E se alla prossima recessione le banche centrali comprassero auto e petrolio invece che bond?

Mariarosaria Marchesano

Provocatoria analisi di Kairos-Julius Baer: potrebbe essere la ricetta antipopulista per il futuro

Milano. Gli effetti della fine del quantitative easing, atteso più veloce da parte della Federal Reserve e con un approccio più graduale da parte della Bce, come confermato da Mario Draghi nell'ultima seduta di giovedì scorso, resta uno dei temi più attuali per le Borse mondiali. Un'interessante analisi di Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos-Julius Baer, pone il seguente quesito riprendendo la provocazione fatta da Ben Bernanke alcuni anni fa e ripresa di recente da alcuni economisti americani: e se alla prossima recessione le banche centrali comprassero asset reali invece che finanziari? Il risultato, secondo Fugnoli, potrebbe essere quello di una maggiore ripresa dell'economia reale, quindi un minor disagio sociale e una minore perdita di peso e di credibilità delle classi dirigenti e dei governi. In una parola, si arginerebbe la spinta populista. Il presupposto da cui parte Fugnoli è che il risultato complessivo della risposta monetaria e fiscale “è stata una ripresa debole e faticosa” e un riassorbimento molto lento dell'enorme disoccupazione provocata dalla crisi. “Compressione salariale, disoccupazione e precarizzazione, aggravata dagli effetti della globalizzazione, hanno a loro volta prodotto malessere sociale e rivolta politica”, dice lo strategist. In pratica, la prossima volta le banche centrali potrebbero comprare (direttamente o finanziando il Tesoro) meno bond e più petrolio, acciaio, case, auto e tutto quello che si riuscirà a cartolarizzare. Contemporaneamente, si creerebbe la possibilità di finanziare con moneta, e non con debito, una nuova spesa pubblica. “Questa è davvero l'ultima volta che le banche centrali dedicano un'attenzione così ampia e concentrata su bond e azioni nella speranza che in questo modo si riattivi l'economia reale. La prossima volta si punterà direttamente sull'economia reale. Le istanze populiste di spesa e reflazione, che oggi mettono sotto pressione l'establishment, verranno in qualche modo riassorbite dal mainstream”, conclude Fugnoli.

  

Spread in calo ma Tria in pressing su legge di Bilancio

Intanto, instabilità politica e il rischio che vengano imposti nuovi dazi del presidente Trump alla Cina, rendono piuttosto debole l'avvio di settimana delle Borse europee, che hanno aperto tutte in negativo (soprattutto Parigi e Francoforte) per poi mostrare qualche segnale di miglioramento come nel caso di Piazza Affari. Lo spread tra Btp e Bund è sceso a quota 227 mentre il ministro delle Finanze, Giovanni Tria, stando alle ultime indiscrezioni, ha posto all'1,6 per cento il limite di sforamento per il rapporto deficit/pil. E sempre oggi sarebbe previsto un altro incontro tra il premier, Giuseppe Conte, i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e il capo del Mef per stabilire con quante risorse si può finanziare ogni singola misura della legge di Bilancio. Ora, bisognerà vedere come le “trattative” sulla legge di Bilancio potranno incidere sulle oscillazioni dello spread, parametro che resta vulnerabile alle dichiarazioni e ai rumors relativi ai conti dello Stato. Se lil nodo del debito pubblico italiano è uno dei maggiori rischi geopolitici per i mercati, come sostiene una parte degli analisti finanziari e degli osservatori dei mercati, oppure se è una “questione tutta italiana”, come ha invece detto il presidente della Bce, Draghi, pur rimarcando i “danni” provocati da dichiarazioni fuori controllo da parte di membri del governo Conte, è tutto da vedere.

 

Vendite su Ferrari dopo sconfitta in F1. Occhi puntati sul capital market day

 A Piazza Affari, alla buona tenuta del settore bancario (in particolare, Intesa e Unicredit) si contrappongono le vendite su lusso, utility e alcune società del comparto industriale: Ferrari (-1,3 per cento) è in flessione dopo la vittoria della Mercedes nel Gran Premio di Singapore di Formula 1 che allontana il titolo mondiale per la Rossa. Anche se gli occhi del mercato sono ora puntati sul nuovo piano industriale di cui si potrebbe cominciare a parlare durante il capital market day in programma domani. Debole anche Fiat Chrysler sulle indiscrezioni relative alla cessione di Magneti Marelli: secondo alcuni rumors il fondo americano Kkr sarebbe pronto a rilevare l'asset ma a un valore ben inferiore alle richieste e questo potrebbe portare anche alla valutazione di altre proposte. St cala dopo aver staccato la cedola trimestrale di 6 centesimi di dollaro per azione. Fuori dal Ftse Mib ancora forte pressione su Astaldi (che in apertura perde il 5 per cento), giù anche Trevi Finanziaria (-3 per cento) per la quale é saltato il progetto di ristrutturazione proposto da Bain Capital.