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Banca d’Italia è un altro tassello del Risiko di nomine europeo

Rivoluzioni in corso per Bce, Vigilanza e Ssm. A Palazzo Koch scadrà il direttorio, tra mire politiche e difesa del fortino

16 Settembre 2018 alle 06:19

Cipria e parrucca sul fortino di Bankitalia

Foto LaPresse

Roma. Nei prossimi dodici mesi gli organigrammi della Bce e della Vigilanza unica sul credito (Ssm) sono destinati a cambiare radicalmente. La politica non starà a guardare. Soprattutto se, per quanto riguarda la Bce, le elezioni europee di maggio dovessero ribaltare gli equilibri del Parlamento di Strasburgo a favore dei partiti sovranisti ed euroscettici. Quella che sta per aprirsi è una catena di nomine, conferme e successioni senza precedenti nel mondo rarefatto del central banking. Tra ottobre e maggio prossimi, per stare alle vicende di casa, scadrà l’intero direttorio della Banca d’Italia, escluso il governatore Ignazio Visco riconfermato lo scorso anno. Allargando lo sguardo, a dicembre cambierà la presidenza del Ssm finora retta dalla francese Danielle Nouy. Nel corso del 2019 inoltre il board della Eurotower perderà la metà dei suoi membri: prima il belga Peter Praet, quindi a fine ottobre il numero uno Mario Draghi, infine il francese Benoit Coeurè. Prima dell’estate al vicepresidente Victor Constancio portoghese, è subentrato tra le polemiche l’ex ministro delle Finanze spagnolo Luis de Guindos. E il direttivo della Bundesbank nei giorni scorsi ha registrato nuovi innesti. La presidenza della Eurotower fa gola ai governi dei paesi euroscettici. Ma la nomina spetta al Consiglio europeo dov’è determinante la parola di Parigi e Berlino. Il Parlamento di Strasburgo, cui spetta un parere non vincolante, può tuttavia esercitare un fattore di disturbo sia nella commissione competente che nella plenaria che dovrà esprimere il giudizio finale. Per questo Berlino e Parigi si stanno muovendo per tempo. Scartata dalla stessa cancelliera Angela Merkel, la candidatura del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, gli occhi sono puntati sull’esponente di un paese nordico minore (il finlandese Ekki Likanen e l’irlandese Philip Lane secondo la stampa tedesca) o in seconda battuta sul francese Francois Villeroy de Galhau. In questo scenario di cambiamento la Banca d’Italia ha due ordini di problemi.

 

Il primo, cercare in asse con il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, di preservare all’Italia, come paese fondatore e terzo azionista di Francoforte, un posto nel board della Bce dopo l’uscita di Draghi; il secondo, evitare che alla presidenza dell’Ssm vada un falco, il fautore cioè di una stretta pesante sugli Npl e sul possesso di titoli di Stato da parte degli istituti di credito. Andrea Enria, alla guida dell’Eba, è in corsa ma non sarà facile che il controllo europeo delle banche possa finire a un italiano, ovvero al rappresentante di un paese con un sistema del credito in difficoltà, senza tenere conto che il governo gialloverde appare distratto e poco credibile sul tema. Il secondo ordine di problemi riguarda il round di scadenze a livello di direttorio di Banca d’Italia che sta per scattare con la fine del mandato il prossimo 8 ottobre del vicedirettore Fabio Panetta, l’uomo delle banche di Via Nazionale. Proseguirà con la scadenza di Luigi Signorini in febbraio, di Valeria Sannucci in maggio e del direttore generale, Salvatore Rossi, sempre in maggio.

 

Le nomine dei membri del Direttorio diversi dal governatore sono decise dal Consiglio superiore della Banca su proposta del governatore stesso ma il decreto di nomina da parte del Presidente della Repubblica prevede il “concerto” del presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia, dunque apre un varco alla politica. Panetta verrà con ogni probabilità confermato. Ma nella maggioranza l’ostilità del M5S verso Via Nazionale non è diminuita. Ne è prova la presentazione recente di un ddl per l’istituzione di una nuova Commissione parlamentare sulle banche le cui linee guida riguardano anche la Banca d’Italia. Da questo punto di vista la scelta più delicata sarà quella che riguarda il vicegovernatore Rossi. Una sua riconferma restringerebbe gli spazi per un dibattito politico sulla poltrona di numero due. Una scelta diversa al contrario li allargherebbe. Chi non ricorda l’aspra battaglia ingaggiata nel 1994 da Alleanza nazionale sulla nomina del numero due della Banca in sostituzione di Lamberto Dini e la sua conclusione?

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