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L'altalena di Ferrari in Borsa sulla scia dell'ipo Aston Martin

Il titolo della Rossa prima prende il volo, poi crolla di colpo e successivamente mette a segno un rialzo dello 0,7 per cento. Prove generali della sfida con la casa automobilistica britannica. Ma Mediobanca riduce il prezzo obiettivo di Maranello a 108 euro

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marchesano@ilfoglio.it

20 Settembre 2018 alle 18:23

L'altalena di Ferrari in Borsa sulla scia dell'ipo Aston Martin

Foto LaPresse

Milano. Sarà un testa a testa senza precedenti quello tra Aston Martin e Ferrari sulle Borse di Londra-Milano-Wall Street (la Rossa è quotata anche in America). Lo sbarco sul London Stock Exchange, atteso i primi di ottobre, della prestigiosa casa automobilistica britannica guidata da Andy Palmer ha innescato una serie di valutazioni da parte degli analisti, che hanno messo a confronto il valore dell'azienda con quello di Ferrari che, fino ad oggi, non aveva un punto di riferimento a livello europeo. La reazione del titolo della Rossa a Piazza Affari si è trasformata in una vera gimkana. Le azioni hanno prima preso il volo arrivando a guadagnare l'1 per cento, poi sono scese bruscamente in territorio negativo e, infine, sono schizzate di nuovo chiudendo a 16,6 euro (+0,7 per cento).

  

Guerra di valutazioni sulle due case automobilistiche

Da che cosa è dettata l'incertezza degli investitori? In base al prospetto informativo presentato stamattina alla Consob inglese, la forchetta di prezzo entro cui saranno collocate le azioni di Aston Martin sul mercato è compresa tra 17,5 e 22,5 sterline, il che vuole dire che la Aston, in vista del suo debutto sul mercato, è stata valorizzata tra 4 e 5 miliardi di sterline, pari a quasi 6 miliardi di euro. Una valutazione che, in termini di multipli, proietterebbe il gruppo britannico a livelli addirittura superiori a Ferrari, cosa che desta un certo stupore tra analisti e banche d'affari. Probabilmente, è anche troppo presto per dire se Ferrari vale più o meno della Aston Martin se non si conoscono le motivazioni che hanno indotto una valutazione di questa portata della casa automobilistica inglese, che prima di quotarsi dovrà affrontare il road show tra gli investitori per spiegare il suo progetto e le attese sulla redditività futura.

  

Perché Piazzetta Cuccia cambia il suo giudizio

Intanto, però, a due giorni dalla presentazione del piano industriale di Ferrari al 2022, si può trarre un bilancio di quelli che sono i giudizi delle banche d'affari. Il più severo è quello di Mediobanca, che l'altro ieri ha emesso un report con una revisione decisamente al ribasso del prezzo obiettivo, portandolo a 108 euro dalla valutazione precedente di 116. Il motivo alla base della scelta degli analisti di Piazzetta Cuccia sarebbe il peggioramento delle stime sulla redditività dell'azienda guidata da Louis Camilleri. Uno dei punti di domanda è come farà a passare l'ebitda (cioè il margine operativo lordo) da 1 miliardo nel 2017 a 1,8-2 miliardi nel 2022 (previsione, peraltro, rivista leggermente al ribasso rispetto all'obiettivo annunciato da Sergio Marchionne a inizio anno che era di 2 miliardi tondi). Evidentemente, Mediobanca non è convinta del tutto del percorso industriale, che, tra l'altro, vede spostato in avanti il lancio del modello Purosangue, che dovrebbe rappresentare la carta vincente sui mercati asiatici (Aston Martin ha annunciato, invece, che metterà il suo Suv sul mercato nel 2020).

  

Tutte le valutazioni su Maranello delle banche d'affari

Contrariamente a Mediobanca – per dovere di cronaca va segnalato che fa parte delle banche collocatrici dell'ipo di Aston Martin come risulta dal prospetto informativo –, sul titolo di Ferrari altre banche d'affari appaiono più ottimiste. Equita Sim ha elevato il target price a 132 euro per azione rispetto al prezzo precedente di 121 euro e Banca Imi ha confermato la sua valutazione di 135 euro, con la raccomandazione 'buy'. I giudizi e le raccomandazioni di Equita e Banca Imi sono quelle che, in questa fase e tranne possibili 'update', si attestano al livello più elevato per Maranello, mentre Kepler Chevreux (115 euro), Banca Akros (121,5) e Citigroup (125 euro) si collocano a livello intermedio. Mediobanca a quello più basso.

Mariarosaria Marchesano

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