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La Cina rallenta il passo e scoraggia le Borse europee

L'economia cinese è cresciuta del 6,6 per cento nel 2018: è il peggior dato dal 1990. Occhi puntati sulla riunione della Bce e su Davos. Tim ancora sotto pressione: per l'Agcom separare la rete non porterà alcun vantaggio

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marchesano@ilfoglio.it

21 Gennaio 2019 alle 11:02

La Cina rallenta il passo e scoraggia le Borse europee

Foto LaPresse

Milano. Prima i dati deludenti sulle esportazioni, ora quelli macro che confermano le attese: l'economia cinese sta rallentando. Nel 2018 il paese è cresciuto del 6,6 per cento su base annua, il dato peggiore dal 1990, a causa soprattutto della frenata registrata nell'ultimo trimestre dell'anno (-6,4 per cento) che è quello che maggiormente ha risentito della guerra sui dazi con gli Stati Uniti. Per quanto i mercati finanziari abbiano già in parte scontato il cambio di passo del Dragone, non hanno ancora preso le misure del nuovo quadro congiunturale del paese asiatico e degli effetti che potrà avere sul ciclo economico mondiale. Così stamattina, dopo una partenza in territorio positivo, le Borse europee hanno invertito la rotta facendo registrare perdite diffuse (anche se non particolarmente consistenti) in una seduta orfana di Wall Street che resta chiusa per il Martin Luther King Day. Ma per i listini del Vecchio Continente il vero market mover della settimana è la riunione della Bce in programma per domani nel primo pomeriggio con all'ordine del giorno decisioni di politica monetaria. Riflettori puntati anche sul World economic forum di Davos, che inizia oggi con assenti Trump, May e Macron, mentre si attendono sviluppi sul fronte Brexit.

    

Il presidente del Forum economico mondiale, Borge Brende, intravede diversi pericoli per la congiuntura mondiale: "la crescita globale rallenta, ci sono diverse nubi oscure all'orizzonte", ha dichiarato in un'intervista alla "Süddeutsche Zeitung" pubblicata oggi. Brende ha parlato di "distorsioni geopolitiche che avvelenano il mondo". A ciò va aggiunto  il fatto che le banche centrali non hanno sufficiente margine di manovra per reagire. I governi non si potranno più permettere maggiori interventi. "Germania e Norvegia forse possono pensare a maggiori investimenti statali, ma quasi tutti gli altri Paesi hanno troppi debiti", ha affermato l'ex ministro degli esteri norvegese. Anche un gigante come la Cina si trova di fronte a sfide e rallentamenti della congiuntura. "C'è la speranza che per i prossimi due o tre anni vivremo ancora una crescita, a condizione che non si scatenino guerre commerciali", ha pronosticato Brende. 

   

Nel Regno Unito, la premier May è attesa in parlamento per una dichiarazione su come il governo intende gestire il processo di uscita dopo la bocciatura dell'accordo con l'Ue. La stampa anticipa che non sarà presentato un vero 'piano', ma soltanto una riproposizione dell'accordo già sottoscritto come unica alternativa a una no-deal Brexit, più una promessa di chiedere modifiche al backstop per il confine irlandese. In seguito, i membri del parlamento potrebbero presentare due mozioni potenzialmente importanti per gli sviluppi futuri. La prima, se approvata, consentirebbe a una diversificata minoranza di richiedere voti indicativi su scenari specifici di rinegoziazione dell'accordo o anche su un nuovo referendum. La seconda consentirebbe al Parlamento di esprimersi per un'estensione del periodo negoziale (che dovrebbe però essere richiesta dal governo e quindi approvata dagli altri 27 Stati membri).

   

A penalizzare oggi la Borsa Italiana (il Ftse Mib perde lo 0,8 per cento dopo le prime due ore di negoziazioni) anche l'anticipo dividendo da parte di due blue chip come Enel e Snam, che perdono entrambe oltre il 2 per cento con lo stacco delle cedole. Continua ad andare male anche Tim dopo il crollo di venerdì scorso a causa di dati preliminari inferiori alle attese per lo scorso esercizio e di un outlook altrettanto debole per la prima metà di quest'anno. La novità che si registra oggi è che da uno studio dell'Agcom emerge che separare la rete e mantenere il controllo, non porterà al gruppo di tlc nessun vantaggio in termini economici o regolatori. Il titolo del gruppo telefonico ha lasciato sul terreno circa il 45 per cento dal 4 maggio dello scorso anno quando è avvenuto il ribaltone in assemblea e il maggior socio Vivendi si è detto "preoccupato" della situazione. In netta controtendenza, ancora il titolo Juventus che conquista la testa dell'indice di Piazza Affari con un rialzo di quasi il 3 per cento. Acquisti anche su Prysmian e tra i titoli in rialzo ci sono Atlantia, Ferrari, Moncler, Generali e Pirelli.

Mariarosaria Marchesano

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