cerca

Disegnare l'epidemia. Gli illustratori ai tempi del Covid

"Quando la realtà ci viene incontro non possiamo scansarci. Dobbiamo creare un’immagine che crei una memoria". Reportage a fumetti, video e raccolte fondi

Email:

cicchetti@ilfoglio.it

30 Marzo 2020 alle 18:04

Disegnare l'epidemia. Come se la passano gli illustratori ai tempi del Covid

Foto di Adam Nieścioruk via Unsplash

Non c'è solo Hollywood o la scena musicale. Anche altri artisti, che siano illustratori o fumettisti, street artist o pittori, hanno cancellato tutti i loro appuntamenti almeno fino alla fine di maggio, mentre i festival estivi e le fiere rischiano di saltare o non sono ancora stati confermati. Come è cambiato il lavoro degli autori ai tempi del Covid? Certo, nell'immaginario più comune e banale, l'artista vive già “isolato”, chiuso per ore nel suo studio a disegnare. Ma è veramente così? Ne abbiamo parlato con alcuni autori che hanno collaborato con il Foglio in questi anni. “La visione dell’artista chiuso nel suo studio è una costruzione romantica e letteraria. In verità sono stati sempre stati in mezzo al mondo, collaborando con intellettuali e artigiani”, dice al Foglio Gianluca Costantini. Conosciuto in tutto il mondo per le sue illustrazioni dal taglio politico, Costantini ha prestato i propri lavori a campagne umanitarie e sociali, ed è uno dei più noti rappresentanti del giornalismo a fumetti italiano. “Il mestiere del fumettista e del disegnatore in generale può essere ricondotto ai lavoro del miniaturista ottomano e del calligrafo francescano per la durezza e la fatica del lavoro. Ma anche in quei casi, gli autori lavoravano in gruppo, con competenze e ruoli differenti. Per quanto mi riguarda, nonostante il mio ambiente di lavoro sia l’online, il confronto con gli altri e la relazione con la realtà è fondamentale: non esiste il mondo virtuale senza quello esterno. Quindi per me è molto difficile lavorare senza poi avere uno sfogo relazionale: incontrare le persone o fare una mostra, una presentazione. Il mio lavoro si svolge principalmente su Twitter ma deve avere a che fare con quello che succede fuori di lì, in relazione con gli attivisti oppure i giornalisti sparsi per il mondo”.

 

  
Durante l'emergenza coronavirus, Costantini ha iniziato a pubblicare sui social una serie di illustrazioni per raccontare l’epidemia (le trovate tutte qui). Sono immagini tratte da fotografie evocative, che abbiamo visto in rete o sui quotidiani in questi giorni e che sintetizzano gli eventi cruciali delle ultime settimane. Immagini terribili ed emozionanti anche nel formato sgranato di uno scatto condiviso su WhatsApp - la fila di bare allineate in una chiesa, il convoglio di camion che trasporta i corpi fuori Bergamo, il dolore e la fatica degli operatori sanitari - ma che nel lavoro dell'illustratore perdono la loro dimensione temporale per diventare iconiche, resistere al tempo, come incisioni nella roccia della nostra memoria. “Molte delle foto che ho disegnato in questo lavoro sono fatte da amatori, da dottori e da familiari, poche da professionisti”, dice l'artista. “Nella fotografia trovo quello che non potrei inventare con la mia semplice immaginazione. Quindi è molto importante disegnare queste foto comuni e dargli in questo modo molta più importanza e continuità temporale, perché la maggior parte di queste foto scompariranno dalla nostra memoria e rimarranno invece nei disegni”. Disegni estremamente potenti, nel loro dettagliato bianco e nero, e immediati nella semplicità di una linea chiara e tagliente. 

