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“Nostalgica e rancorosa”. Ecco l'Italia del 2018

Guardiamo al passato e abbiamo paura del futuro. Ma non bisogna rassegnarsi alla decrescita felice. Uno studio Censis-Conad 

26 Settembre 2018 alle 12:52

casapound

Casapound in corteo al Laurentino per la Giornata del ricordo (foto LaPresse)

L'Italia guarda al passato con nostalgia e l'immaginario collettivo è dominato dalla decrescita e dal rancore, spiega uno studio del Censis e Conad. Secondo gli autori del progetto, il risentimento nasce dal blocco dell'ascensore sociale e dalla percezione che il nostro futuro sarà privo di opportunità. Il censimento disegna un quadro cupo dell'Italia del 2018 e si interroga su “come rilanciare lo sviluppo senza rassegnarci alla decrescita felice”.

    

  

Il 34 per cento degli italiani pensa che la fortuna sia necessaria per andare avanti nel lavoro. Per i cittadini non basta conseguire un buon titolo di studio per avanzare nella vita, ma conta conoscere le persone giuste, provenire da una famiglia agiata o avere dei buoni contatti. Lo studio guarda anche ad altri paesi europei. Tendenzialmente, la Grecia è di lunga il primo paese nelle varie classifiche che misurano il pessimismo mentre la Francia ha dei punteggi leggermente migliori rispetto all'Italia. Decisamente più ottimisti i paesi del Nord europea, ovvero Germania, Svezia e Regno Unito.

  

La sfiducia verso il futuro porta il 60 per cento degli italiani a pensare che le “cose andranno nella direzione sbagliata”. Peggio di noi solo la Spagna e la Grecia. Sorprende anche il dato sull'incertezza degli italiani, il 35 per cento “non capisce cosa sta succedendo nel mondo attuale”.

 

 

Questo atteggiamento così riluttante crea nostalgia verso il passato. Il 69 per cento degli italiani è convinto che rispetto a trent'anni fa oggi ci siano meno opportunità di avanzare nella scala sociale. In Grecia i nostalgici sono addirittura il 92 per cento. Colpisce il dato complessivo dell'Unione europea in cui una maggioranza, seppure marginale (51 per cento), è convinta che un tempo si viveva meglio.

  

Malgrado la nostalgia verso il passato, l'immaginario collettivo dei giovani di oggi è assai diverso dalle generazioni precedenti. Il censimento spiega che nella scala valoriale dei giovani “contano la potenza dei social network, che consentono di filtrare autonomamente il mondo esterno e condividere l’espressione di sé”. Il selfie è metafora "dell'autoreferenzialità individualistica". I punti di riferimento delle generazioni precedenti – ovvero il posto fisso, la casa di proprietà e l’automobile nuova – non sono più validi per i giovani di oggi. La sfida del progetto Censis-Conad è quella di ritrovare una “direzione di marcia comune e promuovere elementi di un immaginario collettivo altro, vitale, palpitante, che guarda agli altri e al futuro, e che è concretamente ottimista”.

 

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    26 Settembre 2018 - 14:02

    Impietoso il ritratto che scaturisce dalla ricerca, ma speculare al risultato delle ultime elezioni. Rancore e nostalgia generano la perdita non solo della speranza nel futuro, ma del senso stesso di futuro, privilegiando proposte che sembrano danneggiare situazioni (presunte) di privilegio.

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  • eleonid

    26 Settembre 2018 - 14:02

    Certo è , che non è facile esprimere una posizione convinta sul disagio sociale che provano le nuove generazioni. Nel passato, si faceva di tutto per avere un titolo di studio, si pensi al voto politico del '68, perché si rincorreva il sogno che da esso si potesse salire la scala sociale e quindi quella economica. E per molti, anzi moltissimi, direi il sogno si è avverato . L'attuale rivoluzione politica sembra trascurare questo aspetto e pone l'attenzione sulla povertà di una gran parte della societa ,come conseguenza della corruzione e ruberie da parte della classe politica e più in generale dell'elite che governa il paese. Le masse di giovani che si mobilitarono nel '68 dando luogo a dibattiti culturali e confronti neanche l'ombra , ma solo spettatori di talkshow di piazza o sui social trascinati ad inveire contro un nemico interno ed esterno al nostro paese quale conseguenza dei nostri mali. Quale messaggio di speranza e futuro si può dare ai giovani con queste premesse?

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