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Quanto ha influito l'Italia sulle scelte accomodanti della Bce

L'Eurotower sceglie di mantenere invariati i tassi d’interesse per gestire il rallentamento economico. Le Borse però reagiscono male e per alcuni analisti si prospetta una "situazione di stampo giapponese"

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marchesano@ilfoglio.it

7 Marzo 2019 alle 19:06

Chi ha paura dello spread. Banche e lusso a due velocità a Piazza Affari

Foto Imagoeconomica

Milano. L'Italia è tra i fattori che hanno maggiormente pesato sulla decisione della Bce di rivedere al ribasso le stime di crescita dell'Eurozona e, di conseguenza, di rinviare il rialzo dei tassi d'interesse e di immettere nuova liquidità nel sistema finanziario con un nuovo round di prestiti agevolati alle banche. Per spiegare il rallentamento economico in atto, il presidente Mario Draghi ha, infatti, detto nella conferenza stampa seguita al consiglio direttivo che “c'è un calo di fiducia che si riflette nei vari settori e nei vari paesi”, ma che tra i fattori interni di rallentamento “uno di questi è certamente l'Italia”. Ed è anche per questo motivo, probabilmente, che Draghi ha voluto ribadire l'importanza di ricostruire margini di manovra nelle finanze pubbliche: “Ciò risulta particolarmente importante per i paesi che presentano un debito pubblico elevato e per i quali il pieno rispetto del patto di stabilità e crescita è cruciale per preservare posizioni di bilancio solide”, ha sottolineato.

    

Comunque, al di là di quelle che possono essere le cause del rallentamento in atto nell'Eurozona, la banca centrale europea ritiene che sia necessario ancora “un ampio grado di accomodamento monetario” per gestire al meglio la situazione. Una posizione da “colomba” che è stata a lungo invocata anche dai mercati ma che, però, finisce per sollevare qualche dubbio sul lungo termine. La reazione dei mercati, infatti, è stata duplice: da un lato, dopo l'annuncio del terzo round di Tltro, si è registrato subito una diminuzione dello spread btp-bund poco sopra 240 punti base, praticamente i livelli di settembre 2018, dall'altro, però, Piazza Affari e le altre Borse europee sembrano avere interpretato in modo negativo le decisioni prese dall'Eurotower (a Milano il Ftse Mib ha chiuso con un calo dello 0,8 per cento).

   

Probabilmente, quello che preoccupa maggiormente gli investitori è il rischio del prolungarsi nel tempo di una situazione di bassa crescita. Secondo Alessandro Tentori, chief investment officer di Axa IM, lo scenario economico in atto potrebbe portare la Bce a lasciare i tassi invariati ancora a lungo, molto di più di quanto stiano già scontando i mercati. In altre parole, la Bce potrebbe non limitarsi a ritardare il rialzo dei tassi per qualche trimestre. “A mio avviso si sta verificando una situazione di stampo Giapponese, nel senso monetario del termine – spiega l'analista in un report che è stato diffuso subito dopo la conferenza stampa di Draghi – Uno scenario in cui i tassi potrebbero stazionare in ambito negativo per un intero ciclo, da un minimo di due a un massimo di cinque anni, con importanti conseguenze sui mercati”.

   

Per l'analista, effetti negativi si potrebbero verificare per i risparmi depositati nel sistema bancario e per la performance del settore bancario stesso; positivi, invece, per il settore immobiliare, che potrebbe vedere una crescita dei prezzi. Inoltre, si potrebbe aprire una complessa fase di incertezza legata a tre aspetti: agli investimenti reali, perché alla luce di una enorme offerta di liquidità a “tassi zero” sarebbe necessaria una domanda da parte delle imprese; alla reale capacità della politica monetaria di trasmettere un impulso all’economia nel medio periodo e, infine, incertezza anche sugli strumenti a disposizione della Bce per contrastare un ulteriore rallentamento dell’economia.

Mariarosaria Marchesano

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