  

Un’immagine che crea memoria

“Tutti noi stavamo lavorando ad altro in questo periodo”, dice Costantini. “Io avevo già lavorato un po’ su quello che succedeva in Cina realizzando alcuni disegni e seguendo il lavoro di alcuni artisti asiatici, tra i quali il più importante è sicuramente l’amico Badiucao (qui la sua intervista al Foglio, ndr). Ma lo vivevamo come un problema lontano, come durante l'epidemia di virus Ebola oppure quella di Sars. Poi ci siamo ritrovati sommersi, in prima persona, da quello che succedeva. Quando la realtà ci viene incontro non possiamo scansarci sopratutto se siamo artisti. Dobbiamo iniziare e testimoniare il tempo che viviamo con le immagini, creare un’immagine che crei una memoria. Credo che l’arte sia sempre politica e se qualcuno in questo momento continua a creare paesaggi e mazzi di fiori nei suoi disegni, vuol dire che a lui va tutto bene così, che quella è la sua posizione come persona in questo momento. Io avevo iniziato questa serie per informare le persone fuori dall’Italia per far capire cosa succedeva qui, non mi sarei mai aspettato tanta attenzione proprio dal pubblico italiano, ma sembra che questi miei disegni, così delicati ma così dettagliati, scatenino in chi li guarda forti emozioni. Il disegnatore indica un percorso allo sguardo di chi osserva, scegliendo cosa far vedere oppure no; poi si aggiunge una interpretazione forte dello spettatore in una maniera che solo il disegno e la pittura sanno dare. Dare la sensazione di regalare tanta attenzione e amore anche a situazioni tragiche oppure estetiche, come una facciata di uno ospedale, sembrano aggiungere una grande importanza all’immagine. Creare questa narrazione aiuta, crea empatia, oltretutto questi disegni non partono da una commissione ma sono una mia pura voglia artistica di partecipare al mondo”.

 

    

Lavorare a distanza

“Al di là del fatto che il mio approccio è diventato molto più 'claustrofobico', poiché non ho più la possibilità di bilanciare il lavoro in casa con attività di sfogo all'esterno, il lockdown ha avuto un pesante impatto sui progetti in corso, che hanno subito rimandi e rallentamenti. L'attività performativa è stata totalmente sospesa, e con essa tutto il lavoro di organizzazione e booking per l'estate 2020. In queste le situazioni si è costretti a reinventarsi”, dice al Foglio l'illustratrice Cecilia Valagussa. In coppia con la musicista Marta Del Grandi, ha trasformato il loro Fossick Project e trovato un modo per reinventare il proprio mestiere durante la quarantena, lavorando a distanza sulla produzione di video di animazione musicale. “Io e Marta abbiamo deciso di sviluppare nuove idee e possibilità per evolvere il nostro lavoro a distanza, concentrandoci sulla produzione di video di animazione musicale”. Collaborare da remoto non è una novità per le autrici: si sono incontrate in Belgio nel 2016, un anno dopo Cecilia si è trasferita a Bologna dove lavora come illustratrice indipendente e Marta è volata a Kathmandu (Nepal) dove ha vissuto per due anni e mezzo e dove, oltre al suo lavoro artistico, ha promosso attivamente musica e cultura attraverso Sofar Sounds e il festival Seashells on the Mountains, fondata insieme a suo marito Rishi. Si incontrano due volte l'anno per residenze artistiche e nel resto del tempo lavorano da remoto, realizzando spettacoli dal vivo. “Si tratta di una sorta di teatro delle ombre contemporaneo”, dice Valagussa, “per il quale Marta canta e compone la parte musicale mentre io creo l'animazione analogica muovendo delle marionette su una lavagna luminosa. Questo progetto ci ha permesso di viaggiare moltissimo e di esibirci in festival internazionali di musica e arti performative in tutto il mondo, l'ultima meta è stata la Thailandia a dicembre del 2019. Fossick Project mi aiuta a controbilanciare la sedentarietà del lavoro da illustratrice, che prevede ore e ore di lavoro solitario e sedentario dietro la scrivania e al computer: a volte entro in tunnel di lavoro intenso che dura giorni. E poi ci sono festival e fiere: momenti molto importanti nel nostro lavoro, che ripagano sia a livello personale che professionale. Rappresentano opportunità fondamentali per conoscere personalmente artisti e professionisti che lavorano nello stesso campo e per avere un fondamentale contatto con il pubblico”. 

