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Un'altra crepa nel fronte disfattista

Salgono potere d’acquisto, inflazione, fiducia. Giù il deficit. Astenersi pifferai

6 Gennaio 2018 alle 06:00

Un'altra crepa nel fronte disfattista

Il potere d’acquisto delle famiglie italiane è aumentato nel terzo trimestre 2017 dello 0,8 per cento; un balzo dell’1,1 per cento annuo. Mentre il reddito disponibile è salito dello 0,7 per cento, il 2,1 su base annua: “Una crescita significativa”, dice l’Istat che ha pubblicato ieri una raffica di dati positivi. Dopo un anno di discesa torna a salire la propensione al risparmio, dello 0,5 per cento nel trimestre e dell’8,2 in totale. Ma le famiglie hanno anche ripreso a spendere in consumi: nel 2017 i prezzi sono cresciuti dell’1,2 per cento dopo il calo dello 0,1 del 2016. Il paese è dunque uscito dalla deflazione, rileva l’Istat, “con una chiara inversione di tendenza” dovuta non solo all’energia ma anche al carrello della spesa e ai beni per la cura della casa e della persona, in aumento dell’1,5 per cento annuo contro lo 0,1 del 2016. Durante la crisi la gente aveva ridotto i consumi rifugiandosi nel risparmio, indice di sfiducia, e nei momenti più bui le famiglie avevano ridotto anche i risparmi, causa il minor reddito disponibile.

 

Il quadro sembra capovolgersi, con il ritorno di un certo benessere destinato sia al risparmio sia al consumo. Determinanti sono il ritorno della crescita e soprattutto della fiducia: sempre secondo l’Istat l’indice è salito a dicembre a 116,6 punti, in crescita di 2,2 da novembre – maggiore aumento in due anni – il che, secondo Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo, “tratteggia un’immagine rosea. Le famiglie si mostrano più ottimiste sul clima economico nazionale mentre le preoccupazioni per la disoccupazione sono scese ai minimi dal 2016”. Questi dati si accompagnano a numeri incoraggianti dei conti pubblici. Nei primi tre mesi del 2017 il deficit pubblico è sceso al 2,3 per cento del pil, in miglioramento di due decimali sull’anno precedente, con una frenata più significativa, al 2,1 per cento, nel terzo trimestre. Nonostante il comprensibile scetticismo nazionale, scende anche la pressione fiscale, al 40,3 per cento rispetto al 40,7 del 2016. In altri termini, si consolida – secondo l’Istat, che non è l’ufficio stampa del Pd – una congiunzione favorevole, che porta dritti al problema della fuga dalla realtà della propaganda elettorale populista. I 5 stelle vogliono la chiusura obbligata dei negozi nelle feste: eppure tra Black Friday e periodo natalizio gli italiani hanno speso circa 15 miliardi, un terzo oltre le previsioni. Con i saldi partiti in tutta Italia nel weekend 5-7 gennaio, la somma dovrebbe salire di altri 2 miliardi, il 15 per cento in più del gennaio 2017. Dunque la ricerca della felicità non sta nel trapanare i conti pubblici (il reddito di cittadinanza, l’abolizione della riforma delle pensioni), né tanto meno nelle campagne sovraniste anti europee. L’Europa ha avuto, come il resto del mondo, una grande legnata, dalla quale si è ripresa benissimo e adesso sta meglio di prima. L’Italia ha rimediato in ritardo, con meno ferite. Ricordarsene, se il prossimo Capodanno non vogliamo trovarci con una contabilità molto diversa.

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