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Ohibò, le piccole imprese del nord beneficiano di più degli immigrati

Considerazioni sullo scontro Salvini-Boeri tra imprenditori, consumi, bacini elettorali e una sfida demografica mai vista

6 Luglio 2018 alle 06:21

Ohibò, le piccole  imprese del nord beneficiano di più degli immigrati

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Roma. Senza immigrazione gli italiani sarebbero due volte più poveri: avrebbero redditi reali più bassi e dovrebbero pagare più tasse. Bene ha fatto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, a inquadrare la questione nell’ambito dei suoi impatti economici. Gli stranieri residenti in Italia sono poco più di 5 milioni e rappresentano l’8,4 per cento della popolazione. Di questi, circa la metà sono occupati (1,6 milioni di provenienza extraeuropea, 800 mila europei) e altri 440 mila sono in cerca di occupazione. Con la loro presenza, assolvono a due funzioni fondamentali, entrambe nell’interesse dei cittadini italiani. La prima è quella di creare valore: gli immigrati, che mediamente sono più giovani degli italiani, arricchiscono lo stock di competenze offerte sul mercato. Per la maggior parte sono relativamente poco qualificati, e sono disponibili a svolgere mansioni che i nativi rifiutano (e sono comparativamente più produttivi). Questo permette da un lato agli italiani di specializzarsi in occupazioni a più alto valore aggiunto, dall’altro di colmare un gap che altrimenti sarebbe difficile riempire.

 

Il rapporto Inps contiene i risultati di un’indagine empirica svolta da Edoardo Di Porto, Enrica Maria Martino e Paolo Naticchini, che hanno studiato gli effetti della più vasta sanatoria della storia italiana, quella conseguente alla legge Bossi-Fini del 2002. In quel contesto, sono emersi circa 210 mila lavoratori impiegati in 60 mila aziende. Due sono gli elementi interessanti. In primo luogo, le imprese che hanno approfittato della regolarizzazione erano mediamente di piccole dimensioni, localizzate nel centro-nord e nelle grandi città, e occupavano gli stranieri principalmente nei settori delle costruzioni, ristorazione e turismo. Come ha sottolineato Boeri, “nel lavoro manuale non qualificato sono oggi impiegati il 36 per cento dei lavoratori stranieri in Italia, contro solo l’8 per cento dei lavoratori italiani”. 

 

A beneficiare di più della presenza straniera è quel tessuto di piccole e medie imprese settentrionali che rappresentano il principale bacino elettorale della Lega.

 

Gli autori hanno fatto un passo avanti e hanno approfondito le carriere dei lavoratori interessati dalla sanatoria nel medio termine: a cinque anni di distanza, più del 70 per cento era ancora regolarmente occupato, sebbene solo il 20 per cento fosse legato alla medesima azienda. I lavoratori immigrati, inoltre, si sono dimostrati più dinamici – in termini di mobilità geografica e lavorativa – rispetto agli italiani. La loro intraprendenza emerge anche da un altro dato: quasi il 10 per cento delle imprese esistenti nel nostro paese è stato fondato da stranieri, specie nei settori delle costruzioni e del commercio.

 

Da ultimo, gli stranieri non sono soltanto portatori di braccia offerte nel mercato del lavoro: sono anche persone e famiglie che hanno esigenze di consumo. Con la loro presenza, espandono la domanda di beni e servizi, molti dei quali prodotti dai nativi, e contribuiscono a far crescere la domanda interna, ossia la gamba più debole della nostra fragile crescita economica.

 

Nel complesso, possiamo dire che non è vero che gli immigrati ci rubano il lavoro: anzi, occupano posizioni che gli italiani rifiutano, creano lavoro in quanto imprenditori, e ci fanno lavorare in quanto consumatori. Infine, è solo grazie alle loro tasse e contributi se non finiremo seppelliti dal nostro stesso welfare: nel 2045 il rapporto tra lavoratori e pensionati sarà di uno a uno. Secondo Boeri, “ciò significa che 4 euro su 5 guadagnati col proprio lavoro andrebbero a pagare le pensioni”. L’immigrazione non può essere l’unica risposta all’immensa sfida demografica che abbiamo di fronte, ma è senz’altro parte della soluzione.

 

Gli italiani sovrastimano la quota di popolazione di origine straniera, e ne sottostimano il contributo all’economia nazionale. La retorica bufalara dell’invasione poggia su una percezione distorta e dannosa. Quello che serve è riscoprire una narrazione positiva del libero scambio. Una narrazione che beneficia tutti quelli che vi prendono parte, e che rende il razzismo non solo odioso, ma anche costoso.

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    06 Luglio 2018 - 20:08

    Penso che bisognerebbe smetterla con il voluto equivoco sull'immigrazione: il problema non sono quelli che lavorano, tranne quelli che sono sfruttati nei settori agricoli e turistici con stipendi irrisori (certo che in quel caso le piccole imprese ci straguadagnano) e che contribuiscono all'affermazione che gli italiani non vogliono + fare certi lavori (si capisce, con quelle retribuzioni è chiaro che se non si muore di fame non si accetta); il problema sono quelli che non fanno una mazza da mane a sera, quando va bene ciondolano con cellulare e bicicletta e quando va male spacciano o uccidono. Provate a prendere il tram n.4 a Torino, sempre pieno di stranieri, e contate quanti pagano il biglietto: se qualcuno prova a farlo viene anche guardato male, poi si scopre che la GTT affoga nei debiti, certo non solo per colpa dei clandestini. Quelli che poi lavorano in nero non contribuiranno di sicuro alla mia pensione, se mai la vedrò

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  • Skybolt

    06 Luglio 2018 - 13:01

    Ora basta con la truffaldina (a insulto, insulto e mezzo) equiparazione tra immigrazione e fenomeni come quelli dei finti naufraghi. Si ritiene che l'immigrazione faccia bene al Paese? Bene, si rimetta in ordine la gestione dei flussi, indicando tipologie di lavori disponbili e di profili, e vediamo. Mi risulta che non gliene freghi nulla a nessuno. Sarà perchè siamo in presenza da una parte nella creazione consapevole di un eservito di riserva, lumpen proletariat, chiamatelo come volete, per comprimere salari e mettere sotto pressione l'offerta italiana di lavoro, e dall'altra un tentativo altrettanto consapevole di agganciarsi al welfare state europeo? Il resto sono chiacchere alla Boeri, che invece di pensare come aumentare il tasso di occupabilità della popolazione residente invoca nuovi immigrati. Sempre che sia un lavoro del presidente dell'inps.. ma si sa che Boeri si è sempre ritenuto il ministro del lavoro vero.

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  • Chichibio

    06 Luglio 2018 - 12:12

    Sarà, ma il poveretto sub sahariano che mi chiede l'elemosina ogni domenica alle porte della chiesa non credo proprio che contribuirà alla mia pensione. E se è pur vero che i nordafricani più intraprendenti aprono aziende di piccoli lavori edili, imbiancature e simili, è altrettanto dubbio che siano puntuali contribuenti.

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  • Giovanni Attinà

    06 Luglio 2018 - 10:10

    Tutto risaputo sull'utilizzo degli immigrati da parte delle piccole aziende, in particolare nella zona del Nord Est. Solo che Salvini è alla ricerca di visibilità ne ogni giorno fa declamazioni, dimenticando la realtà effettiva.

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