 

Il loro primo spettacolo, Long Tong Tales (2018), parlava dei pangolini. Quando hanno sentito che questo bizzarro animale, simile all'armadillo anche se appartenente a un'altra famiglia, all'inizio dell'epidemia era sospettato di essere “l'ospite serbatoio” del nuovo coronavirus, le due artiste hanno avuto l'idea del loro primo mini-video: un tutorial di allenamento per motivare le persone a rimanere in forma. “Il pangolino personal trainer nel video cerca di esortare all'attività fisica casalinga e alla positività, nonostante la difficile situazione che stiamo attraversando. Abbiamo lavorato sul concetto flatten the curve ('abbatti la curva'), a partire dall'ormai famoso grafico che mostra l’importanza di rallentare il più possibile la diffusione del coronavirus, attraverso il distanziamento sociale, per evitare il collasso del sistema sanitario”.

 

 

Raccolte fondi

“Sicuramente per la maggior parte di noi illustratori freelance, l’hashtag #iorestoacasa valeva anche da prima del Covid-19, ma c’è una sostanziale differenza tra isolamento 'volontario' e 'obbligatorio'”, dice al Foglio l'illustratore Enrico Focarelli Barone (in arte Frelly). “Inoltre la creatività non è soltanto immaginazione, molto spesso ci si lascia ispirare dalla quotidianità, entrando in contatto con gli altri, traendo spunto dalla vasta umanità che ci circonda”. Frelly è uno degli autori che partecipa a #iorestoacasa Artisti Uniti, una raccolta fondi attraverso una collezione di T-shirt d’autore ideata da Salvatore Scarfone, in arte Trols, e dall’artista murale SMOE, con il supporto di SMOE Studio, in collaborazione con la curatrice Maria Aria.

 

Si tratta di una call per artisti, street-artists, writers, illustratori, pittori e per chi in genere si occupa di arti visive. Il ricavato delle vendite sarà devoluto interamente alla Croce Rossa Italiana, per aiutare i volontari che oggi sono in prima linea negli ospedali dei comuni più colpiti. La raccolta fondi è iniziata il 22 marzo e si possono già trovare online le prime magliette, oppure ci si può collegare ai canali social dedicati al progetto. “Riceviamo ogni giorno nuove adesioni da parte di artisti sia italiani sia stranieri, che ci inviano opere molto belle con stili diversi”, dicono gli ideatori. “Ci auguriamo che il numero cresca sempre di più”. Chiunque fosse interessato a fare una donazione e scegliere la propria T-shirt d’autore, potrà già iniziare a farlo collegandosi al loro sito. “Questa crisi ha colpito anche il mercato dell’illustrazione”, aggiunge Frelly, “ma in questo momento bisogna stringere i denti e accettare il fatto che arrivino meno richieste rispetto a prima. Potrebbe essere una buona occasione per rimettere mano a progetti che finora avevamo tenuto nel cassetto e per continuare a lanciare messaggi di solidarietà attraverso il nostro più potente mezzo di comunicazione: l’immagine”.

 


La distanza che ci unisce, illustrazione di Frelly per #iorestoacasa artisti uniti


  

Fumetti digitali in lettura gratuita

E poi c'è Coconino Press, la casa editrice bolognese, che da quando è iniziato il lockdown ogni giorno mette a disposizione sui social una serie di volumi in lettura gratuita dal proprio catalogo. “Dobbiamo stare tutti a casa”, si legge sulla loro pagina Facebook. “Per sentirsi più vicini e comprendere noi e gli altri la ricetta rimane sempre la stessa: ascoltare e raccontare storie. Vi invitiamo a trascorrere con noi un una quarantena di fumetti, è la nostra carezza, stateci vicini”.  Ogni domenica, poi, le autrici e gli autori di Fumetti nei Musei, il Mibact e Coconino vi invitano a visitare gratuitamente i luoghi e le opere del nostro patrimonio artistico attraverso le storie a fumetti della collana: 6 storie alla volta delle 51 totali ambientate nei luoghi della cultura italiani.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi