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Alitalia supercazzola

Una nota governativa copre la kermesse sindacale dimaiesca e il nulla comico

13 Febbraio 2019 alle 20:51

Alitalia supercazzola

Foto LaPresse

Non c’è forse modo migliore per distrarre il popolo dalle doglie gravi di Alitalia che proclamare la volontà di nazionalizzarla con una nota della presidenza del Consiglio in stile supercazzola. “Si è convenuta la disponibilità del governo di partecipare alla costituzione della Nuova Alitalia, tramite il Mef, a condizione della sostenibilità del piano industriale e in conformità con la normativa europea”. Così hanno concordato il premier Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio. In quella nota non c’è niente di reale (a parte l’inchiostro).

 

Alitalia è fallita 22 mesi fa, ha ricevuto un aiuto dallo stato pari a un miliardo di euro, per il mese di marzo la situazione è pessima (è stato tagliato il 5 per cento delle tratte) e i soldi in cassa serviranno a ripagare i debiti. La nota serve a coprire la kermesse di Di Maio coi sindacati di domani mattina [giovedì, ndr]. Non può esistere un piano industriale senza un partner. Per dare alla commedia una parvenza di credibilità mercoledì le Ferrovie dello stato hanno riunito il cda che ha “deliberato di avviare una trattativa” con l’americana Delta Airlines e l’inglese Easyjet. Forse Fs non ha potuto comunicare un rumor in circolazione: le ferrovie sono ben caute all’idea di fare entrare Alitalia nel loro perimetro, ergo nazionalizzarla, l’impatto sarebbe negativo. Al massimo possono elargire un prestito e diventare soci di minoranza. Con chi? L’americana Delta vorrebbe mettere una fiche solo per contrastare una proposta concorrente dei tedeschi di Lufthansa (che in passato avevano avanzato un piano industriale indigesto al governo perché tagliava il personale). Easyjet è attendista. Riassunto: Alitalia è al solito collasso, Di Maio vede i sindacati, Fs farà solo da facilitatore (come già Poste) per un partner, s’avviano trattative. Ma senza un socio non si parte. Di che nazionalizzazione parliamo?

Alberto Brambilla

Alberto Brambilla

Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.

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