Così i numeri dell'Istat smontano la retorica grillina del reddito di cittadinanza

Redazione

Nel secondo trimestre 2018 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dell'1,3 per cento. I consumi solo dello 0,1 per cento. Con più soldi in tasca preferiscono risparmiare

Il video su Facebook è un po' datato, “circa tre anni fa”. Luigi Di Maio, all'epoca vicepresidente della Camera, spiega il senso del reddito di cittadinanza: “Deve essere approvato al più presto dal governo nazionale. Dobbiamo far ripartire i consumi aiutando quei 10 milioni di italiani che oggi vivono sotto la soglia di povertà: se diamo un reddito di cittadinanza a queste persone, loro faranno ripartire i consumi e aiuteranno il mercato e la domanda interna”.

 

 

Adesso siamo arrivati al dunque. A meno di sorprese (sempre possibili quando si tratta del governo gialloverde) il reddito di cittadinanza diventerà realtà grazie alla prossima Manovra. I dettagli non sono ancora ben definiti. L'impressione è che rispetto agli annunci elettorali ci si stia indirizzando verso una “social card di sostentamento”. Ma l'obiettivo non cambia. Il reddito spiega Di Maio, dovrà essere “speso nelle attività sul suolo italiano perché vogliamo iniettare nell'economia reale 10 miliardi di euro ogni anno il che significa far ripartire i consumi e la vita delle imprese e dei commercianti”.

 

Quella dei grillini e di Di Maio, in realtà, è una vecchia formula retorica che spesso, in passato, è stata utilizzata per difendere e approvare forme varie di sostegno al reddito. Dopotutto, come ha spiegato Veronica De Romanis sul Foglio, anche “l'impianto è sempre il solito: più spesa corrente (10 miliardi per gli 80 euro di Renzi, 10 miliardi per il reddito di cittadinanza di Di Maio) finanziata in deficit per far ripartire la crescita”. Peccato che, aggiungeva, “questa ricetta si è rivelata fallimentare dal momento che l’Italia continua a essere il paese che cresce meno di tutta l’area dell’euro e il suo debito (in rapporto al pil) è il secondo più elevato”.

 

E non cresce anche perché non è vero che più soldi dati alle famiglie producono necessariamente maggiori consumi. A testimoniarlo i dati diffusi questa mattina dall'Istat. Nel secondo trimestre 2018, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dell'1,3 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. I consumi, invece, sono rimasti sostanzialmente fermi: +0,1 per cento. Un segnale che l'incertezza politica ha un effetto sulle scelte dei cittadini che, nel dubbio, preferiscono non spendere le risorse disponibili. Non a caso la propensione al risparmio è invece cresciuta dell'1,1 per cento arrivando all'8,6 per cento. Insomma meno retorica, forse, aiuterebbe a utilizzare meglio le risorse disponibili.

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