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Per capire come andrà l'economia nel 2019 seguite il rame

Secondo il Monde “la sua onnipresenza nell’industria ne fa un sensore del polso finanziario globale”. E i dati della fine del 2018 ci dicono che, forse, possiamo essere ottimisti 

31 Dicembre 2018 alle 06:00

Rame

Foto Pixabay

È possibile che il 2019 si riveli un anno economicamente migliore di quanto non possano far temere certe avvisaglie delle Borse? Sì, suggeriscono alcuni esperti. Ce lo promette il rame. “Segui il denaro, non il battage. E non ascoltare quello che i colossi minerari dicono, guarda quello che fanno”, spiega ad esempio Bloomberg. “Il rame è in realtà il mercurio, il termometro dell'economia mondiale – aggiunge Le Monde – La sua onnipresenza nell’industria, dall'automobile alla costruzione passando per l'alta tecnologia, ne fa un sensore del polso finanziario globale”. Non da oggi. Secondo alcuni storici dell’economia la globalizzazione economica inizia quando i fenici vanno a cercare lo stagno in Cornovaglia per poter fare il bronzo assieme al rame dell’isola di Cipro e dell’Andalusia.

 

Nel corso del 2018 il metallo ha raggiunto il suo massimo valore a giugno, quando la libbra è arrivata a 3,29 dollari. Poi il prezzo ha iniziato a scendere fino a perdere il 16 per cento per effetto delle varie battaglie commerciali scatenate da Donald Trump contro la Cina e non solo. Lunedì scorso, ultimo giorno di transazioni dell’anno, alla Borsa dei Metalli di Londra era sceso a 2,69. Ma El Mercurio, il più autorevole giornale di quel Cile che da solo rappresenta oltre un quarto della produzione mondiale, prevede che entro il 2019 tornerà almeno sui 3 dollari la libbra. Una previsione condivisa anche dal Cochilco, l’organismo del ministero dell’Economia cileno che si occupa del rame, dove hanno stimato che, con una crescita cinese sempre attorno al 6 per cento, la domanda è destinata a crescere riportando il prezzo sui 3,05 dollari alla libbra. Non a caso l’impresa di stato del rame Codelco, per massimizzare i profitti, ha addirittura deciso di adottare un nuovo tipo di contratti rinnovabili per arrivare a vendere tra le 50.000 le 100.000 tonnellate entro il 2021. 

 

Secondo l’analisi di Bloomberg, attualmente oltre un terzo delle spese in conto capitale dei grandi conglomerati minerari è rivolto al rame (nello scorso decennio era un quinto o addirittura meno). È una tendenza che può non avvertirsi se si guarda all’investimento minerario globale, “depresso” per la stagnazione di ferrosi, petrolio e fertilizzanti Ma le risorse che, oltre al rame, vengono sempre più destinate all’alluminio, allo zinco e al platino, suggeriscono grandi trasformazioni per i prossimi anni. Un dato confermato dai bilanci aziendali di Gruppo BHP, Rio Tinto Group, Vale SA, Anglo American Plc, Glencore Plc, South32 Ltd., Vedanta Resources Plc e Teck Resources Ltd. Insomma, l’economia si riprenderà, ma su basi un po’ diverse. E qua bisogna pensare in particolare alle trasformazioni in corso nell’industria automobilistica.

 

D’altra parte un segnale di questo interesse lo riscontriamo anche nell’imperversare dei furti di rame in Italia. Certo, stando ai dati dell’Osservatorio nazionale sui furti del rame, nei primi 10 mesi dell’anno c'è stata una riduzione del 13,4 per cento. Ma il calo sembra più legato a un miglioramento delle misure di prevenzione, che a un calo di interesse.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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