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Come si fanno i fumetti ai tempi del Covid

La pandemia influenzerà il mondo delle nuvolette? Lo abbiamo chiesto ad alcuni autori 

10 Maggio 2020 alle 06:00

Virus di china. Come si fanno i fumetti ai tempi del Covid

Foto di Adrián Santalla via Unsplash

“In una società modificata anche a livello visivo cosa racconteranno i nuovi film che prima o poi saranno prodotti? E come? Saranno ambientati nel presente di mascherine, guanti obbligatori e tre metri da un corpo all’altro in forma di neorealismo covid-19? O tutte le storie saranno retrodatate al vecchio mondo con un effetto automatico di impossibile sospensione dell’incredulità?”. Si è posto questa domanda Filippo Mazzarella nella sua rubrica “Mulholland Drive” sul numero della scorsa settimana di Film TV. Probabilmente Mazzarella esagera gli effetti della pandemia, ma vale la pena chiedersi cosa potrebbe cambiare anche nel mondo del fumetto.

 

Il creatore del supereroe umoristico Rat-Man Leo Ortolani ha già iniziato a raccontare il Coronavirus in una serie di vignette e brevi storie sulla sua pagina Facebook “Leo Ortolani Official and Gentleman”. Il fumettista di Parma gioca con la satira e le citazioni pop, paragonando fra l’altro le fasi della lotta al Covid-19 ai film di Star Wars: come quasi tutti i fan non ama la trilogia prequel: speriamo che con la fase 4 (il primo film della saga è infatti Episodio IV) il virus sia sparito e non si arrivi mai alla fase 7 (per Ortolani, “L’ascesa di Burioni” dopo “L’ascesa di Skywalker”).

  

  

Giancarlo Marzano, sceneggiatore di Dylan Dog, non è d’accordo con Mazzarella. “Difficilmente si potranno fare film e fumetti attuali in 'due camere e cucina più mascherina' per sempre o per lungo tempo” dice al Foglio. “Credo, e auspico, che la situazione torni alla normalità nel più breve tempo possibile, ci fosse da attendere anche un anno o due. Se le storie si adeguassero alla realtà del momento, visti i tempi di produzione del fumetto seriale italiano (un anno o addirittura due), ci sarebbe il rischio di fare uscire storie ambientate nella pandemia quando questa sarà (speriamo) finita, rendendole immediatamente obsolete. Forse nei fumetti si fingerà che tutto ciò non sia mai accaduto, del resto su Dylan Dog c’è sempre l’escamotage degli universi paralleli che risolve tutto.”

  

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Concorda con lui, Andrea Cavaletto, altro sceneggiatore dello staff di Dylan Dog (e anche autore di altri personaggi, della Bonelli e non) che è stato ricoverato per Coronavirus ma è fortunatamente guarito. “Non ce lo vedo proprio Dylan muoversi con la mascherina in una Londra spopolata perché sottoposta a quarantena” dice al Foglio. “Le storie sul Coronavirus non mi interessano né da lettore né da autore: possono andar bene per una graphic novel, al limite, non per il fumetto seriale. Le storie che sto scrivendo adesso sono tutte in un futuro post covid-19, visto che mi auguro si torni presto alla normalità. Dati i tempi lunghi dei fumetti Bonelli, del resto, sarebbe anacronistico vedere una storia sul Coronavirus uscire dopo la pandemia, un po’ come sentire mesi dopo una hit estiva di successo.”

 

Martin Mystère in quarantena

Fra i personaggi della Bonelli c’è però chi sta già vivendo la quarantena. È il caso di Martin Mystère, lo studioso e archeologo creato da Alfredo Castelli. Gli albi vengono realizzati svariati mesi, a volte anche anni, prima della pubblicazione, ma Castelli cerca sempre di far vivere il personaggio nel mondo reale, al passo con l’attualità. Come accaduto, ad esempio nel 1989, all'epoca dei fatti di Piazza Tienanmen, o nel 2011 per il crollo delle Torri Gemelle, l’albo è stato attualizzato, su idea dello stesso Castelli. Nella tavola, scritta e disegnata per l’occasione, uscita sul numero di aprile si vede Martin che sta a casa mentre fuori c’è una New York semideserta, con pochissime persone in giro (una porta fuori il cane), tutte dotate di mascherina.

