Cosa aspettarsi dalla geopolitica del gas nel 2019

Gabriele Moccia

L'uscita del Qatar dall'Opec, le attività estrattive nel Mediterraneo orientale e la domanda in crescita. Perché l'anno nuovo può essere quello giusto per determinare la sorte dei gasdotti della discordia 

Il gas è diventato il nuovo protagonista della geopolitica energetica. Da fonte minore nel panorama degli idrocarburi è diventato la leva della transizione per alcuni importanti attori internazionali, rischiando di offuscare il ruolo del petrolio e mettendo nell’ombra gli storici perni del mondo dell’energia, come l’Opec, il principale cartello dei paesi produttori di greggio.

  

Tutti i principali indicatori dimostrano come il gas sia in piena salute. Secondo l’ultimo World Energy Outlook, la produzione della Russia, il secondo produttore mondiale, è aumentata sensibilmente (+7,7%), ma gli Stati Uniti rimangono i primi produttori mondiali (la loro produzione è aumentata dello 0,7% nel 2017). In Africa, l'Egitto ha surclassato la Nigeria come secondo produttore africano, dopo l'Algeria, con un forte incremento del 23% grazie all'avvio della produzione del super giacimento di Zohr. In Europa, la produzione della Norvegia ha raggiunto livelli record con una crescita del 5,8%, più che compensando il crollo dei Paesi Bassi (-12,8%) provocato dalla riduzione della produzione del giacimento di Groningen.

  

Ma quali sono i principali elementi che avranno un peso determinante nel grande gioco strategico del gas per il 2019? Partiamo anzitutto dai nuovi attori, quelli emergenti e quelli in ascesa. L’uscita del Qatar, paese tradizionalmente sotto l’orbita petrolifera del golfo persico – dal cartello dell’Opec, per diventare il principale player nel mercato del gas naturale liquefatto (Gnl), ha rilanciato la competizione nell’area mediorentale. Come ha avuto modo di dire di recente anche l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, il Qatar è il primo produttore di Gnl con 57 milioni di tonnellate l'anno e punta ad arrivare a 100 milioni. Se poi si considera che il Gnl pesa attualmente per il 40% nel mercato mondiale e che, da qui ai prossimi anni, secondo le stime dell'Agenzia internazionale dell'energia, salirà al 70%, appare chiaro che, per giocare un ruolo chiave in questo comparto bisognerà fare i conti con i desiderata di Doha. Le attività estrattive nel bacino levantino del Mediterraneo orientale hanno progressivamente aumentato il peso di due paesi storicamente rivali, i cui destini sono oggi legati a doppio filo dalla produzione di idrocarburi in chiave strategica: Israele ed Egitto. Lo sviluppo del super giacimento di Zohr riveste una importanza cruciale per il governo del Cairo, il completamento della quinta, sesta, e settima unità di produzione sta per essere velocizzato e consentirà, a regime, il raggiungimento di volumi produttivi pari a 3 milioni di piedi cubi al giorno. Parlando da Roma al forum dell’Ispi, il ministro egiziano dell’energia,Tarek El Molla, è stato ancora più esplicito dichiarando come l’Egitto punta a diventare l’hub energetico regionale.

  

Sull’altro versante del Mediterraneo orientale, anche Israele punta a sviluppare le proprie risorse e la propria rete energetica (importanti anche gli accordi commerciali per la vendita di gas in Giordania). Il governo di Tel Aviv lo scorso novembre ha lanciato la sua seconda gara per l’esplorazione e la produzione nelle acque della zona economica di competenza israeliana. Come dichiarato dal ministro dell’energia, Yuval Steinitz, l’offerta mira al perseguimento dello sviluppo del mercato del gas naturale per aumentare la competitività con l’ingresso di nuove compagnie energetiche, assegnando 19 licenze esplorative in cinque zone dell’offshore israeliano.

  

I gasdotti della discordia

Archiviate le criticità legate al Tap, il 2019 sarà l’anno che deciderà la sorte di alcuni dei gasdotti chiave nella geopolitica del gas. Proprio Israele, Egitto e Cipro puntano sulla definitiva affermazione del progetto di tubo dell’East Med, appoggiato di recente anche dal governo italiano e voluto da Bruxelles nell’ambito del Corridoio energetico Sud nato per contenere l’espansionismo energetico russo. La partnership tra Nicosia, il Cairo e Tel Aviv è supportata poi anche dalla Casa Bianca sempre in chiave anti Mosca. L’Europa è tornata ad essere l’epicentro degli attriti politici legati al raddoppio del gasdotto Nord Stream 2 di cui Mosca ha bisogno per mantenere il proprio ruolo sugli approvvigionamenti energetici continentali. Tra gli obiettivi dell'ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino, Richard Grenell, vi è quello di "impedire la realizzazione del tubo. Il diplomatico ha sottolineato che "in Germania e in tutta Europa cresce l'opposizione al Nord Stream 2", considerato uno strumento di penetrazione politica ed economica della Russia. "Perché dovremmo dare ancora più potere a Putin?", si è chiesto di recente Grenell. Per impedire il completamento del Nord Stream Washington ha fatto sapere di esser pronta a lanciare un nuovo giro di sanzioni per le aziende coinvolte nei lavori.

  

Il futuro dei tubi per il trasporto del gas non può però prescindere da quelli che saranno i nuovi scenari della domanda di energia per il futuro. Secondo le ultime stime dell’Agenzia internazionale per l’energia, le economie più avanzate del mondo vedranno quest'anno un aumento dello 0,5% delle loro emissioni del gas serra anidride carbonica dopo cinque anni di calo, un segnale per chi ritiene che il gas sarà la fonte di transizione verso le energie pulite. Gli occhi degli analisti sono puntati sui mercati asiatici. L'area dell'Asia-Pacifico ha guidato la crescita della domanda nel 2018 con il più forte incremento (+41 miliardi di metri cubi, +5,7%), soprattutto per il boom della Cina (+11,7%), dove la Battle for Blue Skies sta incoraggiando uno switch dal carbone al gas naturale. La Cina è diventata il terzo paese importatore di gas e il secondo importatore di Gnl. Ancora di recente, il vicesegretario dell'energia statunitense, Dan Brouillette, ha dichiarato che l'Asia è al centro della crescita di domanda di energia globale, e per tale ragione rappresenta la principale opportunità di espansione per le esportazioni statunitensi.

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