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Il M5s grida al complotto, ma il decreto dignità fa già le prime vittime

L'azienda di rifiuti Sei Toscana grazie a Di Maio trova il pretesto per non rinnovare centinaia di contratti in somministrazione 

7 Agosto 2018 alle 20:03

Il M5s grida al complotto, ma il decreto dignità fa già le prime vittime

Luigi Di Maio e Giuseppe Conte in Senato dopo l'approvazione del decreto dignità. Foto LaPresse

Per i rappresentanti del M5s Toscana è una strumentalizzazione del decreto dignità, appena convertito in legge con il voto in Senato, ma quello che sta succedendo a diverse centinaia di lavoratori dell'azienda locale dei rifiuti Sei è esattamente ciò che in molti hanno tentato di spiegare in questi mesi al governo: disincentivare il rinnovo dei contratti a termine non agevolerà le assunzioni a tempo indeterminato. Così tra le province di Arezzo, Grosseto, Siena e Livorno rischiano il posto di lavoro centinaia di persone impiegate attraverso contratti in somministrazione a tempo determinato su cui, per effetto del decreto dignità, si applicano le stesse norme che valgono per i contratti a termine.

  

Oggi, durante un incontro con i sindacati, l'azienda ha spiegato di poter procedere all'assunzione di soli 45 lavoratori interinali che raggiungeranno il limite massimo di rinnovi previsti, lasciando fuori tutti gli altri. Secondo i sindacati si tratterebbe di 464 persone che in maniera alternata hanno lavorato stabilmente per Sei Toscana dal 2013 a oggi, per un totale di 250 contratti in somministrazione alla volta, pari alla percentuale massima consentita in base al numero complessivo dei dipendenti.

  

Sei Toscana ha spiegato di voler ridurre la quota di differenziata porta a porta diminuendo, di conseguenza, anche i lavoratori impiegati. Secondo Pierluigi Ballerini e Stefano Boni della Fit Cisl Toscana il rinnovo costante dei contratti interinali che c'è stato fino a oggi è la prova che l'azienda ha strutturalmente bisogno di questi lavoratori, per questo si dicono fiduciosi di poter poco per volta riuscire a ottenere la stabilizzazione di un buon numero dei precari in lista. Al momento l'azienda non ha dato nessuna garanzia, ma ha spiegato che in caso di necessità esternalizzerà alcuni servizi. L'idea è di affidare i lavori tramite bando ad alcune cooperative che, nella migliore delle ipotesi per i lavoratori, potrebbero attingere alla lista delle 464 persone che da oggi non lavorano più per Sei Toscana. Ma in questo caso i contratti sarebbero ben diversi per compensi e tutele da quelli in somministrazione, che applicano le stesse garanzie dei contratti a termine dipendenti direttamente dall'azienda. 

  

Sei Toscana non naviga in buone acque. Nata cinque anni fa dalla fusione di diversi operatori, si è da poco lasciata alle spalle un commissariamento per vicende giudiziarie e a giugno registrava un buco di bilancio di oltre 4 milioni che secondo le previsioni dei sindacati potrebbe raddoppiare già l'anno prossimo.

  

“È in atto una strumentalizzazione del decreto dignità a danno dei lavoratori del comparto rifiuti”, ha detto il presidente del gruppo M5s in regione, Giacomo Giannarelli. “Sei Toscana, che in questi anni ha attuato un sistema di gestione del personale basato sulla precarizzazione, oggi invece di procedere finalmente alla sacrosanta stabilizzazione di quei dipendenti, ferma i rapporti in essere e punta sulle cooperative di tipo b”. Per fare questo, il decreto dignità è un pretesto perfetto.

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Commenti all'articolo

  • AngeloErice

    08 Agosto 2018 - 09:09

    Che bella scoperta che le cose sarebbero andate cosi... Traumatico per i lavoratori ma sta storia del "posto fisso a vita", altrimenti sei precario, non tiene la strada. Il lavoro non si crea a colpi di leggi e obblighi di assunzioni (o niente!). Qui abbiamo la risposta di questa Sei Toscana e ne arriverano a valanghe. C'è qui confonde "organizzazioni umanitarie o sociali" finanziate a fondo perduto da vari sistemi o persone (Soros) e "aziende commerciali" che devono svolgere attività a prezzo determinato da contratti. Se ci resta di sotto fallisce a prescindere dai motivi e tutti vanno a casa. Se si facesse come Di Maio crede e vorrebbe, migliaia di IMPRESE (non di lavoratori) si inguaierebbero. Per l'impresa, il tempo determinato è un ammortizzatore che assorbe le inevitabili variazioni della sua attività.

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