Più giovani, più poveri

Redazione

Le nuove generazioni sono ignorate e vessate dal “cambiamento” grilloleghista

Avendo caricato sul loro futuro 126 miliardi di deficit pubblico in tre anni, oltre alle ricadute sul debito, che cosa dà ai giovani la “manovra del popolo”? La risposta è zero. Dei maggiori capitoli di spesa, condono, reddito di cittadinanza e pensioni, nessuno riguarda le nuove generazioni mentre molto elargisce agli anziani, a meno di credere alla balla che mandando in pensione prima i sessantenni si crei lavoro per i ventenni: la Germania ha un’età di pensionamento effettivo di 64 anni, più alta che da noi, e una disoccupazione giovanile del 6 per cento, un quinto dell’Italia. In Giappone la pensione è alla soglia dei 70 e i giovani senza lavoro sono poco più del 5 per cento.

  

  

  

Contrariamente ai proclami di Luigi Di Maio, povertà e disoccupazione non si aboliscono per legge, ma attirando investimenti, promuovendo la ricerca, migliorando la qualità di scuole e università, incoraggiando il multilinguismo e la concorrenza, tenendo aperti i negozi. L’opposto di quanto predicano lui e Matteo Salvini. Il messaggio più devastante è il reddito di cittadinanza esteso a famiglie e pensionati, che era e resta assistenza pubblica clientelare, non strumento di ricerca di lavoro: la negazione egualitaria del merito, droga micidiale al sud dove i giovani disoccupati sono il 60 per cento. Si spande retorica no vax, ma non si premiano le università, le borse di studio, i casi di ricerca d’avanguardia. In compenso l’ex Iena Dino Giarrusso va in quota 5 stelle all’Osservatorio sui concorsi. Il nostalgico sovranista Giuseppe Valditara va a capo del Dipartimento università dell’Istruzione grazie alla Lega. La società chiusa, con i ragazzi a casa la domenica a mangiare le paste in famiglia, che butterebbe a mare l’Europa, la libera circolazione di ragazzi, cultura, idee e lavoro, avanza a grandi passi.

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