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Il vero nemico della sinistra è l’amico che giura di essere più a sinistra di te

Dieci consigli per sgamarlo subito e scappare

5 Luglio 2018 alle 10:00

Il vero nemico della sinistra è l’amico che giura di essere più a sinistra di te

Una scena di Fantozzi, film del 1975 diretto da Luciano Salce

“Milano è la vostra casa, vi difenderemo.” Queste parole, rivolte alle oltre 200mila persone che hanno partecipato al Pride di Milano, non le ha pronunciate Fiorella Mannoia o qualche altra reazionaria mascherata da ribelle. A dirle è stato Beppe Sala, il sindaco della mia città. Lo stesso Beppe Sala che, quando si è candidato nel 2016, ha fatto inorridire i duri e puri della supposta “vera sinistra” perché era un manager bocconiano e non una mondina del vercellese.

   

Sentire queste parole non mi ha solo rasserenato, ma mi ha anche spinto a fare una considerazione preoccupante: il nemico numero uno della sinistra italiana non è mai stato l’analfabeta funzionale. Le sue posizioni politiche, infatti, sono estremamente volubili, poiché facili da condizionare come i cani di Pavlov: oggi è razzista e sovranista, ma domani è pronto a vantarsi delle medaglie di qualsiasi sportivo di colore gareggi per l’Italia.

   

Il nemico, quello vero, è all’apparenza assai meno spaventoso e riconoscibile di quanto siamo abituati a pensare: parla in italiano più o meno corretto, non scrive in capslock, non condivide post in cui si inneggia all’affondamento dei barconi e – soprattutto – in fatto di cinema, musica e letteratura ha gusti spaventosamente simili ai tuoi.

   

Già, il vero nemico non vive in zone degradate e non fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Abita in un quartiere simile al tuo e quasi certamente ha molti più soldi in banca di te (nonostante non perda occasione di spacciarsi per un borgataro diseredato). Molto probabilmente stasera ci uscirai insieme a cena, perché il vero nemico è nella rubrica del tuo smartphone. Lo conosci molto bene, perché non è affatto un estraneo: è quell’amico che continua a ripeterti da una vita che lui è più a sinistra di te.

  

Poiché si tratta di una figura ancora poco inquadrata dagli antropologi e dagli analisti politici, voglio aiutarvi dandovi qualche piccolo indizio che vi permetta di individuarlo con facilità, in modo da poter ignorare le inutili esternazioni con cui inonda i social, o le testate per cui scrive, per farsi bello agli occhi dei suoi simili.

  

Ecco qui dieci semplici caratteristiche per sgamarlo tra la folla:

  

1. Cita testi di filosofia continentale ogni quarto d’ora, ma accusa il Pd di essere lontano dal Paese reale.

2. Non solo ha votato NO al referendum costituzionale, ma si è anche documentato per farlo.

3. Per giustificare le sue vanesie posizioni anti-establishment, rivendica inesistenti origini popolane e storie familiari al limite del feuilleton: padre operaio ucciso da scagnozzi del padrone, madre che forniva prestazioni sessuali ai marinai per pagare i suoi studi eccetera.

4. Si dichiara antiglobalista. In realtà è, più semplicemente, provinciale.

5. Adora definirsi povero. Ovviamente non lo è, ma finge di “capire le ragioni del malcontento”. Secondo lui, chi odia gli stranieri non è un razzista: è solo un povero emarginato tradito dalla sinistra renziana, un compagno incompreso, costretto a votare M5s perché il Pd “non lo ha saputo ascoltare”.

6. Accusa chiunque di “non fare abbastanza”, ma il suo unico contributo alla lotta di classe passa attraverso uno status su facebook o al massimo un djset.

7. Si dichiara vittima della schiavitù del lavoro, ma in realtà campa di rendita grazie a una serie di appartamentini a Trastevere ereditati dal suocero e riconvertiti in Airbnb.

8. Sostiene che Minniti sia “un fascista”, e ci tiene a sottolinearlo ripetutamente e pubblicamente, sentendosi ogni volta più rivoluzionario di Ulrike Meinhof.

9. Afferma che la sinistra ha dimenticato i valori del Novecento, ed è per quello che le “roccaforti rosse” sono cadute in mano alla destra. Ignorando che, su temi come l’immigrazione, un pisano che votava Pci non l’ha mai pensata come un marxista di Notting Hill.

10. Il collaborazionista inconsapevole, nove volte su dieci, statene certi, vive a Roma.

  

Tenetevi alla larga da questi tizi e dalle stronzate che scrivono. Credono di essere dei Tom Wolfe della Garbatella, ma in realtà sono solo degli Andrea Scanzi sotto mentite spoglie.

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Commenti all'articolo

  • cristaldi.g

    06 Luglio 2018 - 07:07

    Ci siamo dimenticati di quel nostro amico di sinistra sinistra che da più di trent'anni percepisce una pensione baby, campa con gli affitti delle mille case della moglie e ritiene il PD un partito di destra con un (ex)segretario colluso con il Berlusca e propugnatore della deriva autoritaria.

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  • guido.valota

    05 Luglio 2018 - 19:07

    Mi chiedevo dove volesse andare a parare, quando da sempre la parola d'ordine a sinistra è nessun nemico a sinistra, ma poi la citazione dell'ultima riga ha rimesso le cose al loro posto. Sempre un passo avanti.

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  • Ilsettimosogno

    Ilsettimosogno

    05 Luglio 2018 - 17:05

    Peggio del radical chic romano c'è solo il rampollo-fighetto milanese che critica l'amico radical chic sostenendo di fatto di essere più a sinistra di lui.

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  • travis_bickle

    05 Luglio 2018 - 15:03

    Vero. A (ri?)portare la sinistra al governo saranno quelli che attaccano sempre i lavoratori in sciopero, e si inventano parenti affetti da neoplasie terminali morti per colpa del blocco degli uomini radar.

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