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Le imprese spingono Salvini a trovare un’alternativa al modello Toninelli

Cosa si contesta al governo e perché ora la Lega punta il ministro delle Infrastrutture. Due passi all’assemblea dell’Ance

Luciano Capone

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capone@ilfoglio.it

16 Ottobre 2018 alle 20:29

Le imprese spingono Salvini a trovare un’alternativa al modello Toninelli

Matteo Salvini e Danilo Toninelli (foto LaPresse)

Roma. “I soldi ci sono, il problema è riuscirli a spendere”. Dal palco e dalla platea dell’assemblea dell’Ance l’analisi è univoca e il nemico è essenzialmente uno: il Codice degli appalti. E’ la normativa che simbolicamente racchiude tutte la difficoltà nell’attuazione dei progetti e nella realizzazione delle opere: “Questa inerzia che affligge il paese e colpisce ogni iniziativa, pubblica o privata, ha un nome: burocrazia, la madre di tutti i mali”, dice il presidente dei costruttori Gabriele Buia.

 

Ospiti d’onore sono il ministro dell’Interno Matteo Salvini e quello delle Infrastrutture Danilo Toninelli, in un derby tra le due forze di governo vinto nettamente dal leader della Lega. 

 

Il quadro è il bilancio del settore illustrato dal presidente dell’Ance: “Oltre 120 mila imprese espulse da mercato e 600 mila occupati in meno, un cataclisma dalle proporzioni ben più rilevanti di tutte le principali crisi aziendali – come ad esempio Embraco o Ilva – a cui abbiamo assistito in questi anni e che hanno giustamente riempito le pagine dei giornali. I nostri disoccupati e le nostre imprese sono invece spariti in un silenzio assordante!”. I dati del settore vengono incrociati con quelli del paese, di un’economia stagnante, con una crescita di gran lunga inferiore ai partner e ai paesi europei più vicini, a causa – secondo l’analisi – proprio del mancato apporto dell’edilizia e della sua filiera. Diversamente dalle tante discussioni in tema di politica economica di cui si parla quotidianamente, le criticità indicate non sono né la mancanza di risorse né la perfida Europa. I fondi ci sono ma non vengono spesi e gli impedimenti alla realizzazione delle opere provengono tutti dalla legislazione nazionale: le stratificazione legislativa e l’inefficienza amministrativa. I problemi sono tutti italiani e vanno risolti a livello nazionale. Per quanto riguarda gli stanziamenti i dati sono impietosi: dopo una riduzione delle risorse disponibili a causa di un controllo dei conti che ha penalizzato – come sempre accade – la spesa in conto capitale a favore della spesa corrente, a partite dal 2016 sono tornati a salire gli investimenti. Ma a causa dell’inefficienza della spesa è quasi come se queste somme non fossero mai state stanziate: nel 2016-2017, secondo il Def, erano previsti 850 milioni di investimenti in più, ma in realtà ne sono stati spesi 750 in meno. Solo nel 2018 la forbice tra previsione e realtà è stata di 1,5 miliardi di euro. Gran parte di questo gap è dovuto ai ritardi nell’avvio del grande piano strutturale da 140 miliardi lanciato nel 2016: dopo quasi due anni il livello di attuazione del piano è fermo al 4 per cento. Il tema della capacità di spesa è stato evidenziato più volte anche dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, che ha anche istituito una task force per superare le criticità. E su questo fronte la richiesta dei costruttori, prima ancora dell’aumento delle risorse – che è ciò che chiunque generalmente chiede al governo – è la revisione del Codice degli Appalti, una legge “fondata sul pregiudizio” che “ha contribuito a ingessare ancora di più il settore dei lavori pubblici, con un groviglio di norme e di linee guida spesso confuse e difficilmente applicabili”. Gli imprenditori sono consapevoli del fatto che se non si fanno le riforme e non si efficienta la Pa, l’aumento degli investimenti può essere addirittura controproducente: “Il piano di investimenti da 15 miliardi del governo rischia di rimanere lettera morta, con gravi ripercussioni anche sull’equilibrio finanziario della manovra, sul debito pubblico e sullo spread”. E le ripercussioni non sono teoriche, perché secondo l’ad di Salini-Impregilo Pietro Salini “c’è stata una caduta totale delle transazioni e degli investimenti privati” proprio per un calo della fiducia dei mercati, degli investitori e delle famiglie che “temono la patrimoniale”.

 

Le gravi responsabilità della legge e dell’amministrazione sono state evidenziate anche da un giurista come Sabino Cassese, secondo cui il “Codice degli Appalti è stato dettato dalla paura, in ossequio al totem della corruzione percepita”, con il risultato che per bloccare la corruzione si è bloccata qualsiasi tipo di iniziativa. Per Dario Scannapieco della Banca europea degli Investimenti (Bei) “le risorse ci sono, pubbliche ed europee, ciò che blocca il paese sono la paura e l’impoverimento della pubblica amministrazione”. L’architetto Stefano Boeri dice che bisogna facilitare e agevolare la “demolizione e ricostruzione”.

 

Come ha risposto la politica e com’è stato il confronto a distanza tra i ministri? Matteo Salvini, intervenuto all’inizio, ha ascoltato tutta la relazione del presidente dell’Ance e raccolto i cahiers de doléances degli imprenditori e poi ha parlato a braccio per appena cinque minuti. Ha fiutato l’aria, non ha detto una parola contro l’Europa, e ha fatto un paio di promesse: “Entro novembre il famigerato Codice degli appalti verrà smontato e riscritto”. E giù applausi. “Siamo più rigorosi di quello che l’Europa ci chiede, facendo autocritica da italiano”. E ancora applausi. Poi ha parlato di fondi da sbloccare, ha raccontato aneddoti sulla difficoltà nel mettere a reddito gli immobili pubblici del ministero, immedesimandosi nell’imprenditore in lotta con la burocrazia. Infine si è distinto dal M5s: “Il nostro è un governo dove ci sono sensibilità diverse, lavorerò perché il paese abbia più infrastrutture, strade e ponti. Non credo alla decrescita felice”. Ancora applausi. Un po’ come aveva fatto in un confronto a distanza ravvicinata con la grillina Laura Castelli davanti ai commercialisti a Torino, da grande animale politico Salvini ha rubato la platea al suo naturale punto di riferimento, il ministro delle Infrastrutture. Toninelli è arrivato in chiusura, senza aver ascoltato gli interventi, è salito sul palco e ha iniziato a leggere con voce robotica una relazione scritta: “C’è una novità a cui tengo moltissimo: Ainop, un contenitore digitale che si basa sul principio degli open data e dell’open Bim ...”. La gente si distrae, c’è chi si alza e chi parlotta, ma il ministro prosegue “... lancerà degli alert nel caso in cui ci sia bisogno di un intervento...”. Vista la sintonia con i costruttori, non è da escludersi che per il dopo elezioni Salvini abbia puntato al ministero di Toninelli.

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    17 Ottobre 2018 - 08:08

    Leggo che tale ministro Toninelli avrebbe nella circostanza pure affermato d’aver constatato a vista che i piloni di sostegno di alcuni ponti autostradali sarebbero in condizioni addirittura “allarmanti”. Alcuno gli ha fatto osservare che se così fosse suo dovere e’ di chiuderle al traffico immediatamente. Se invece così non dovesse essere, sarebbe mica il caso di indagarlo per diffusione di notizie atte a turbare gli automobilisti che quelle autostrade sorrette da piloni in condizioni allarmanti percorrono?

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