Mario Draghi (foto LaPresse)

Draghi respinge, con stile, le bordate dei critici tedeschi

Redazione

Ora che l’inflazione torna prepotentemente a salire nell’Eurozona, Draghi, durante la conferenza stampa di ieri, ha usato con sapienza la logica controfattuale

Quando i prezzi erano calanti, tendenza deflazionistica, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi diceva che la questione non era importante – allora l’importante era il ritorno dell’inflazione. Ora che l’inflazione torna prepotentemente a salire nell’Eurozona, Draghi, durante la conferenza stampa di ieri, ha usato con sapienza la logica controfattuale, cara ai banchieri centrali, per cantare vittoria e respingere le critiche tedesche: la Bce ha annunciato che “non c’è più urgenza” di espandere il programma di stimoli monetari, quindi lo spettro deflazionistico che terrorizzava molti è finalmente sparito. Ma (attenzione) nemmeno bisogna rinunciare immediatamente a sostenere l’economia, come vorrebbe la gang dei falchi tedeschi, non sarebbe prudente farlo; “i tassi resteranno bassi a lungo”. Insomma economisti, media, banchieri e politici tedeschi hanno sentito da Draghi quello che volevano sentirsi dire (niente nuovi stimoli, ergo si va verso la fine del Quantitative easing), ma conserveranno l’arma del timore inflazionistico sotto la giacca. Draghi avrà l’opportunità di smontarli di nuovo con la retorica e le tecnicalità dei numeri. Infatti l’inflazione core cui guarda la Bce – l’indice dei prezzi depurato dai beni volatili, come cibo, energia, alcol, tabacco – è tuttora testardamente sotto il tasso annuale dello 0,9 per cento, quando il target dell’Eurotower è del 2. E che quella complessiva sia in rapido aumento, soprattutto in Germania, sensibile al tema e allergica al Quantitative easing fin dall’inizio, dal punto di vista della Bce non è rilevante (è una questione politica nazionale). Non solo.

 

Per quietare gli animi più agitati è anche cambiato il formulario: adesso la Bce si dichiara “stood ready” (era pronta) e non più “stand ready” (è pronta) a dare nuovi stimoli monetari – come dire che il giro di boa è oramai avvenuto e chi ambisce a vedere una radicale correzione di rotta verrà accontentato, non subito ma in futuro. La Bce infatti segnala che, mentre il rischio di dovere allentare ulteriormente la politica monetaria s’allontana, non ci sono sufficienti elementi per un rialzo dei tassi. L’inflazione, in fondo, è ancora sotto il target statutario e dopotutto su venticinque membri del Consiglio direttivo, diciannove sono banchieri centrali, e la maggiore parte di loro proviene da paesi che hanno ancora bisogno di politiche accomodanti; sicuramente più della Germania. Draghi ha poi avvertito che il rischio politico globale è in aumento, per via di Donald Trump, e la raffica di elezioni in Europa (Olanda, Francia, Germania), dove partiti anti euro potrebbero arrivare al potere, non lascia tranquilli. Le critiche sono respinte, ma l’unità continentale resta ancora un patrimonio da difendere per Draghi.

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