Il rilancio dell'Ilva passa dal buonsenso di Emiliano

Il tavolo al ministero dello Sviluppo si conclude senza risultati. Calenda: "Senza il ritiro del ricorso lo stabilimento chiuderà il 9 gennaio"

Il rilancio dell'Ilva passa dal buonsenso di Emiliano

LaPresse/Alessandro Pone

Il passaggio dell'Ilva di Taranto nelle mani di ArcelorMittal, dopo l'incontro di oggi tra governo e amministrazioni locali, si fa ancora più delicato. Il tavolo convocato dal ministro Carlo Calenda a cui hanno partecipato il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e il governatore della Regione, Michele Emiliano, si è concluso con un ultimatum: se non verrà ritirato il ricorso contro il dpcm ambientale gli impianti dell'Ilva saranno spenti il 9 gennaio. 

  

L'incontro di oggi sarebbe dovuto essere quasi una formalità, considerando la visita di Calenda a Taranto di due settimane fa. In quella sede il sindaco della città pugliese aveva rassicurato il ministro dello Sviluppo: "Al tavolo del 20 dicembre il tema non sarà il ricorso, che ritireremo prima, ma si parlerà di futuro". Arrivati a oggi però nessuno dei due amministratori locali ha ancora ritirato la richiesta di sospensiva al Tar. Dopo l'incontro, Melucci ha confermato l'intenzione di ritirare l'istanza cautelare riferibile al proprio ricorso, mentre Emiliano non si è pronunciato a riguardo. In ogni caso, ha spiegato Calenda, ritirare la misura cautelare non è sufficiente: "Resterebbe in piedi il giudizio di merito sul ricorso, che rappresenta una spada di Damocle sull'investimento". Per questo, per cautelarsi dal rischio di un responso positivo del Tar che manderebbe in fumo l'investimento, ArcelorMittal potrebbe chiedere delle opportune garanzie al governo, su cui il ministro non ha dubbi: "Non posso fare assumere al governo un impegno di oltre 2,2 miliardi. Da qui non vado avanti". 

Il ricorso, ha spiegato il ministro durante l'incontro al Mise, impedisce ad ArcelorMittal di perfezionare l'affitto e l'acquisto dei complessi aziendali fino al passaggio in giudicato della sentenza. Inoltre, la possibilità che venga sospeso il decreto ambientale pone il rischio che decadano le autorizzazioni necessarie all'esercizio degli stabilimenti. "Noi andremo avanti con AmInvestco, ma se chiederà un addedum contrattuale con garanzia dello stato non mi assumo l'impegno", ha detto Calenda. 

  

Dopo il tira e molla delle scorse settimane, ci si aspettava un confronto risolutivo invece che uno scontro, ma i toni registrati oggi sono stati tesi, con i soliti scherni del governatore pugliese – "Se Calenda fa questa pantomima è perché pensa di dare la colpa alla regione Puglia", "ha avuto una crisi isterica" – e la dura presa di posizione del ministro: "E' del tutto evidente che il governatore non volesse raggiungere alcun accordo al tavolo. Se non ritirano il ricorso il tavolo per me è concluso. Si assumano le loro responsabilità". In mezzo, il sindaco di Taranto, che a margine dell'incontro finito male ha detto di aver apprezzato le migliorie che AmInvestco è disposta a fare dal punto di vista ambientale - "Taranto può ora tornare ad avere fiducia". Il problema è che a questo punto potrebbe essere troppo tardi: dopo oggi non è chiaro come e se le trattative potranno proseguire. Ne è una prova l'incontro previsto per venerdì tra Arcelor e i sindacati, che è stato cancellato, come ha detto oggi il segretario generale Fiom Cgi, Francesca Re David: "Crediamo, come diciamo sin dall'inizio, che il ricorso vada ritirato, perché è ovvio che non si può fare una trattativa con un ricorso in piedi". Dalla stessa parte Marco Bentivogli della Fim: "Basta speculazioni, il ricorso era un errore. Serve trovare una soluzione e il buonsenso che fino a oggi non c'è stato".

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