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La crescita dell’Italia è uguale a quella dello Zimbabwe

Il nostro paese è al sestultimo posto mondiale per crescita (a pari merito con l'ex regime di Mugabe)

8 Marzo 2019 alle 17:51

La crescita dell’Italia è uguale a quella dello Zimbabwe

Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini presentano Quota 100 e il reddito di cittadinanza a Palazzo Chigi (Foto Imagoeconomica)

Roma. Il governo gialloverde sta avendo per l’Italia impatti analoghi a quelli di una guerra civile o di un regime alla Mugabe o alla Maduro. Non è un’accusa polemica o una profezia distopica, ma il mero dato che si ricava dalle previsioni Onu sulla crescita mondiale per il 2019. Il governo italiano ha fatto una previsione di crescita dell’uno per cento, che secondo Banca d’Italia e Fmi andrebbe ridimensionata allo 0,6, e la Commissione europea ha poi portato addirittura allo 0,2. Prendiamo per buona la previsione del governo: significherebbe stare al sestultimo posto mondiale, a pari merito con uno Zimbabwe che è appena riuscito a liberarsi di Mugabe, ma non delle conseguenze di una politica economica che dopo aver stabilito record mondiali di inflazione ha comunque semplicemente costretto il paese a rinunciare alla propria moneta. Chi sta peggio? Ultima la Siria. Penultimo lo Yemen. Terzultima la Repubblica democratica del Congo. Quartultimo il Venezuela. Quintultima la Guinea equatoriale, altro regime personalista e corrotto, per di più fortemente dipendente dal petrolio.

 

“Ma cos’è questa crisi?”, si interrogava Rodolfo de Angelis. Vero è che con Italia e Zimbabwe sull’uno per cento ci sarebbe anche il Giappone, altro paese del G7 che però ha problemi gravi di invecchiamento. Il fatto è che nel caso del governo di Tokyo la previsione dell’uno per cento è da considerarsi più affidabile, e quindi l’Italia sta ancora più in basso. Da rilevare che comunque il Senegal sta al più 6,4 e il Burkina Faso al più 6,3 (a proposito del franco Cfa che frenerebbe le economie). Da ricordare che l’Ocse ha appena abbassato la media mondiale di crescita attesa per il 2019 dal 3,5 al 3,3.  

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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