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Tregua elettorale all'Ilva

Cosa va cercando Emiliano e perché marciare contro l’Italia dei No

29 Dicembre 2017 alle 20:25

Tregua elettorale all'Ilva

LaPresse/Vincenzo Livieri

Il braccio di ferro sull’Ilva tra il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, entra in una fase di tregua elettorale. Calenda ha confermato che Emiliano ha rinunciato alla richiesta di sospendere il decreto che pianifica gli investimenti ambientali sul siderurgico tarantino, evitando di fatto il blocco delle attività e lasciando proseguire la trattativa tra governo, sindacati e il “cavaliere bianco” ArcelorMittal. Tuttavia la Regione Puglia non ha ritirato il ricorso al Tar a monte e il tribunale amministrativo di Lecce, in caso, dovrà esprimersi nel merito. Ma sarà con tutta probabilità dopo le elezioni politiche del 4 marzo. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e i sindacati uniti (Cgil, Cisl, Uil), oltre a Confindustria, hanno chiesto a Emiliano di ritirarlo per evitare il disimpegno di Arcelor. Emiliano insiste nonostante il piano ambientale Ilva sia uno dei più restrittivi d’Europa. Il che dà l’idea dell’operazione strumentale del governatore: vuole alzare la posta, arrivare allo scontro con il suo partito, il Pd, e smarcarsi sotto elezioni per confluire a sinistra in Liberi e Uguali passando per martire? In questa tediosa traversia i perseguitati sono i lavoratori. Un dipendente Ilva ha scritto al Corriere della Sera denunciando il “senso di impotenza” che prova da quando un magistrato sequestrò gli impianti, poi acuito dalla gestione commissiariale che ha prostrato l’azienda: i precedenti proprietari, i Riva, “erano ‘brutti sprochi e cattivi’ ma di denaro ne avevano, e pure molto!” e “il piano ambientale era alla loro portata”. Il privato sarebbe riuscito dove il pubblico sta fallendo e la politica (leggi Emiliano) fa del suo peggio. Vorremmo leggere altre quaranta mila lettere così e metterci in marcia contro l’Italia che dice No.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    30 Dicembre 2017 - 11:11

    Emiliano a volte da l'impressione, dietro alla falsa bonomia e capacita argomentativa flautata ,di avere un rapporto malsano con il potere. Forse ritiene il potere che lo stato assegna ad un pubblico amministratore un potere di giurisdictio o peggio imperium. Insomma crede di avere sempre lo strapotere di un magistrato.

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  • giantrombetta

    30 Dicembre 2017 - 09:09

    Emiliano tratta posizioni e seggi dentro il Pd. Altro che Ilva, sulla quale le sue richieste non si conoscono ne’ si capiscono, ne’ alcuno si sofferma. Per ora tratta dentro il Pd a mani libere, senza che il segretario del suo partito lo richiami con ultimatum a rispettare la strategia e le decisioni del partito in una materia di primario interesse nazionale ed internazionale. Politicamente una pagliacciata invereconda. Se poi Emiliano avesse già in animo di uscire dal Pd, meglio cacciarlo prima a dimostrare chi conta e decide nelle gerarchie.

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