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Il soccorso pentastellato all’Atac non è solo assurdo è masochista

I cittadini romani hanno bisogno del servizio di trasporto pubblico locale, non di un’azienda che è costata oltre 7 miliardi di euro in nove anni ai contribuenti

28 Aprile 2018 alle 06:10

atac

(foto LaPresse)

Un’azienda di fatto in default viene difesa dalla politica con la p minuscola. Questa è Atac. La giunta di Virginia Raggi ha deciso di rimandare il referendum per cambiare la situazione a ottobre, senza una motivazione appropriata. Risparmiare 16 milioni di euro del referendum per poi farlo con votazione elettronica è una scusa di fronte agli oltre 60 milioni di euro di soldi dei contribuenti bruciati ogni mese dall’azienda. Nel frattempo il concordato è a serio rischio e c’è la possibilità che, se questo verrà bocciato a fine maggio, l’azienda venga affidata al ministero dell’Economia. Il risultato sarebbe l’ennesimo spreco di risorse pubbliche e la deresponsabilizzazione dell’amministrazione comunale che ha gestito l’azienda come un asset politico, non certo come un’azienda al servizio dei cittadini. Stiamo parlando di un’azienda che sta provando ad andare in concordato preventivo e che non fornisce più il 20 per cento dei servizi richiesti dal contratto con Roma Capitale. Atac spende quasi il 50 per cento dei suoi costi in personale (oltre mezzo miliardo di euro l’anno). Stiamo parlando di un personale che ha un tasso di assenteismo di oltre il 12 per cento, circa 5 punti percentuali in più rispetto a Milano. Una politica seria avrebbe avuto il coraggio di tagliare questi costi, tramite una riduzione di almeno 1.500-2.000 persone dopo avere ridotto il tasso di assenteismo. Non è un caso che proprio eliminando l’assenteismo si recupererebbero al lavoro ogni giorno circa 1.400 persone.

 

Un personale poco produttivo dato che vede circa 2.000 persone in più rispetto ad Atm a Milano dove il servizio è ormai più grande (espresso in vetture chilometro). I sindacati e la politica continuano a difendere i dipendenti nonostante la produttività stia cadendo: da circa 13.600 km l’anno del 2012 a circa 12.700 km nel 2016. Ed è proprio il personale il problema principale dato che il suo costo vale ormai oltre 12 volte il costo del carburante per fare andare tutti i bus a Roma. Il costo per vettura chilometro (usato come standard a livello mondiale) è di circa il 50 per cento superiore a Milano e più che doppio rispetto ai migliori casi europei. Vi è solo il problema del personale? Certamente no, ma è chiaro che vale il 50 per cento dei problemi di costo. Le spese correnti hanno distrutto un’azienda che è stata ampiamente sussidiata nell’ultimo decennio. Le spese correnti esagerate non hanno permesso di fare investimenti in nuovi mezzi e ormai la flotta ha raggiunto un’età media da pensionamento.

 

Qui non esiste una “legge Fornero” per spostare l’età pensionabile di un autobus: quando non funziona, non funziona. E’ bene comprendere che i cittadini romani hanno bisogno del servizio di trasporto pubblico locale e non di un’azienda, l’Atac, che è costata oltre 7 miliardi di euro in nove anni ai contribuenti. Volere mischiare le due cose volontariamente significa volere continuare a mantenere in vita a un sistema politico-sindacale che ha portato al fallimento non solo di Atac, ma soprattutto alla fallimento di potersi spostare in maniera adeguata nella Capitale di Italia. Un amministratore delegato affronterebbe immediatamente il problema dei costi e in secondo luogo il problema dell’evasione, che anche se risolto completamente, potrebbe portare ad incassi aggiuntivi di 60-80 milioni di euro. Una cifra esigua rispetto ai 539 milioni del costo del personale e ai 700 milioni di euro dei contribuenti che riceve ogni anno Atac. Ogni mese che passa, Atac consuma circa 60/70 milioni di euro di soldi pubblici. Chi è contento della decisione di rimandare il referendum non si rende bene conto della situazione tragica in cui si trova l’azienda. Il presidente della Camera, Roberto Fico del M5s, è forse dopo aver utilizzato una volta il bus, è stato costretto ad andare a piedi, ma alla fine si è adeguato all’auto blu. I cittadini romani si ritrovano ormai spesso obbligati ad andare a piedi. Essere contrari alla trasparenza di una gara per cancellare almeno 200 milioni di euro di sprechi l’anno è una decisione assurda. Esserne contenti è da masochisti.

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