  


Un’altra serie Bonelli che si presta a interpretare la realtà, fin dal primo numero uscito nel 2000 (vent'anni fa) e incentrato sui conflitti balcanici è Dampyr, creata da Mauro Boselli e Maurizio Colombo con protagonista il figlio di un vampiro "buono" e di una donna umana (un “Dampyr”, appunto) che combatte i non morti e altre creature della notte. Giorgio Giusfredi, sceneggiatore e co-supervisore della serie (con Boselli), è d’accordo con Marzano e Cavaletto: “Se avessimo messo in produzione una storia sul virus non sarebbe stata pronta prima dell'inizio del 2021, e la nostra speranza è che in quel momento una storia del genere potrà già essere fuori tempo massimo.”

  

Supereroi e pandemia

E cosa faranno i supereroi? Per Stan Lee la Marvel era “il mondo fuori dalla finestra”, i suoi supereroi, da Spider-Man agli Avengers agli X-Men, dovevano riflettere il modo reale, le Torri Gemelle sono crollate anche nell’universo Marvel, pochi mesi dopo l’attentato dell’11 Settembre è uscita una storia con Spider-Man, newyorkese come quasi tutti gli eroi della casa editrice, che contempla le rovine delle Torri. “Per adesso la Marvel non può raccontare la pandemia” dice al Foglio il critico e sceneggiatore americano Adam McGovern. “Fino al 20 maggio (se va bene) la distribuzione dei fumetti qui in America è bloccata, quindi anche volendo le storie non avrebbero pubblico. Inoltre ci sono saghe già programmate, perciò le eventuali storie sul coronavirus usciranno quando, si spera, non saranno più attuali”. Però nel corso degli anni la fiction ha abituato i lettori a storie su epidemie varie. “Dagli zombi, ai virus fuggiti a laboratori, sono da decenni un classico della cultura pop. A Brooklyn uno studio a fumetti (Gowanus Comix Artists) sta progettando un’antologia digitale per autofinanziarsi visto che adesso non c’è lavoro. E in alcune storie che ho visto ci sono supereroi che aiutano la persone normali procurando loro cibo e supporto medico”.

 

La speranza dal deposito di Paperone?

La pandemia ha spinto lo sceneggiatore disneyano Roberto Gagnor a rispolverare la sua vecchia passione per il disegno, pubblicando vignette e strisce sulla sua pagina Facebook. “Io ho sempre disegnato, ma ho anche sempre avuto un certo timore reverenziale a mostrare i miei disegni: quando lavori tutti i giorni con artisti come Giorgio Cavazzano, Claudio Sciarrone o Roberto Vian, noti subito i tuoi limiti!” dice al Foglio. “Però mia moglie Michela mi ha convinto (quindi il merito – o la colpa – è il suo) e ne ho approfittato per raccontare cose immediate, personali, familiari, molto sceme e molto mie”.

 

 

Gagnor racconterebbe volentieri il Coronavirus anche nelle sue avventure di Paperi e Topi. E una sua recente storia ha una tavola quasi profetica sulla (sperabile) fine della pandemia. “L’avevo scritta mesi fa, ma quando è uscita, in piena quarantena, era davvero sul pezzo. Paperino e il nipote Qua, sul tetto del deposito del ricchissimo zio Paperone, parlano di 'mazzate', sentimentali e non, ma anche del fatto che possiamo resistere, andare avanti e magari persino diventare migliori”. Speriamo sia di buon auspicio.

 

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