discussione”.

 

Nel contesto europeo l’Italia è l’unico paese a essere entrato in recessione mentre gli altri, pur in rallentamento, hanno indici positivi. “Ci sono paesi che fanno molto bene come la Spagna. L’Italia è differente, al momento è una zavorra per l’Eurozona. Continuerà a non crescere mentre aumenterà il debito pubblico fino eventualmente a diventare insostenibile”, dice Jack Allen senior Europe economist di Capital Economics. Cosa farà dunque il governo? Per ora riconosce il declino che prima aveva negato confutando le previsioni in peggioramento degli organismi internazionali. La crescita sarà rivista al ribasso nel Def (- 0,1) – presa d’atto – mentre il deficit/pil salirà (al 2,4) – ottimistico. Con la prossima legge di Bilancio ci sarà la scelta tra un aumento (per 23 miliardi) delle tasse sui consumi o un allargamento del deficit con uno sforamento del parametro comunitario del 3 per cento. Per ora l’unica evidenza è quella di un risveglio choc dell’esecutivo. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dal forum economico di Boao in Cina, si è fatto sentire con una nota formale la cui rilevanza è nelle prime righe: “Tutti temono l’arrivo di una crisi finanziaria che possa provocare una crisi economica globale per una sorta di riflesso condizionato dalla grande crisi del 2008. Il mio timore invece è opposto. Temo che dal rallentamento dell’economia, soprattutto se dovesse accentuarsi, possa nascere una crisi finanziaria globale”. Un pessimismo giustificato è entrato a Palazzo Chigi.

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